Pubblicato in: Recensioni

La Zanzariera Rosa

Titolo: La Zanzariera Rosa

Autore: Francesca Federici17267420_1298858570210737_8028988099088351232_n

Casa Editrice: La Caravella Editrice

Genere: Romanzo di formazione

Pagine: 155

Francesca Federici nasce a Pesaro nel 1977. Da sempre appassionata di radio, è conduttrice di un programma in un’emittente locale. Vive con il suo gatto e con la musica di Jovanotti. Ama il viaggio, la meta e il ritorno. Nel 2013 ha pubblicato : “Viaggio in Sri Lanka” edito da “La Caravella Editrice”.


Teresa è sola, nessuno sente le sue urla, nessuno vede la sua paura e nessuno può condividere il suo dolore. L’impotenza di un’adolescente svuotata dalla violenza fisica e psicologica che subisce dai suoi coetanei, mentre tutti indifferenti continuano a vivere la propria omertosa esistenza, è una triste pagina della nostra società, descritta con audacia in questo romanzo. Teresa cerca di scappare, dimenticare e ripulirsi da quella ferocia che pare invisibile al mondo, senza chiedere aiuto, trovando riparo sotto la sua zanzariera rosa dove i sogni e i pensieri felici ancora sopravvivono.


“Non lo volevo il principe azzurro, io volevo le storie vere.”

“Ero più vicina alla terra, ai fiori, potevo cadere e rialzarmi in un attimo. Sono caduta spesso da piccola […]  ma mi sono sempre rialzata con gran disinvoltura, come a dire : <Tutto qui!> . la più grossa caduta della mia vita la farò più avanti, da quasi adolescente, da dove non mi rialzerò più.”

“Io avrei voluto rimanerci in quella scuola, volevo rimanere alle elementari, non lo volevo il passaporto per le medie, in cuor mio già sapevo tutto.”

“Avevo gli occhiali che erano come la mia maschera da super  eroe, mi davano sicurezza, era come se, con gli occhiali, nessuno si sarebbe accorto di me”.

“Dicevano che di me colpiva la mia dolcezza e la mia allegria, il mio approccio delicato e mai prepotente.”

“Io ero un’adolescente felice!”.

“Poi qualcosa si è rotto, si è infranto, si è frantumato in mille pezzi. Sono stata scaraventata a terra con una violenza tale che mi fanno ancora male le ossa. La scuola iniziava a turbarmi. La mia sveglia non era più una sveglia di buongiorno ma l’inizio di una giornata passata a vedere cose che non mi piacevano e ad ascoltare professori che insegnavano , ma non vedevano”.

“Vedevo e intuivo che qualcosa intorno a me non andava bene, che  il male esiste e fa paura.”

“Ricordo benissimo che, seppur piccola, coglievo ogni ingiustizia, minuscola, grande e ne soffrivo.  Volevo cambiarlo il mondo. Il mio animo usciva allo scoperto nei miei temi, lunghi, pieni di anima che fuggiva dal mio corpo prepotentemente solo nella scrittura. Troppo timida per manifestare disagi ad alta voce”.

“Cosa stava succedendo? Era come se il mondo iniziasse a girare al contrario, se i numeri partissero dall’infinito e arrivassero allo zero”.

“Perché la normalità dei miei giorni veniva travolta da questo nuovo sapore? Spietato era il sole che non riusciva più a illuminarmi, malefica la pioggia che pungeva come aghi sul viso teso”.

“Era una bandiera in mezzo a una tempesta, pronta per essere sradicata in qualsiasi momento”.

“Avrei voluto abbracciarlo, stringermelo. Fargli capire che avere un contatto con il suo corpo non era solo violenza, ma poteva significare anche affetto e amore. Mi chiedevo se aveva dimenticato, se era felice con una ragazza e se fosse spensierato. In cuor mio lo desideravo ardentemente, volevo che la sua vita fosse diventata un’esplosione di gioia.”

“Ancora non si parlava di bullismo, delle morti di giovani ragazzi sopraffatti dallo schifo di queste persone. Allora si andava a scuola e basta. Quelle mura e chi le abitava erano omertose, non si parlava di altro che di materie, di voti […]”

“Vi siete mai fermati a pensare come si è piccoli e inermi a dodici, tredici anni e di come il mondo ci viene addosso come un tir impazzito? E a dodici anni si è minuscoli e a volte non si ha né la forza né la prontezza di scappare da questo tir e ci si può solo rimanere schiacciati, a vita.”

“L’adolescenza è roba da grandi, da vivere quando si è forti, quando si è maturata una consapevolezza di sé impenetrabile e imperturbabile. La vita, forse, davvero andrebbe  vissuta alla rovescia”.

