Recensioni

Il Cerchio – Recensione

5760689_313714Titolo: Il Cerchio

Autore: Dave Eggers

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Distopico

Pagine: 389

Dave Eggers è nato a Boston nel 1970. È l’editore della leggendaria rivista e casa editrice  <McSweeney’s >. Vive a San Francisco dove ha fondato 826 Valencia , una scuola di scrittura creativa per bambini. Il suo romanzo d’esordio : “L’opera struggente di un formidabile genio” (Mondadori, 2001) è stato un caso editoriale. Ha poi pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi, tra cui: “Conoscerete la nostra velocità (2003) “, “La fame che abbiamo (2005) “, “Le creature selvagge (2009)”,  “Zeitoun (2010)”, “Ologramma per il re (2013), “Il Cerchio (2014)” e “I vostri padri dove sono? E i profeti vivono forse per sempre? (2015) tutti editi da Mondadori.


Trama:

“Mio Dio, questo è un Paradiso” pensa Mae Holland quando fa il suo ingresso al Cerchio , la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web. Mae adora tutto del cerchio: gli openspace avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte a lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l’acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae accoglie la richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Almeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi?


Citazioni:

“Allora, in generale, tu diresti che ti comporti in modo diverso quando sai di essere osservata?”

“Certamente. È naturale.”

“I segreti sono all’origine dei comportamenti asociali, immorali e distruttivi. E se ci comportassimo tutti come se fossimo osservati? Porterebbe a un modo di vivere più morale. Saremmo finalmente costretti a essere la versione migliore di noi stessi. Finalmente, finalmente possiamo essere buoni. In un mondo dove le brutte strade non sono più un’opzione, non abbiamo altra scelta che essere buoni… Perché la nostra voglia di vedere il mondo non dovrebbe essere soddisfatta? Ecco la massima trasparenza. Senza filtri. Vedere tutto. Sempre. Tutto quello che succede sarà conosciuto. Diventeremo onniveggenti, onniscienti”.

«Amici, siamo all’alba del Secondo Illuminismo! Parlo di un’era in cui non permetteremo che la maggior parte del pensiero, dell’azione, delle conquiste e della cultura umana sfugga come da un secchio bucato. Non con queste videocamere, non con la missione del Cerchio».

“Se non sei trasparente cosa hai da nascondere?”

“Io voglio essere vista. Voglio una prova della mia esistenza”.

“Non siamo destinati a sapere tutto, Mae. Hai mai pensato che forse la nostra mente è delicatamente calibrata tra il noto e l’ignoto? Che la nostra anima ha bisogno dei misteri della notte e della chiarezza del giorno? Voi state creando un mondo di luce sempre accesa, e io credo che essa ci brucerà vivi, tutti quanti.”

“Lui aveva messo tutto insieme, tutti i bisogni e tutti gli strumenti di ogni utente, in un unico calderone, e aveva inventato TruYou: un account, un’identità, una password, un sistema di pagamento, per ogni persona. Non c’erano altre password, né multiple identità. “

“L’era delle false identità, dei furti d’identità, degli username multipli, delle password complicate e dei sistemi di pagamento era finita”.

“Fuori dalle mura del Cerchio tutto era rumore e lotta, disastro e sporcizia. Ma lì ogni cosa era perfetta. Le persone migliori avevano creato i sistemi migliori e i sistemi migliori avevano permesso di raccogliere i fondi, fondi illimitati, che rendevano possibile tutto questo, il posto più bello del mondo. Ed era naturale che fosse così […] Chi poteva creare l’utopia se non gli utopisti?”

“Restava là seduta, immobile, col grande corpo dell’oceano sotto di lei”.

“Qui non ci sono oppressori. Nessuno ti obbliga a farlo. Te li lasci mettere spontaneamente, questi lacci. E spontaneamente diventi del tutto autistica nella sfera dei rapporti sociali. Non raccogli più i suggerimenti basilari della comunicazione interpersonale. Sei a tavola con tre esseri umani che ti guardano, tutti, e cercano di parlare con te, e tu resti incollata a uno schermo cercando degli estranei in qualche parte del mondo”.

“Non lasci nessuna traccia della tua esistenza. Non c’è nessuna prova”.

“Non fai più nulla d’interessante. Non vedi niente, non dici niente. Il curioso paradosso è che credi di essere al centro delle cose, e che questo renda più valide le tue opinioni, mentre tu, personalmente, stai diventando meno vivace e meno vitale. Scommetto che da mesi non fai altro che guardare uno schermo, è così?”

