Recensioni

La Scordanza – Recensione

51lqiZqJJALTitolo: La Scordanza

Autore: Dora Albanese

Casa Editrice: Rizzoli

Genere: Narrativa Contemporanea

Pagine: 240

Prezzo: 19,00€

Dora Albanese (1985) è nata a Matera ma vive a Roma. Da anni collabora con Rai Uno. Nel 2009 ha pubblicato la raccolta di racconti “Non dire madre”. Questo è il suo primo romanzo.

ALBANESE Dora, writer
photo: © BASSO CANNARSA


Trama:

A Muggera, un piccolo paese della Basilicata, il mondo sembra essersi fermato: le donne alternano le preghiere del rosario alle formule per scacciare il malocchio; gli uomini sono pronti a uccidere per uno sguardo di troppo; nel bosco, nascoste tra i calanchi, le fattucchiere preparano filtri d’amore. E poi c’è un ruscello, una “fiumara”, che per chi l’attraversa segna il confine invisibile tra dentro e fuori, tra vita e morte, tra ricordo e dimenticanza. Caterina sogna di oltrepassare quel ruscello, raggiungere l’altra riva e lasciarsi tutto alle spalle: è troppo bella, troppo giovane, per restare in un posto senza futuro. Ma a casa ha una famiglia che l’aspetta – un marito, una madre anziana, due bambini piccoli. Quale donna, al suo posto, avrebbe il cuore di abbandonarli? Caterina non sa rispondere a questa domanda, finché non incontra Nadir. Un uomo brutale, selvaggio, che vive da solo tra i sassi senza acqua né elettricità; un uomo che non ha nulla da offrirle, se non l’occasione di invertire il passo e fuggire. È così che inizia questa storia, con una fuga. Perché soltanto fuggendo si può scoprire cosa resta di una persona quando sceglie di recidere tutti i legami della sua vita. Quello raccontato da Dora Albanese è un Sud feroce e contraddittorio, impastato di magia oscura. E lei ci tende la mano per rivelarne i segreti, regalandoci un romanzo intenso, viscerale, che si interroga sul senso più profondo della femminilità.


Citazioni:

“La storia della fiumara della scordanza. Le sarte di Muggera, compresa sua nonna, la conoscevano bene. (…) Accadeva che le donne più anziane, quelle che si sentivano prossime alla morte, si recassero dalla loro sarta di fiducia con la stoffa nera avvolta su di un cartone. (…) Se le misure erano esatte, il fantasma della morta oltrepassava il ruscello e di colpo dimenticava tutto della sua vita terrena, la sua anima si purificava nella pace eterna; se invece le misure erano state calcolate male, il fantasma non riusciva ad aprire il passo né ad attraversare il ruscello: a quel punto era costretto a tornare indietro, sulla terra, e qualche volta infastidiva la sarta che gli aveva combinato il guaio.”


Opinione Personale:

La scordanza”, esordio letterario di Dora Albanese, è ambientato in Basilicata, terra di solide tradizioni letterarie e musa ispiratrice del celebre Carlo Levi proprio per la sua bellezza dolente intimamente connessa a una dimensione etica ed esistenziale. È proprio questa “Bellezza Dolente” che viene descritta nell’immaginaria Muggera, a fare da background a “La Scordanza” che narra di questo borgo lontano dai riflettori, schivato dalla modernità, indurito da relazioni che poggia sull’antico connubio fra la pietra e i boschi, nei lontani anni 80.

Basilicata-Travel-Free-From-1.jpg

Ne “La Scordanza” viene narrato un intrigo familiare che presenta i drammi di tre generazioni di donne : madre, figlia e, successivamente nipote; triade percorsa da un forte tremito interiore.

Fra le tre, spicca la figura di Caterina, bella, fragile e svergognata donna con la sola sfortuna di avere avuto in dote occhi che attirano sguardi indiscreti e vogliosi. Il sangue rappresenta l’unico laccio capace di tenere insieme la sua famiglia; sangue mischiato al senso di colpa del marito Antonio fin troppo violento, e alle lacrime del figlio Eustachio, che più volte l’avrebbe voluta difendere e troppe volte si era ritrovato inerme di fronte al dolore della madre, e allo sguardo indagatore della madre di Caterina, Eufemia.

La violenza domestica è il riflesso di un “Sud che piangeva e taceva, gridava e nascondeva e che tendeva al buio della costrizione famigliare anche se tutt’intorno splendeva il sole”.