“La mia testa ha buttato parecchi ricordi nella spazzatura, ma la mia anima no, la mia anima si è tenuta tutto, nei dettagli, non tralasciando nessun particolare”.

“Non sono mai riuscita a parlare di sesso con le mie amiche, provavo vergogna anche solo nel sentirla nominare quella parola, come fosse una bestemmia”.

“È stata mia mamma insieme a mio babbo, inconsciamente, a cercare di tirarmi fuori dalla rete dei vigliacchi, firmandomi le giustificazioni quando io a scuola proprio non riuscivo ad andarci.”

“Volevo rimanere a letto, lasciatemi sotto le coperte, abbracciata alla mia zanzariera rose. Lasciatemi qui, a cullarmi nella mia adolescenza, a sentire il mio cuore battere e i miei polmoni respirare. Io a letto ero più che mai viva perché mi sentivo protetta.”

“Forse pensavo che i sogni mi avrebbero portata via da  quella miseria”.

“Volevo volare”.

“Guardavo il mondo dall’alto, a mezz’aria tra il cielo e la terra”.

“Voglio gridare che le vittime di bullismo non sono persone sfigate. Bambini orfani, bambini con genitori mutilati, bambini con un fratello che li picchia a sangue. No, le vittime di bullismo sono persone normalissime. “

“Li osservavo, impaurita e schifata, sperando che non fossero solo i miei occhi a vedere. Credo che altri occhi abbiano visto, ma per disinteresse non abbiano parlato”.

“Ormai ero isolata, un pulcino solo, senza la sua mamma”.

“Capisco quando le vittime di abusi non parlano, perché pensano che siano stati loro ad aver provocato l’ingiustizia”.

“Ormai la scuola era diventata un incubo, avevo una febbre costante, mai giustificata da nessun dottore. Sicuramente il mio corpo, se avesse potuto, avrebbe gridato la diagnosi: BULLISMO!”

“Il mondo è caduto, il cielo, le stelle, il sole… tutto, sulle mie piccole spalle”.

“Mai ho avuto un pensiero di ribellione, perché i vigliacchi ti fanno sentire sbagliata e se parli, reagisci, poi ci stai male perché le tue parole potrebbero metterli nei guai. Un cuore troppo grande si sacrifica pur di non veder sacrificare”.

“Ecco perché ci sono ancora ragazzi e ragazze che ci muoiono di questo atroce dolore. Perché non ne parlano, perché si sentono in colpa e non vogliono creare sofferenza a nessuno.”

“Le vittime di bullismo difficilmente fanno trasparire il loro disagio. Raramente i genitori, o chi per loro, sanno quello che succede. Questi ragazzi sono bravissimi a occultare tutto, a ripulire la scena del crimine con i loro sorrisi amari. Ma non possono nascondere niente al loro cuore che piange e sanguina come quello di Cristo in Croce”.

“Quando si pensa al suicidio, nel momento in cui la vita ti investe con tutte le sue novità ed esperienze, significa che l’unico strumento che si ha per salvarsi dai vigliacchi è la morte. Solo così si potrà trovare pace”.

“La cosa che mi spaventava era la lucidità con cui pensavo alla morte, al come non mi facesse paura, anzi mi dava una sensazione di pace infinita, come l’infinito era quello che stavo per toccare”.

“Non parlavo a nessuno del mio progetto, forse nemmeno a me stessa e mi chiedo come mai avessi pensato di impiccarmi, quando buttarsi dalla finestra sarebbe stato più facile. A pensarci una risposta ce l’ho: io non volevo essere vista, tutto doveva avvenire in maniera silenziosa e senza troppi clamori. Avevo paura, anche in quel caso di essere derisa, e che i vigliacchi si fossero avventati su di me con le loro parole e i loro gesti. Non volevo essere un loro oggetto da massacrare, almeno da morta.”

“Il bullismo non finisce con la fine della scuola, il bullismo ti sporca la vita, è una fedina penale”.

“Avrei voluto provare a morire, giocare alla morte, un po’ come si fa con L’allegro chirurgo, volevo vedere se almeno fosse stata decorosa . se mi avessero dato la dignità che mi avevano tolto da viva.”


 

Buonasera carissimi lettori,

sono lieta di presentarvi “La Zanzariera Rosa” edito dalla “Caravella Editrice”, che ringrazio per la copia omaggio inviatami.

La protagonista di queste pagine intense è Teresa, una giovane adolescente nata alla fine degli anni ’70 che attraverso le parole di Francesca Federici racconta la sua esperienza di vittima di bullismo.  La sua è una storia ricca di dolore, di solitudine e di incomprensione dove gli adulti, forse poco attenti, rimangono spettatori silenziosi.

