Ibelin

Titolo: Ibelin

Autore: Sergio Costanzo

Casa Editrice: Linee Infinite Edizioni

Genere: Romanzo Storico

Pagine: 406

Sergio Costanzo nasce a Pisa nel 1963. Pubblica saggi sull’architettura medievale e 03_Linee_Infinite_Edizioni_Sergio_Costanzo_fotoromanzi storici. Con Linee Infinite ha pubblicato: “Io busketo”, “Il fiume si rise” e “La tavola dei Galilei”. Autore di racconti gialli, ha scritto reportage di missioni umanitarie e una pièce teatrale, “Franco Stone”, rivisitazione moderna del Frankenstein di Mary Shelley, in collaborazione con la compagnia “Sacchi di Sabbia” e il gruppo “Gatti Mèzzi”. Dopo la pubblicazione de “I racconti della mano destra”, romanzo di formazione per i tipi di Marchetti Editore, con “Ibelin” torna all’antico amore per il medioevo e raggiunge la sua ventesima pubblicazione. Sito dell’autore : www.sergiocostanzo.it


Trama:

Dal 1115 al 1187, per terra e per mare, tra Pisa, Gerusalemme, Costantinopoli , Damasco e Aleppo, il movimento crociato riflette e amplifica le lotte tra papato e impero romano, regni franchi e sassoni, tra potentati e repubbliche marinare. Ideali, interessi, scontri tra dinastie e religioni. La lotta per il predominio si sposta in Oriente, dove, fra deserti assolati e città da sogno, in cui convivono cristiani, ebrei e musulmani, s’intrecciano le gesta di re, sultani, condottieri, monaci, assassini, marinai e armate che combattono in nome di Dio e del dio denaro.

Baliano di Ibelin, giurista e consigliere del regno latino di Gerusalemme, tesse trame, intavola trattative, organizza e condiziona le vie della Storia. La fama e il rispetto dei signori di Ibelin porterà Saladino ad apprezzare Baliano, confidente e tuttavia nemico, fino allo scontro finale del 2 Ottobre 1187.

Ibelin, indagando le origini e la fondazione dei Templari, porta alla luce le trame oscure dell’epoca crociata, esalta la nobiltà dell’animo e condanna la brama di potere, chiarisce come e perché Pisa fu crocevia e centro incontrastato di cultura e potere. Ibelin è la vera storia di Bernardo di Chiaravalle, Saladino, Baliano e Ugo di Pagano. Un romanzo storico, un affresco a tinte forti del XII secolo, uno specchio per riflettere e meditare su tematiche e contrasti di stringente attualità.


“Era successo all’improvviso: l’oceano di dolore era esondato dalle viscere di ogni anima, quasi che un muto segnale avesse reso possibile quella sincrona liberazione”.

“In fondo a quei cuori albergavano ancora sentimenti nobili e al contempo devastanti per un soldato: la paura e la pietà”.

“Per due anni avevano navigato, sperato, combattuto. La corsa di molti era stata franata dalle spade, dalle lance, dai marosi. Amici, compagni, padri, figli; la morte non aveva fatto distinzioni e se pure alla fine la spedizione aveva riportato la vittoria, il sapore amaro del sangue aveva bagnato ogni bocca.”

“Anime perse avevano chiesto perdono per ogni peccato, anime pure avevano riempito i polmoni di quell’aria carica di passione, in attesa di un vivifico scontro “.

“Come ripescati dai meandri dell’inferno, risalivano al sole i cadaveri di amici, fratelli, genitori. E il sole baciava quei volti ingrigiti dalla morte e ne amplificavano l’orrore”.

“Barisano, nel suo muto dialogo interiore, giurò che mai avrebbe ripreso il mare e non poteva sapere che anche suo fratello Durante, aveva fatto lo stesso voto.  Quello che i due ignoravano, era che la sorte aveva preparato per loro un destino inimmaginabile e una vita dove tutto sarebbe stato intriso dal sapore dolce amaro dei ricordi e venato, giorno e notte, dal dolore lieve e perenne generato dalla nostalgia”.

“Forse per orgoglio o forse per carattere , non aveva aperto il suo cuore e senza volerlo, aveva alzato una barriera tra sé e i suoi cari rendendo impenetrabile e schiva la sua anima”.

“[…] ho perso tutto me stesso, disseminato in mille luoghi […]”

“Lì, dove stava per abbracciare il suo futuro, si trovava come sospeso sulla pagina di un registro di guerra ed era la pagina finale. Ciò che vedeva era il frutto della ferocia, il passato del verbo combattere,  il conto presentato dal destino”.

“Anche al più forte, quando la corazza si apre di poco a causa di un pesante colpo di mazza, pare che tutto l’acciaio sia distrutto […] è l’attimo in cui tutte le sicurezze vacillano”.