Caterina stanca della violenza gratuita di cui è vittima silente, si ribella, costringendo se stessa alla fuga e a una serie di dolorose rinunce. Abbandona così i figli; Eustachio e il piccolo Francesco non ancora svezzato ,e accetta la lusinga della passione per traversare la fiumara della scordanza, quella morte simbolica che nel rito tramandato dalle sarte di Muggera era metafora di rinascita e rinuncia in quanto attraversare il ruscello equivaleva a dimenticare la vita passata. Finisce invece tra le braccia di un altro poveraccio che si rivela presto orco quanto il marito che concepisce l’amore solo ed esclusivamente come vendetta della vita. Eufemia e Eustachio sublimano il dolore nella malattia, la famiglia si arrende così all’infausto destino.

Fiume_Fiume.JPG

Dora Albanese concentra la propria indagine personale sulla differenza tra femminilità e maternità, separando nettamente e in modo quasi scandaloso i due aspetti.  Caterina frantuma la propria identificazione di sessualità intesa solo ed esclusivamente come metodo riproduttivo e non come  fonte di piacere, in quanto ella stessa risulta “colpevole” di voler essere svuotata da ogni responsabilità materna. Caterina scoperchia così il tabù di Medea: si può abbandonare un figlio e tuttavia continuare ad amarlo? Si può essere madre pur sentendosi figlia del proprio figlio? Questo stesso problema affligge e causa inquietudine e tristezza alle povere  donne di Muggera: ingabbiate dalla propria maternità che diventa cemento, piombo.. che impedisce loro di essere libere e di spiccare il volo, riducendole alla loro unica condizione di madri, sempre e solo madri e mai donne, con tutto ciò che l’essere donna comporta.

Il sogno purificatore di Caterina s’infrange contro questi dilemmi annidati nell’angolo più oscuro dell’animo umano, e il bello della Scordanza è che non ci propone alcuna via di uscita ma che al contrario,  con veridicità e crudeltà, racconta di una vita in cui il coraggio di ribellarsi a una società basata sull’ignoranza, la sottomissione e la paura, porta con sé il tormento di aver rovinato per sempre i propri figli. E che viceversa la forza di sopportare, stando a guardare la propria vita e quella dei propri cari sgretolarsi come castelli di sabbia sotto il pugno di un marito violento o della vita troppo crudele, si accompagna da secoli a rimpianti e continui sensi di colpa.

La scordanza è un romanzo poco rassicurante e veritiero . Il ritmo narrativo risulta a tratti piacevole e delicato, a tratti violento . I suoi tabù sono costantemente fra noi, del resto gli orchi non vivono solo nelle grotte scavate nelle pietre ma si possono trovare negli uffici e nelle scuole, nei camerini, nei salotti delle famiglie. Il clima pesante e cupo è stemperato dagli antidoti di Dora Albanese che contro la crudeltà ci presenta Veronica, la ragazza dalle “lacrime guardanti” il cui amore per la nonna rappresenta l’unica vera alleanza pura e autentica priva di ogni tornaconto.

Il primogenito di Caterina, Eustachio, è un personaggio che ho ammirato tanto all’interno della storia. È un ragazzo giovane ,sensibile e intuitivo che prova in tutti i modi a evitare l’inevitabile ; la rottura dei suoi genitori. Veglia su di loro ogni notte, si intrufola nella loro stanza e controlla il respiro di entrambi arrivando ad essere uomo nella sua fanciullezza e genitore prima ancora di essere figlio. Questo è un tema molto caro a me e alla società odierna; la necessità di fronte a determinate situazioni che ci pone la vita, di abbandonare la nostra fanciullezza e abbracciare il mondo degli adulti per diventare Genitori di coloro che ci hanno messo al mondo e che negli anni si sono trasformati sempre di più in figli da accudire e proteggere.

Fra i temi trattati all’interno de “La Scordanza”, principale appare quello della disgregazione familiare che si tramuta nella disperazione di Eustachio che arriverà a mettere a rischio la sua salute; continua ricerca da parte del marito nel tentativo di riportare a casa Caterina, e in un certo qual senso anche fuga da parte di Eufemia, madre di Caterina, che si ritrova costretta a dover lasciare il nipote minore, Francesco, alle cure di quella che da zia si farà presto chiamare “ziamamma”. Un gesto semplice, una fuga da una realtà uggiosa e pesante, un gesto d’egoismo che fa sì che la famiglia, come un corpo intero, si disgreghi in tante cellule impazzite, un po’ come un cancro che continua ad espandersi senza sosta.