Francesca Federici, con grande abilità e scioltezza , sceglie di narrare questa tragica storia in prima persona coinvolgendo il lettore nelle vicende narrate da Teresa che in un certo momento non sono più i soprusi vissuti solo da lei ma che gradualmente diventano: “Quell’insulto alla ragazzina che è troppo magra o che ha qualche chilo di troppo, quel sorriso scaturito dalla battuta dell’idiota che si prende gioco del ragazzo indifeso” che tutti noi consciamente o inconsciamente abbiamo fatto almeno una volta nella vita, non rendendoci conto del male che quella risa o quella battuta potevano fare a chi li riceveva.

La narrazione si apre con i primi anni di vita di Teresa, ricchi di gioia, sorrisi, serenità, giochi, affetti e amicizie, per poi ritrovarsi catapultati nell’inferno delle scuole medie che per la protagonista rappresenteranno non solo il momento di transizione per eccellenza ma il punto di non ritorno.

Ci troviamo  nella scuola degli ultimi anni ’80 e dei primissimi anni ’90 dove la parola “Bullismo” non è ancora di uso comune. Pochi conoscono e riescono a capire realmente l’atrocità del suo significato. I professori, i genitori e tutti coloro che vivono intorno alla giovane protagonista, ignorano l’orrore di cui lei è vittima. Nessuno riesce a salvarla. Forse è sbagliato e soprattutto pretenzioso pretendere che qualcun altro ci salvi, forse, gli unici che dovrebbero avere la forza di salvarsi, siamo noi stessi proprio perché si rischia di annegare aspettando che qualcuno si accorga che la marea ci ha travolti.

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Sono stata vittima di bullismo per ben tre anni. Questo libro ha riaperto ferite che credevo si fossero ormai chiuse molto tempo fa ma, come afferma Teresa, dal bullismo non si guarisce. È una malattia che ti porti dentro tutta la vita, come un malato terminale. Alle volte credi di aver dimenticato, ti illudi pensando di poter andare avanti ma quel dolore, quel dolore è sempre lì pronto a riaffacciarsi nella tua vita e a renderla nuovamente un inferno.

Ricordo il senso di sporco, le fitte allo stomaco che nessun dottore riusciva mai a giustificare poiché ero apparentemente sana. Ricordo i pianti all’uscita della scuola, il non voler tornare a casa per paura di dover spiegare ai miei genitori,  tutto quel male al quale non c’era una spiegazione.

Mi rivolsi ai professori. Loro vedevano, sentivano ma non agivano, mai. Un giorno, un mio compagno di classe stava per spingermi in mezzo alle automobili in corsa, se non mi fossi difesa, adesso non sarei qui a parlarne. Lo giustificarono. Chiamarono i miei genitori e addolcirono la pillola. Il loro gioco riuscì a meraviglia dal momento che i miei erano all’oscuro di tutto, quindi quando i professori chiesero loro se volevano far sospendere il ragazzo che aveva tentato di uccidermi, loro risposero di no. Mi sentii tradita. Tradita dai miei genitori, tradita dai miei professori. Tradita e violata perché neanche quella volta riuscii ad avere giustizia per quei tre anni d’inferno che avevo vissuto.

Ricordo che quella volta in cui mia sorella intuì che qualcosa non andava, la insultai e le dissi di farsi gli affari suoi. Le rinfacciai la nostra differenza d’età. Le dissi che trovavo ridicolo il fatto che lei non ci fosse mai stata per me e che adesso, a distanza d’anni volesse giocare a fare la sorella presente. Lessi la delusione nei suoi occhi. Sapevo di averla ferita, avevo centrato il bersaglio in pieno. Non mi chiese più niente. Ero di nuovo libera di custodire il mio sporco segreto.

Probabilmente anche io pensai al suicidio ma non era mai stata davvero un’alternativa, per me. Sono sempre stata una guerriera, non gliel’avrei data vinta. Iniziai a leggere e a scrivere, i libri erano la mia valvola di sfogo. Riuscii ad andare avanti riponendo fiducia nel domani. Sperando che tutto questo non sarebbe durato a vita.

La scuola media finì ed io ero cambiata totalmente. Non mi fidavo più del genere umano. Avevo innalzato una corazza impenetrabile che mi avrebbe protetto da tutto e tutti. Non fui più vittima di bullismo. I miei genitori non si resero mai conto dell’inferno che quella scuola rappresentava per me. Avevo allontanato l’unica persona che voleva aiutarmi e mi ero trasformata in un robot incapace di provare emozioni.

