I due Volti di una vita

Titolo: I due volti di una vita

Autrice: Sara Nucera

Casa Editrice: Atlantide editore

Genere: Romanzo di Formazione

Pagine: 127

ajaxmail-2-290x300Sara Nucera è nata a Roma il 5 Dicembre del 1994, vive a Nettuno e si è diplomata presso il liceo scientifico “Innocenzo XII” di Anzio. Sta conseguendo la laurea in Lettere Moderne presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Ha sempre amato scrivere. Questo è il suo primo libro.


Alice è una normale ragazza alle prese con l’inizio dell’università, la sua vita apparentemente perfetta viene stravolta dalla fine di un amore che l’aveva accompagnata durante tutta la sua adolescenza. Il senso di vuoto che la pervade la distrae da tutto quello che aveva sempre immaginato per il suo futuro, lasciandola con infiniti punti interrogativi ed un’incolmabile tristezza nel cuore. Soltanto nella piccola libreria della cittadina medievale dove è nata e cresciuta, può trovare rifugio da quell’assillante senso di vuoto. Cosa le riserverà il destino? Troverà mai l’amore di nuovo?


“Incessante fu quell’istante in cui il mio cuore si ruppe. Non saprei  ben spiegarne il suono, né l’odore […]”

“Ricordo che l’unico suono che sentii era più simile  ad un vetro infranto che a qualsiasi altro suono prodotto in natura. Non era un urlo, non era un tonfo, era soltanto un vetro, ridotto in pezzi.”

“Leonardo Ortolano una volta disse: “Se vuoi salvarti, leggi. Se volessi addirittura salvare qualcuno, scrivi”. Mi domando, se questo concetto valga anche per salvarsi da sé stessi”.

“Non vi dirò chi io sia, tanto meno la mia descrizione anatomica, non saprete nulla di me, sarò soltanto il prodotto della vostra immaginazione”.

“L’unica cosa su cui riuscivo a concentrarmi era il lento dondolio delle onde davanti ai miei occhi, quel loro modo di arrivare bruscamente alla riva e poi lasciarla delicatamente andare mi faceva pensare ad una delle infinite lettere d’amore scritte e mai ricevute”.

“Cominciò a guardare dritto di fronte a sé, come se stesse già immaginando un futuro in cui non ero più inclusa, quel futuro in cui la parola <Noi>  altro non poteva essere che una dolce utopia, futuro che sa di ricordo, che cancella lentamente gli innumerevoli progetti che ci erano sembrati reali, tanto da pensare di poterli realizzare veramente”.

“La bellezza di quella nostra amicizia si nascondeva nel dolce percorso che portò a scoprirci lentamente, come stralci di una storia di cui non conosci il finale.”

“Mi piaceva pensare che dietro quella facciata scortese e arcigna, si nascondessero la più belle parole mai ascoltate, mi piaceva pensare che quel signore avesse parlato di amore nei suoi romanzi e avrebbe potuto farlo solo perché ne aveva assaggiato il vero sapore”.

“Lo so che è difficile, ma ci sono legami che sei costretta a dover spezzare se vuoi star bene”.

“Agghiacciante parve tutto ciò che sarebbe dovuto essere lontano dal freddo, e forse non riuscii mai a pronunciare parole più vere, come quella sera. Parole forse banali, parole rimaste in gola per troppo tempo, tempo che permise loro di farle uscire come un uragano”.

“Abituati ad un amore inconscio e sproporzionato, le nostre menti non viaggiavano più sulle stesse frequenze. Era tutto finito, chiuso, scaduto. Forse esiste davvero una data di chiusura, il giorno del giudizio per i sentimenti volti al termine, e tutto ciò che vi assomiglia altro non è che un inganno ben fabbricato, forse è vero che siamo finiti dentro un vortice di emozioni irriconoscibili, con una sola certezza: < un’ignota scomparsa di amore>.”

“Ero altamente attratta dal suo modo di modificare la realtà, da quel suo modo di entrare nella fantasia con estrema facilità senza dover attraversare alcuna dimensione, alcun ostacolo. Non vi era il buono e non vi era il cattivo da sconfiggere nelle sue storie, non vi erano principesse né draghi che sorvegliavano la torre più alta del castello, vi era solo lui che riportava immagini strabilianti in vita”.

“Mi riconoscerai quando sarò una nuvola?”.

“Era un libro infinito, un libro senza finale, il nostro libro, il nostro contratto, l’unica cosa che potesse dargli un minimo di sollievo, l’unico oggetto che poteva introdurre le parole in quella vita di inaspettato, perenne silenzio”.


Buongiorno carissimi lettori,

oggi  vi parlo de “I due volti di una vita” dell’autrice esordiente Sara Nucera che ringrazio enormemente per avermi fornito una copia del libro. Premetto che questa recensione è in collaborazione con la mia cara amica LaMartyna.