“Sai cosa penso, Mae? Penso che stare dietro a quella scrivania in qualche modo ti faccia credere, tra un frown e uno smile, che quella che fai è proprio una vita affascinante. Tu scrivi commenti sulle cose invece di farle. Guardi delle foto del Nepal, clicchi sul pulsante degli smile, e credi che sia come andarci. Cioè, che succederebbe se ci andassi sul serio? I tuoi rating di CircleJerk o che cazzo scenderebbero sotto un livello accettabile? Mae, ti rendi conto che sei diventata incredibilmente noiosa?”

“Guarda il nostro logo […] Vedi com’è aperta, quella “c” nel mezzo? Mi ha disturbato per anni, ed è diventata il simbolo di ciò che resta da fare qui, che è chiuderla”.

“Il cerchio è la forma più forte dell’universo. Non c’è niente che possa batterlo, niente che possa migliorarlo, niente di più perfetto. Ed è quello che noi vogliamo essere: perfetti. Così , ogni dato che ci sfugge, ogni cosa che non è accessibile, ci impedisce di essere perfetti.”

“È la natura dei segreti. Sono cancerogeni quando ce li teniamo dentro , ma innocui quando vengono rivelati”.

“Ci ho pensato su per anni, e devo ancora immaginare una situazione in cui il segreto faccia più bene che male. I segreti sono all’origine dei comportamenti asociali, immorali e distruttivi.”

“Un segreto tra due amici, Mae, è un oceano. È largo e profondo, e in quell’immensità noi ci perdiamo”.


Opinione Personale:

Il cerchio di Dave Eggers  è un romanzo contemporaneo, a metà tra il genere distopico e quello fantascientifico che offre anche un punto di vista singolare sul rapporto che esseri umani e aziende hanno nei confronti della tecnologia, al giorno d’oggi.

Il tema principale trattato all’interno del libro è la dipendenza dai social media e la totale assenza di privacy.

La narrazione avviene attraverso gli occhi della protagonista, Mae Holland, ventiquattrenne che ottiene il lavoro dei suoi sogni al Cerchio, l’azienda di servizi informatici, social network e gestione di dati più potente e invidiata d’America. Il tempo è un imprecisato futuro prossimo in cui gli Stati hanno la stessa fisionomia di oggi e ancora non si viaggia nel tempo, ma dove Facebook, Twitter e Pinterest sono stati sostituiti da un unico social: TruYou, di proprietà del Cerchio.

Il Cerchio è un’azienda di Web Marketing che investe i propri profitti anche in importanti scoperte e innovazioni in diversi campi quali quello scientifico, quello tecnologico, umanitario, sociale, sanitario …

Ai vertici del Cerchio vi sono i Tre saggi, che monitorano le azioni di ogni dipendente, sia all’interno che all’esterno dall’azienda.

Il Cerchio sembra il posto di lavoro perfetto: proiettato nel futuro, fondato da tre ragazzi geniali, calamita per giovani menti che vogliono risolvere i problemi dell’umanità. All’interno del Cerchio vi sono tante menti giovani e fresche che studiano come fare in modo che i bambini non vengano più rapiti, come eliminare la fame nel mondo, come rendere più facile la vita dei disabili, come attuare davvero la sicurezza nelle città e soprattutto come far sì che la politica diventi trasparente e accessibile a tutti.

Le opinioni dei dipendenti sono tenute in gran conto, e le possibilità di carriera sono sconfinate. L’azienda ha fatto costruire open space, palestre, piscine e ristoranti per i Circlers, e chi lavora fino a tardi può fermarsi gratuitamente in una delle tante stanze super-attrezzate messe a disposizione dei dipendenti. Il Cerchio è perfetto: fuori dalle Mura tutto comincia a essere percepito come un disastro talmente imperfetto da risultare irreale. Si crea così una vera e propria Utopia. Ma l’utopia ben presto assume contorni distorti. All’interno del Cerchio, tutti sono sorvegliati, tutti devono documentare le proprie esperienze sui social, e pian piano il lettore si rende conto di essere all’interno di una setta che, dietro alla copertura ideologica del miglioramento dell’umanità, della protezione dei bambini e della natura libera e democratica dell’informazione, sta superando limiti che non dovrebbero essere superati.

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In un primo momento, Mae assapora la libertà solo durante le sue brevi ma intense gite in Kajac  poiché la vita dentro il Cerchio è snervante sia per chi la vive ma anche e soprattutto per il lettore poiché è proprio quest’ultimo che finisce per sentirsi in gabbia, imprigionato, incapace di pensare con la propria mente.