“Guarda ragazzo. Qui si sono compiute le profezie. Qui hanno posto il loro cuore gli ebrei dopo Babilonia, i musulmani dopo la venuta di Maometto, i cristiani dopo l’avvento di Gesù. Non c’è posto al mondo come Gerusalemme. È una città meravigliosa, e al contempo oscura come una voragine. Ricorda; fra queste mura  potrai trovare la tua gioia e la tua via, oppure la dannazione eterna!”.

“Perché invece di pensare a te stesso come ad uno che rifugge dal suo passato , non provi ad immaginare di essere uno che costruisce il suo futuro?”

“Ha raggiunto la disperazione, ed è solo quando si ha fame che si impara a cercare il cibo”

“Quanto costa una vita? Quanto varrebbe se la si potesse pesare in oro?”

“Anche i potenti sono di carne e spesso carne debole”

“Per quanto ancora dovremmo stare divisi? Per quanto ancora dovremmo combattere salutando ogni volta figli e fratelli incerti sul vivere o morire”

“Amare gli dava l’impressione di poter essere libero e stava discutendo col suo intimo per capire se prendere piacere alla locanda potesse essere definito amore, oppure no, era un terreno sconosciuto e non amava addentrarsi in muti dialoghi, perché ogni volta usciva sconfitto da se stesso in quelle cogitazioni senza fine”.

“[…] la sola idea che Sisto non tornasse gli dava la misura della sua sconfinata solitudine. Era una condizione di infelicità latente e controllata, sapeva gestire quelle emozioni, si calava nel lavoro, nello studio, ma lassù sulle alture, dove nessuno sguardo lo poteva raggiungere , talvolta si era scoperto ad avere gli occhi lucidi di dolore e nostalgia”.

“Mistero della vita, essere ancora figlio timoroso della vita ed essere allo stesso tempo padre autoritario”.

“Fu un attimo, colse una fessura, un microscopico pertugio nella stoffa e conficcò il suo sguardo in quello di lei. E vide. Vide la sua stessa ansia, la stessa ritrosia, la vergogna, il rispetto, il senso del dovere, la sofferenza. Fu un attimo durante il quale tutto scomparve, tutta la basilica parve ondeggiare quasi librata nell’aria, i rumori si acquietarono , le luci si spensero e rimase solo quel brillio di due anime desolate e perse”.

“Siete rimasta sola e mi dispiace . io sono sempre stato solo. Siamo due anime perse; forse il re ha forzato la mano al destino e non era così che dovevano andare le cose . non sapete niente di me e non so niente di voi. L’isolamento conduce alla follia”.

“Quella notte, distanti come sempre, furono accomunati almeno da piccoli e grandi rimorsi, congetture simili. Pensieri gemelli. Se avessero potuto confrontarsi , si sarebbero scoperti più somiglianti di quanto mai avessero osato immaginare”.

“Se fino ad allora aveva vissuto scappando e nascondendosi, ora aveva percepito il bisogno, il desiderio di cercare e trovare”.


Sergio Costanzo, scrittore pisano, ha sempre posto la sua città natale al centro delle vicende narrate nei suoi precedenti lavori, con Ibelin, Pisa fa solo da sfondo poiché il tutto è ambientato nella lontana Gerusalemme, poco male poiché lo stesso scrittore parlando della sua possente città  afferma che si percepisce la grandezza delle cose, materiali o astratte che siano, solo quando si è lontani.

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La vicenda inizia con il ritorno dei pisani dalle Baleari nell’estate del 1115 e termina il 2 ottobre del 1187, quando il Saladino entrò in Gerusalemme, decretando l’inizio della fine dell’epopea crociata.

L’obiettivo dell’autore è quello di colmare il vuoto storico relativo alla città di Pisa generato dal 1409 in poi poiché come gli storici affermano, dall’invasione fiorentina avvenuta proprio nel 1409 tutte le fonti storiche sono andate perse. Sergio Costanzo enfatizza la modernità della sua città natale in quanto nel Medioevo fu una delle prime ad inviare le sue menti migliori nell’Africa del nord, a Costantinopoli e a Gerusalemme anticipando di secoli e secoli  la tendenza odierna dei giovani ad emigrare alla ricerca di un lavoro che possa garantire stabilità economica.

Tra tutti i giovani che all’epoca emigrarono da Pisa, spicca la figura di Barisano Pisano giurista e redattore della costituzione degli Stati Latini d’Oriente. Egli servì con lealtà e devozione Re Baldovino I che gli concesse la supervisione delle terre di Giaffa, ribattezzandole, e nominandolo di conseguenza signore di “Ibelin”. Attorno a questa figura enigmatica ruota la narrazione di tutta la prima parte del romanzo.