La protagonista del libro, Alice, è persa in un mondo pieno di oscurità dove la luce sembra solo un’effimera illusione. Continua a cadere ma ogni volta che tenta di rialzarsi, la terra sembra franarle sotto i piedi in questo girone dell’inferno che sembra non avere mai una fine.

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La narrazione si apre con la rottura tra Alice e il suo ragazzo storico, Mario. Il dolore provocato dalla fine della loro relazione segnerà in modo indelebile la vita di Alice soprattutto nei mesi a seguire in cui i dolori e i problemi non mancano, ai quali si va ad aggiungere il ricordo di Mario e di ciò che lui e Alice erano insieme, che continua a perseguitarla come un fantasma del passato.

Alice è combattuta tra il bisogno di averlo accanto e la consapevolezza che tutto ciò che c’era fra loro non è altro che un lontano ricordo di un passato che non è poi così lontano.

E poi, poi arriva Riccardo che travolge Alice con la sua energia e fame di vita. Riccardo, il sognatore. Riccardo che ama i libri tanto quanto Alice. Riccardo che farebbe di tutto per lei. Riccardo che prima di dirle addio le dona un bacio, l’unico che mai si scambieranno i due, e che le domanda se lo riconoscerà quando diventerà una nuvola.

Riccardo che ama la vita ma che alla fine, quella stessa vita che tanto amava lo distrugge, lo stritola nella sua morsa da serpente velenoso e gli porta via tutto a poco a poco: la felicità, la dignità, Alice e i suoi sogni.

La scomparsa di Riccardo segna una svolta nella vita di Alice che ancora una volta si ritrova a dover ricominciare da zero, sola, abbandonata a sé stessa e distrutta. Mille dubbi la perseguitano. Perché Riccardo ha deciso di compiere un gesto così estremo? Perché non si è lasciato aiutare? Perché è stato tanto egoista  da scoppiare proprio come una bomba e da lasciare solo desolazione intorno a sé e nella vita di tutte le persone che lo hanno amato? Perché, perché, perché. Alice non riesce a darsi una risposta, si ritiene in parte responsabile. Vorrebbe aver fatto di più. Ma si può salvare qualcuno che non vuole essere salvato?

Con uno stile scorrevole, Sara Nucera racconta un dramma esistenziale che da personale, a poco a poco diventa universale.

Ammetto che non è stato amore a prima vista anzi, oserei dire che è stato più un amore a prima svista. All’inizio ho trovato serie difficoltà a comprendere la trama del libro a causa dei continui flashback e dell’aggiunta di nuovi personaggi che facevo fatica a  seguire.

Le descrizioni presenti nel libro non mi hanno fatta impazzire soprattutto perché erano più o meno tutte uguali. Non sono riuscita ad immaginare neanche un solo personaggio descritto all’interno de “I due Volti di una vita”. Non vi era una distinzione fra personaggi principali e personaggi secondari poiché come sopracitato, le descrizione avvenivano tutte nello stesso modo ovvero ogni qualvolta l’autrice menzionava un nuovo personaggio ricorreva a dei flashback relativi al primo incontro con il personaggio in questione, una breve descrizione del rapporto della protagonista con il suddetto personaggio e poi una brevissima descrizione caratteriale e fisica che comprendeva per lo più una descrizione dell’outfit dei personaggi ma niente che mi desse modo di avere un’idea della loro fisicità. Decisamente un punto a sfavore.

Le vicende sono descritte in modo superficiale tanto quanto i personaggi. Il finale mi ha decisamente delusa…

Aspettavo il finale con molta ansia, avevo bisogno di comprendere, avevo bisogno di risposte ma le risposte di Riccardo non sono state abbastanza esaustive.

Capisco che il concetto dell’uomo che si toglie la vita perché quest’ultima non soddisfa le sue idee da sognatore sia un concetto astratto che affascina ma, purtroppo, è un concetto che risulta fin troppo irreale poiché se davvero così fosse, saremmo tutti portati a rinunciare alle nostre vite poiché questo lungo viaggio che è la vita non ci rende mai del tutto soddisfatti al cento per cento.

La verità secondo me è che Riccardo era una persona fragile che alla fine è stato schiacciato dei suoi tanto amati sogni. Una persona fragile che ha scelto la via più facile per sé stesso e che poco ha pensato a coloro che lasciava dietro di sé. Alice, sua sorella, Alessandro…

Strano come la morte di un singolo individuo possa cambiare le vite di così tante persone in modi estremamente differenti.