In un secondo momento, però,  Il Cerchio diviene per Mae l’unico posto sicuro in cui rifugiarsi, l’unica realtà perfetta. Pur di far parte attivamente della comunità di eletti, la ragazza acconsente a trasmettere in streaming la propria vita, sacrificandosi alla conoscenza collettiva. A nulla varrà il richiamo del misterioso Kalden, che le dirà che uno degli obiettivi della società, ovvero il “Completamento del Cerchio”, sarà disastroso per l’umanità tutta. Il Cerchio ingloberà qualsiasi aspetto della società: le relazioni personali, la sanità, la scuola, il passato, persino la democrazia. In un crescente delirio di conoscenza, il Cerchio si chiuderà, tracciando un segno formidabile attorno al libero pensiero, rendendo straniero chiunque non voglia farne parte, fondando una nuova religione di cui è il profeta, creando un unico sistema di condotta morale, in nome della totale trasparenza, concepita come valore assoluto. Fino all’epilogo più terribile.

Condivisione continua, assenza di privacy, annullamento di se stessi, completa trasparenza. In “The Circle”, l’essere umano si spoglia del proprio lato oscuro, che permette di capire i propri limiti, di accettarsi, di essere unico. L’uomo diviene quasi un robot, perfetto nella propria condotta.

Nel “Cerchio”, il giudizio altrui e la totale assenza di privacy, diventano gli strumenti principali in grado di concepire una realtà priva di qualsiasi male e scorrettezza.

Questo, è un libro fantascientifico che propone un’analisi dettagliata e attenta della nostra società che seppur piena di buone intenzioni, si sta spingendo decisamente troppo oltre.

Eggers ci mostra un mondo terrificante, così apparentemente lontano  eppure, al tempo stesso, così vicino. Teorizza un futuro possibile di cui, senza accorgercene, abbiamo già posto le solide basi. La storia parla da sé e lancia un messaggio da non sottovalutare: “Tutto è logico, tutto è buono, finché ci si spinge sempre troppo oltre”. Vediamo che la luce, il sogno di un mondo completamente illuminato e trasparente ci acceca. E il totalitarismo si impone: tutto, proprio tutto deve essere conosciuto e condiviso. Una società in cui lo sconfinato bisogno d’amore di ogni essere umano si traduce in un abbraccio mortale, in un amore che non si può rifiutare, si vuole approdare in un mondo perfetto, luminoso, affettuoso e partecipato: un mondo in cui tutti vedono tutto e nessuno è mai solo.

La creazione di un mondo come lo vorremmo, non è possibile. Travolti da un’esposizione permanente, ci ritroviamo in una società sfigurata, in cui la dolce coercizione, arricchita dal delirio di onnipotenza di chi tutto vorrebbe conoscere, ci catapulta in una comunità umana in cui redenzione e salvezza non esistono più, e non esisteranno mai.

Passano con questa modalità di rapporto concetti distorti come ad esempio l’idea di trasparenza come forma di sincerità per quanto riguarda la vita privata e come forma di democrazia per quanto riguarda la vita politica.

 

Così la perdita del confine tra pubblico e privato viene favorita per il comandamento della trasparenza vista come modalità democratica di rapportarsi agli altri.

Il Cerchio viene rappresentato dalla figura simbolica dello squalo che divora tutto: gli animali della vasca, anche i più coriacei.

Eggers con il suo interessante romanzo porta alle estreme conseguenze tanti aspetti già noti della nostra società, tante idee malate smascherandone il baco. Credo che l’impegno del romanzo sia il suo più grande pregio.

L’autore ha immaginato, in un futuro non troppo distante, una fetta della società completamente votata alla tecnologia, ai social, alla condivisione, alla trasparenza e alla totale rinuncia del buonsenso e della ragione.

Un rapido avanzare del predominio della tecnologia, che mascherandosi da “aiuto” per la società, in realtà non fa altro che monopolizzarla, annientando qualsiasi diritto di essere anomino, fuori obiettivo.

Con il pretesto di raccontare la storia di Mae, l’autore ci accompagna attraverso una lunga ed appassionante meditazione sulla nostra vita reale e virtuale.

Il Cerchio è stato fondato da Ty, pensatore simil-asceta che volendo combattere l’anonimato sulla rete ha fatto in modo che ogni persona potesse avere un solo account e dunque, una sola password.  Ma se la nostra identità è certa non solo scompaiono i troll e il cyber-bullismo ma ogni transazione economica sarà perfettamente efficace. In breve ne Il Cerchio, grazie al racconto di Mae che prima fatica ad “integrarsi” ma finisce per esserne l’emblema aumentando in modo vertiginoso la sua popolarità virtuale, si sviluppa la teoria dell’infocomunismo, manifestata da una serie di motti su cui spicca “la privacy è un furto”. Condividere diventa non più un’opportunità ma un obbligo e chi si eclissa, chi si ripara dagli occhi della rete, chi semplicemente si difende, viene accusato di celare oscuri segreti, additato dalla pubblica accusa che viaggia sulla fibra ottica, messo alla berlina o convinto a redimersi.