Ma se la fuga è certamente il tema centrale del libro, in netto scontro con il senso di responsabilità, questa si inserisce in una visione più generale sui rapporti umani. I personaggi di Dora Albanese si sbranano, che sia per passione o per odio: non vi sono vie di mezzo, né scambi di vedute pacate. Tutto è intensamente concreto, gli abbracci sono forti fino a far male, i dialoghi si colorano di ciò che Caterina ha sempre ritenuto tabù.

Con un linguaggio deciso, privo di tentennamenti, che si fa spesso espressionistico, Dora Albanese per il suo esordio narrativo sceglie un lessico vorace di sensazioni, specialmente quelle tattili; la brutalità è solo in parte tenuta a bada dalla patina di tradizione che trasuda dalle diverse pagine dedicate al paesino di Muggera. E si delinea così, con tratti decisi, un romanzo familiare in cui una madre mette in crisi il richiamo materno per dare voce al suo malcontento, alla sua auto-denigrazione, al suo bisogno di svolte, a qualunque costo. Si rischia di odiarla, Caterina. Ma forse è solo una donna che tradisce continuamente ciò che dovrebbe essere, per di non tradire ciò che è e pur di non rinnegare se stessa.

La scordanza di Dora Albanese profuma di Sud, dei suoi odori intensi, delle sue magie, di vita dura, di passioni violente, di un tempo arretrato, immobile, sempre uguale a se stesso.

A Muggera la tradizione vuole la donna umile e sottomessa, paziente sposa in attesa muta e circostanziata, la sopportazione è la normalità. L’aria che si respira per tutto il romanzo è asfittica, immobile e soffocante, per cui l’incontro con Nadir, un tunisino in guerra totale e continua con il mondo intero ,appare come una liberazione, una ventata d’aria fresca.  Nasce così un nuovo amore violento e mai sazio. Un amore totale e passionale che offusca la ragione. Così Caterina abbandona marito e figli, pentendosene amaramente in seguito.

Caterina è una donna in fuga e in lotta contro il mondo ,alla continua ricerca ed affermazione di se stessa, che non esita a tradire tutto e tutti. Il percorso di formazione che la porterà all’affermazione di sé, lascia  sul campo di battaglia vittime innocenti e prive di malizia; i figli Eustachio e Francesco, la sua stessa madre Eufemia, che si rivela, in fondo, personaggio orgoglioso ma di grande forza umanitaria, di morale e di grande animo che risulta essere una  donna d’altri tempi ,saldata fortemente agli ideali e ai valori del passato, non esita a curare il nipote, paralizzato dalla fuga materna, e si assume tutto il peso delle proprie e altrui responsabilità.

Un romanzo familiare che parla di una madre che discute con il richiamo materno, per dare voce al suo malcontento, alla sua insoddisfazione, alla sua auto-denigrazione. La violenza è resa con un linguaggio fine e privo di fronzoli, di una brutalità che sconvolge.

“La Scordanza” è  un romanzo molto forte e struggente, che porta il lettore ad una vera e propria lotta interiore. Vi ritroverete a comprendere  profondamente Caterina e la sua voglia di libertà, il suo volere essere donna prima che moglie e madre, ma al tempo stesso vi indignerete di fronte all’atto di abbandono delle povere anime innocenti di Eustachio, che più di tutti ne soffrirà, e Francesco.

Un libro ricco di personaggi dalle mille sfaccettature, di risvolti inaspettati, di sofferenza ed emozioni profonde capace di coinvolgere il lettore e portarlo ad interrogarsi sui legami che caratterizzano la propria vita e sull’importanza che rivestono.

Dora Albanese descrive con veridicità  la vita dei piccoli paesi dell’Italia degli anni 70, dipingendone colori, sfumature, preconcetti e mentalità estremamente  chiuse e conservatrici rispetto alla quotidianità a cui siamo abituati.

Dora Albanese Presents "La Scordanza" - Debut Novel Presentation

Uno dei romanzi familiari più complessi e assolutamente coinvolgente degli ultimi anni. In duecento pagine, con maestria, scorrevolezza e sentimento, l’autrice rapisce il lettore che difficilmente si ritroverà estraneo  alle vicende e lotterà per proteggere e garantire a ciascun personaggio, il futuro che merita.

Stile: 8/10

Contenuto:8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto complessivo: 8/10

Consu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...