Io credo che nel momento il cui l’essere superiore che determina la vita e la morte, decida di farci venire al mondo, iniziamo ad essere responsabili non solo per noi stessi ma soprattutto per le persone che conosceremo, che si fermeranno nella nostra vita per poco o per tanto tempo, poiché chiunque incontra il nostro sguardo anche per una frazione di secondo, prende un po’ di noi e lascia un po’ di sé e ad un certo punto tutti diventiamo delle granate pronte ad esplodere. Ma proprio quando stiamo per esplodere, dovremmo fermarci a pensare, non a come il mondo sarebbe senza di noi bensì a come il mondo di quelle persone che hanno fatto parte della nostra vita potrebbe cambiare con la nostra assenza.

È una sorta di patto non scritto in cui dal momento in cui conosciamo qualcuno, ci impegniamo a proteggerlo e a garantire la nostra presenza, sempre.

Io credo che, se tutti ci fermassimo a pensare anche solo per un secondo a nostra madre che stamattina ci ha sorriso, a nostro padre che tutti i giorni si spezza la schiena per garantirci un futuro, alla nostra migliore amica/o che da decenni ormai sopporta tutti i nostri cambiamenti d’umore , che ci difende e con la/il quale abbiamo fatto le cazzate più folli della nostra vita eviteremmo di fare qualcosa di stupido che poi risulterebbe solo ed esclusivamente un atto di egoismo puro.

Questo è ciò che ha fatto Riccardo, ha pensato solo a sé stesso e non a come la sua morte potesse cambiare le vite di tutte quelle persone che lo hanno amato. Il suo, è stato un atto di egoismo puro ed io proprio non tollero l’egoismo soprattutto quando non si tratta più solo di noi stessi ma quando c’è in ballo la vita di altre persone. Non si decide semplicemente di sparire dalla faccia della Terra. Non si può.

Ovviamente, è sbagliato crogiolarsi per sempre nel passato e nel ricordo di una persona che non c’è più tanto da diventarne quasi ossessionato e da lasciare che la propria vita vada in frantumi, come è successo ad Alessandro ma, la responsabilità più grande a mio parere, è e sarà sempre di Riccardo.

Dovremmo imparare ad accettare che non si può salvare chi non vuole essere salvato e che gli unici che veramente possono salvarci, siamo noi stessi.

Ho esposto a Sara tutte le mie perplessità e lei è stata molto cordiale e gentile nell’accettare le mie critiche. Durante una lunga chiacchierata cuore a cuore, mi ha spiegato da cosa nasce “I due Volti di una vita”, le dinamiche e le esperienze che l’hanno portata a imprimere su carta in modo indelebile i suoi pensieri.

Ho compreso che sicuramente c’è molto di più rispetto a quello che lei ha sentito il bisogno di scrivere ed ho compreso che effettivamente se non si conoscono i trascorsi dell’autrice è abbastanza difficile poter “giudicare” la sua opera.

Sicuramente la scelta di Sara relativa alla casa editrice non è stata azzeccatissima ma la piccola Sara di sedici anni eccitata all’idea di pubblicare un suo scritto non ha badato a questi piccoli dettagli che però fanno la differenza.

Ammetto che per essere un’opera scritta da una ragazzina di sedici anni, si capisce che c’è del potenziale. Ragion per cui confido nell’esperienza di una Sara più grande e matura e non vedo l’ora di leggere la storia dal punto di vista di Riccardo.

Auguro a Sara Nucera tutta la fortuna di questo mondo. Sicuramente la scelta di pubblicare con Feltrinelli le gioverà. Questa ragazza ha davvero del potenziale e non vedo l’ora di leggere le sue opere successive.

Il mio quindi è un voto di incoraggiamento. Non me ne vogliano tutti coloro che hanno scritto recensioni super positive riguardo a questo libro. Ho fatto un giro sul web prima di scrivere la mia recensione e ho notato che effettivamente erano tutte positive. Forse la mia recensione sfigura un po’ di fronte a tutti questi pareri “entusiasta” ma, personalmente, prediligo la sincerità. Dopotutto, la bellezza dei libri sta proprio nelle sensazioni differenti che suscitano di persona in persona.

Poiché come afferma la mia carissima amica Sara, (cito testualmente):

” Era un gioco di maschere la vita,

dopotutto ognuno di noi ne aveva una,

o forse anche di più.”

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Proprio perché io non voglio indossare alcuna maschera, sono stata sincera e sempre lo sarò perché l’unica cosa che né si può comprare né si può vendere è la dignità. E chiunque sceglie di avere un parere da me, riceverà sempre e comunque un parere sincero che sia questo positivo o negativo anche perché ci sono autori e Autori. E Sara ha accettato e apprezzato i miei consigli senza batter ciglio dimostrando di essere un’Autrice, ragion per cui credo proprio che farà molta strada.

Stile: 6/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 7/10

Voto complessivo: 6,50/10.

Consu Tiralongo

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