In nome della sicurezza e dell’accessibilità, telecamere open-access vengono piazzate in ogni luogo che ciascun utente del Cerchio può controllarle e la classe politica, sempre in nome della Trasparenza e sotto la spinta della rete, accetta di indossare una microtelecamera al collo che li segue passo-passo durante la giornata. E chi non accetta può semplicemente dire addio al futuro in politica. Ed è così che comportarsi eticamente è la mera conseguenza del fatto che tutti sono sempre osservati e ben visibili (“chi commetterebbe un reato sapendo di essere sorvegliato in ogni momento, dappertutto?”). Esattamente come profetizzava nel 1791 il giurista Jeremy Bentham pensando al Panopticon, il carcere ideale.

The-Circle

Ma come avviene questa sottomissione alla rete? Come si giunge alla “democrazia digitale obbligatoria”? In modo assolutamente spontaneo ed è questo, in fondo, il tratto che spaventa di più e che rende “Il Cerchio” un romanzo distopico eppure paurosamente possibile. In uno dei più bei dialoghi del libro, sarà proprio Mae, divenuta ormai emblema della Trasparenza e progenitrice dei tre motti (I segreti sono bugie; Condividere è prendersi cura; La privacy è un furto) a chiarire che essere controllati va bene. Tutto può andar bene. A patto di lasciare un segno e non morire soli e dimenticati, in un mondo troppo grande per potervi lasciare davvero un segno. Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha dichiarato: “qualsiasi attività è migliore se svolta socialmente”. Il problema è che nel prossimo futuro potremmo non poter più scegliere di scollegarci, restando in una stanza, da soli, con le nostre idee. E senza connessione wi-fi.

Grande difetto del libro, difficile da ignorare, è l’assenza di capitoli. La narrazione non viene scandita da diversi capitoli bensì non ha una vera e propria pausa. È semplicemente continua, come se le vicende si svolgessero in una notte sola, o giù di lì. Ammetto che la cosa mi ha spiazzata e che mi ha procurato non pochi problemi poiché facevo decisamente fatica a seguire le vicende e i personaggi con i quali non provavo nessun tipo di empatia, anzi. La narrazione è troppo piatta e priva di descrizioni. L’unico personaggio con cui mi sono identificata, è Mercer il tanto odiato ex ragazzo di Mae. Mercer tenta infatti di far ragionare Mae, aprendole gli occhi e affermando che il mondo che stava contribuendo a creare, era solo un mondo finto in cui nessuno è davvero se stesso ma che tende alla perfezione solo perché osservato da telecamere. Mercer, infatti, per tener fede alle sue convinzioni, lascia il paese e decide di vivere come un sorta di eremita. Lontano da tutto ciò che riguarda internet. La sua fine sarà tragica, a dimostrazione che tutti coloro che tentano di mettere i bastoni tra le ruote alla tecnologia, saranno inghiottiti da questo enorme squalo che non si ferma davanti a niente e nessuno.

Gli ultimi capitolo sono davvero toccanti. Finalmente si svela l’identità del misterioso Kalden, che lascia tutti con il fiato sospeso. Altro spunto di riflessione è il penultimo capitolo che lascia il seguente messaggio :” Se colui che ha creato qualcosa, qualcosa di grande, alla fine ne ha paura e vorrebbe non averlo mai creato, allora vuol dire che dovremmo iniziare ad avere paura anche noi.”

D’altra parte, il libro raggiunge il suo scopo: fa riflettere su una possibile deriva (lontana ma non troppo) legata all’uso della tecnologia e dei social network; tiene alta l’attenzione del lettore con una trama ben costruita ma poco sviluppata e, a tratti noiosa, e uno stile decisamente essenziale. Sicuramente c’è qualche eccesso poco credibile, ma credo sia funzionale al racconto e al messaggio stesso. Tuttavia il libro merita la lettura solo ed esclusivamente  per l’idea alla base della storia. La prosa è piatta, i dialoghi irrealistici e le descrizioni superficiali. I personaggi sono di poco spessore, le loro azioni sono dettate da necessità di trama e non da loro caratteristiche intrinseche, facendo risultare il tutto un po’ finto e comunque poco credibile.

Stile: 6/10

Contenuto: 8/10

Piacevolezza: 6/10

Voto complessivo: 7/10.

Buona Lettura!

Consu Tiralongo

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