Barisano, ex crociato e giurista pisano, tra realtà e fantasia mostra e descrive il lato “umano” dei crociati. Ho molto apprezzato la prima parte del libro in cui viene descritto a 360 gradi l’animo tormentato di questo personaggio. Per la prima volta viene messo in risalto il lato debole dei soldati che per lunghi periodi di tempo  erano costretti a stare lontano da casa per servire lo stato. Il ritorno alla normalità è estremamente difficile quando per mesi o anni non si vede altro che morte e desolazione. Le urla degli uomini e delle donne che si è stati costretti ad uccidere , seppur per legittima difesa, tornano dal regno degli inferi e tormentano coloro che vivono come se l’essere ancora vivo non fosse una pena già abbastanza crudele e difficile da scontare.

La vita di Barisano si scontra con quella di Ugo di Pagano, altro personaggio principale all’interno di questo romanzo. Storicamente Ugo viene considerato il fondatore dei Templari ma vi sono molto incongruenze storiche sulla vita di quest’uomo. Con certezza si sa che egli era figlio di un pagano o quantomeno un convertito di recente tanto da portarne il nome quasi come un marchio. Dopo la stesura della biografia di Ugo di Pagano, egli  venne menzionato anche in molti documenti Francesi del periodo, in particolar modo dopo una traduzione provenzale della suddetta biografia, il suo nome venne trasformato in Ugo di Payn e automaticamente la storiografia francese si appropriò di questa figura provocando ancora più dubbi sul passato di quest’uomo tanto importante, considerato il fondatore dei templari. Non si è certi del suo reale orientamento religioso. Non ci è concesso sapere se egli fu davvero un devoto cristiano o se non rinnegò mai il paganesimo. Molti dubbi sorgono anche riguardo all’organizzazione che egli stesso fondò. Aveva davvero il compito di difendere i pellegrini o altri mille scopi dei quali non ci è dato conoscere?

La comparsa di Ugo di Pagano all’interno del romanzo dona un’aria di mistero e di suspense in più, che porta il lettore a desiderare di conoscere la soluzione di tutti i vari misteri che aleggiano attorno a questa figura storica altrettanto enigmatica quanto quella di Barisano Pisano.

Le vicende narrate all’interno di “Ibelin” sono tutte vicende storicamente accadute realmente tanto che per dimostrarne l’autenticità, Sergio Costanzo ha aggiunto all’inizio del libro una nota autografata di Agostino Agostini Venerosi della Seta che elenca la documentazione e le suggestioni scaturite studiando i documenti dell’archivio di famiglia. Un fondo diplomatico che raccoglie e custodisce 663 pergamene a partire dal 1044. E la prima, la più antica, guarda caso è un contratto di vendita di un bene che consentì ad un nobile pisano di imbarcarsi per Gerusalemme.

I personaggi che popolano le pagine del libro, a parte due figure secondarie e citate all’inizio del romanzo stesso,  sono tutti personaggi reali, storicamente acclarati e descritti nel loro agire storico. Da Goffredo di Buglione in poi, gesta di re, cavalieri, duchi, dame, gente comune, alleati e nemici sono tutti reali. Compaiono nomi illustri quali Saladino, figura leggendaria e archetipo del male e dell’oscuro, Bernardo di Chiaravalle e Baliano di Ibelin, figlio di Barisano e vero protagonista di questo romanzo.

Lo stile dell’autore è molto scorrevole, il che rende la narrazione molto fluida e interessante. All’interno del romanzo, i personaggi sono ben descritti, decisamente un punto a favore poiché non si rischia di perdersi nei meandri di queste vicende storiche vissute dalle centinaia e centinaia di uomini e donne illustri che vengono menzionati all’interno di “Ibelin”.

Non sono un’amante dei romanzi storici ma ho letteralmente divorato questo libro. Il mio personaggio preferito è senza alcun dubbio, Barisano. Ho molto apprezzato quel tocco “realistico” in più dato da Costanzo ai personaggi principali. Dal momento che la letteratura medievale ha sempre descritto i soldati, crociati e non, come creature dalle sembianze umane ma incapaci di provare paura della morte e della vita stessa, amore e  nostalgia, (tutti sentimenti che ci contraddistinguono dalle bestie), il suo stile  risulta quasi innovativo in questo ambito poiché  ha voluto donare ai suoi protagonisti quel pizzico di umanità che da sempre manca nei personaggi descritti all’interno dei romanzi storici.


Questa recensione è stata scritta in collaborazione con la casa editrice Linee Infinite Edizioni .

Ringrazio la suddetta casa editrice per avermi fornito la copia cartacea del Libro.


Stile: 8/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 7/10

Voto Complessivo: 7,5/10

Buona Lettura.

Consu Tiralongo

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