Dopo un po’, il senso di sporco, il senso di vuoto e la paura mi hanno abbandonata o meglio, ho riposto quei brutti ricordi nel lato più profondo della mia anima e seppur la mia mente ha rimosso gran parte di quel periodo, la mia anima è ancora macchiata dallo squallore di quei giorni.

Il bullismo è come una malattia terminale, non si guarisce mai fino in fondo e ti marchia a sangue, ti cambia e ti rende inutile e insicura.

Ero quasi morta ma sono resuscitata. Sono andata avanti e ho sperato in un futuro migliore. Non volevo che loro vincessero e alla fine ho vinto io. Non ho aspettato che qualcuno mi salvasse, mi sono salvata da sola. Ho avuto coraggio e mentre stavo annegando ho ricominciato a nuotare fin quando non ho raggiunto la terra ferma.

Essere vittima di bullismo mi ha cambiato la vita, non sempre in modo positivo.

Avevo riposto tutto questo schifo nella parte più profonda della mia anima. Quando ho scelto “La Zanzariera Rosa” tra i libri nel catalogo della Caravella, non pensavo che questo libro avrebbe potuto farmi stare nuovamente così male.

L’ho amato e odiato al tempo stesso.

La Zanzariera Rosa racconta una storia che non è quella di Teresa ma di ogni singolo ragazzino che si trova nello stesso inferno.

Una verità scomoda quella che racconta Francesca Federici, scomoda cruda e reale. Fin troppo reale per questa società che oramai vive solo di barriere reali e virtuali. Mi viene da pensare molto quando sento la gente dare la colpa a “questa società malata”, ci avete mai pensato che la società siete voi? Che la società siamo io, tu, lei, lui, noi? Ci avete mai pensato?

Una sola cosa non ho apprezzato di questo libro: il finale. Non voglio essere ipocrita dicendo che tutte le vittime di bullismo ne escono indenni e che la vita poi è tutta rose e fiori. Sono consapevole che la maggior parte dei ragazzini che si trovano in questo inferno, non riescono a sopportare la pressione esercitata “dalla società” e decidono che l’unica soluzione è quella di metter fine alla loro vita.

Capisco che il messaggio del libro è quello di stare attenti a come ci comportiamo con chi ci sta intorno perché le nostre risate e le nostre parole hanno un impatto differente di persona in persona ma al tempo stesso, a mio parere, il libro dà un messaggio crudele :” È più semplice togliersi la vita che affrontare chi ci fa del male”.

 

Io ce l’ho fatta. Sono riuscita ad andare avanti e come me tanti altri ragazzi. Purtroppo c’è chi si è perso nella selva oscura tentando di tornare sulla dritta via ma c’è anche chi ha affrontato tutte le peripezie per riprendersi la propria vita.

La zanzariera rosa avrebbe dovuto avere un finale più lieto. Teresa avrebbe dovuto andare al liceo, conoscere il vero amore, imparare a distinguere le vere amicizie da quelle false, vivere la propria vita, non essere la protagonista di una storia interrotta troppo presto.

Non mi sento di affermare che la mia vita è bellissima e spettacolare. Ancora oggi non riesco a parlare di ciò che mi è successo con i miei genitori. L’ho ammesso solo un paio di volte, a scuola. Essere vittima di bullismo ha avuto delle conseguenze sul mio rapporto con gli altri e sul mio modo di vedere il mondo.

Di tanto in tanto, i momenti di sconforto arrivano ma nonostante tutto sono felice di non aver lasciato vincere loro.

Non mi sento di invitare le vittime di bullismo ad uscire allo scoperto perché so quanto sia difficile. So quanto difficile possa essere parlare con i propri genitori e indossare costantemente un falso sorriso inondando ogni notte il proprio cuscino di lacrime. Conosco il senso di vuoto nella consapevolezza che tutti in quella classe sono a conoscenza ma nessuno parla. E conosco la delusione del trovare il coraggio di parlarne con chi di dovere e realizzare che la persona in questione non farà assolutamente niente e sceglierà la via dell’omertà.

www.mondadoristore.it

Purtroppo questa è una battaglia che va combattuta da soli. Si rischia di annegare se si aspetta che qualcuno ci venga a salvare. Vi auguro di trovare in voi stessi la forza di non mollare e di andare avanti perché la vita è il dono più bello che ci hanno mai fatto e non va sprecato.

Mi sento di citare Fiorella Mannoia:

“Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta

Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta

E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta

Tenersela stretta”.

Era necessario raccontarvi la mia esperienza personale per farvi capire in che modo ho analizzato la storia di Teresa.


Stile: 7/10

Contenuto: 8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto Complessivo: 7,50/10

Buona vita a tutti cari Lettori. Abbiate sempre il coraggio di essere voi stessi e di lottare per ciò in cui credete.

Vostra Consu

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