Memories

Ho sempre amato il mio compleanno fin da quando ero bambina. Il mio compleanno era per me  una festa sacra, l’ho sempre festeggiato da quando ne ho memoria. Mi piaceva l’idea di essere la “regina” per un’intera giornata all’anno e per nessuna ragione al mondo doveva saltare o essere messo in secondo piano. Era il mio giorno.

Persino quando giocavo con le mie cugine durante il mio compleanno, rispettavano questa sorta di patto non scritto che prevedeva che durante il 28 Agosto io sarei stata la regina incondizionata e niente e nessuno mi avrebbe resa infelice. Ragion per cui, per quell’unico giorno io sarei stata la fata Stella delle Winx, la più bella, non ci sarebbero stati oppositori e  avremmo giocato solo ed esclusivamente ai giochi che piacevano a me.

Ricordo che per il mio quattordicesimo compleanno, invitai a casa delle  amiche, mamma preparò le pizze e trascorremmo una bella serata tra chiacchere e risate.  Mi piace ricordare questo compleanno in particolar modo  perchè è stato l’ultimo che ho festeggiato insieme a mio nonno e alla mia famiglia unita, quando ancora m’illudevo di vivere in una sorta di favola e credevo che la parola “Separazione” non avrebbe mai neanche sfiorato la mia famiglia. Ma la verità purtroppo è un’altra. Non esistono favole e quella parola tanto temuta, ha fatto ben altro che semplicemente sfiorare la mia famiglia, si è proprio accanita contro di me e ha distrutto e sbriciolato in mille pezzi ciò che rimaneva di una famiglia pseudo felice. Puff, tutto andato nel giro di due anni.

Mi sono sempre piaciute le foto, in particolare quelle dei miei compleanni. Amavo osservare la mia evoluzione, constatare il modo in cui crescevo e cambiavo di anno in anno, ma soprattutto mi piaceva osservare le persone che passavano anche solo per un breve lasso di tempo nella mia vita e poi sparivano.

Fu mio padre a scattere le foto quella sera, io sorridevo in ognuna di esse. Abbracciavo forte la mia migliore amica con cui condivido tutto da ormai 10 anni e sorridevo, non curante della tempesta che pochissimo tempo dopo si sarebbe abbattuta violentemente su di me.

La serata trascorse tranquilla, le mie amiche tornarono a casa e io andai a dormire. Il giorno dopo chiesi a mio padre di vedere le foto. Scoprii che vi erano solo sette foto di quella sera. Una in cui sorridevo felice davanti alla torta, una in cui spegnevo le candeline, una con le mie due migliori amiche, un paio di foto di gruppo e qualche altra foto insignificante che ritraeva la torta. Non so cosa mi prese in quel momento ma mi si formò un groppo in gola che non riuscivo a mandar giù,ero delusa. Ero convinta che mio padre ne avesse scattate di più.

Era stato così infatti, lui ne aveva scattate molte di più, ma da uomo preciso quale era aveva cancellato quelle che non gli piacevano senza prima avermele fatte vedere. Le controllai ancora una volta  e mi accorsi che tra quelle non vi era una solo foto insieme a lui e alla mamma. Scoppiai a piangere. Lui mi sgridò e mi chiese perchè stessi piangendo. Non riuscivo a rispondere, ero solo in grado di singhiozzare. Dopo un pò tra un singhiozzo e l’altro dissi che non riuscivo a credere che non vi fosse neanche una foto insieme ai miei genitori.

Incredulo, mi rispose che non dovevo preoccuparmi, c’era sempre tempo per scattare foto con loro, non avevo motivo di piangere e disperarmi in quel modo. La verità è che non riuscivo proprio a smettere, piansi per una settimana circa e tenni il broncio ai miei genitori, in particolar modo a papà.

Avevo un nodo in gola che non riuscivo proprio a mandar giù. Ero terrorizzata. E ancora oggi a distanza di due anni da quando successe l’episodio delle foto, mi si forma lo stesso identico groppo in gola. Penserete che sia da stupidi piangere per delle foto, addirittura per un lasso di tempo così lungo quale è una settimana. Io vi rispondo che allora non ero del tutto consapevole del perchè di quelle lacrime. Adesso invece si. Era come se inconsapevolmente sentivo che sarebbe successo qualcosa. Le persone non sono eterne ma le foto si, questa è la ragione per cui le amo. Riescono a catturare i momenti più belli e a renderli eterni riuscendo in un certo qual modo a rendere eterne anche le persone che vi erano in quei momenti. Ed era questo che volevo, volevo rendere la mia famiglia eterna, volevo rendere l’amore di mio padre per me eterno ma soprattutto m’illudevo che una singola fotografia sarebbe stata capace di trattenerlo e di evitare l’inevitabile.

Oggi sono consapevole del perchè di quella disperazione un pò infantile che mi ha perseguitato per due anni. Adesso so che il motivo di quelle lacrime senza fine era la consapevolezza che non ci sarebbero state più foto di famiglia ma peggio di tutto, la consapevolezza che non ci sarebbe più stata alcuna famiglia.

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