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Absence. Il gioco dei quattro

Titolo: Absence. Il gioco dei quattro Absence LAINYA OKMC

Autore: Chiara Panzuti

Casa Editrice: Fazi Editore

Genere: Young Adult

Pagine: 335

Chiara Panzuti nasce nel 1988 a Milano, città in cui attualmente vive. Diplomata in studi classici, ha frequentato un corso di Illustrazione e Animazione Multimediale presso l’Istituto Europeo di Design. Coltiva la passione per la scrittura fin dalla tenera età. Il gioco dei quattro è il primo volume della trilogia di Absence. Di prossima pubblicazione anche gli altri due titoli, L’altro volto del cielo e La memoria che resta.

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Trama:

Viviamo anche attraverso i ricordi degli altri. Lo sa bene Faith, che a sedici anni deve affrontare l’ennesimo trasloco insieme alla madre, in dolce attesa della sorellina. Ecco un ricordo che la ragazza custodirà per sempre. Ma cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, quel ricordo non esistesse più? E cosa accadrebbe se fosse Faith a sparire dai ricordi della madre? La sua vita si trasforma in un incubo quando, all’improvviso, si rende conto di essere diventata invisibile. Nessuno riesce più a vederla, né si ricorda di lei. Non c’è spiegazione a quello che le è accaduto, solo totale smarrimento. Eppure Faith non è invisibile a tutti. Un uomo vestito di nero detta le regole di un gioco insidioso, dove l’unico indizio che conta è nascosto all’interno di un biglietto: 0°13’07”S78°30’35”W, le coordinate per tornare a vedere. Insieme a Jared, Scott e Christabel – come lei scomparsi dal mondo – la ragazza verrà coinvolta in un viaggio alla ricerca della propria identità, dove altri partecipanti faranno le loro mosse per sbarrarle la strada. Una corsa contro il tempo che da Londra passerà per San Francisco de Quito, in Ecuador, per poi toccare la punta più estrema del Cile, e ancora oltre, verso i confini del mondo. Primo volume della trilogia di Absence, Il gioco dei quattro porta alla luce la battaglia interiore più difficile dei nostri giorni: definire chi siamo in una società troppo distratta per accorgersi degli individui che la compongono. Cosa resterebbe della nostra esistenza, se il mondo non fosse più in grado di vederci? Quanto saremmo disposti a lottare, per affermare la nostra identità? Un libro intenso e profondo; una sfida moderna per ridefinire noi stessi. Una storia per essere visti. E per tornare a vedere.


“Memoria vuol dire per sempre. Per sempre vuol dire identità. Vita. Certezza.”

“Nessun luogo è davvero completo. E’ una questione di dettagli. Nel mondo di mia madre, il dettaglio mancante ero io!”

“Siete assenza, non inglobate nulla, nulla vi attraversa. Nessuna rifrazione. Nessun rimbalzo. Agli occhi del mondo voi non esistete. Siete invisibili.”

“La mia vita andava in una direzione, aveva un senso, una forma e anche un colore. Era fatta di dettagli, ricordi e fotografie. Seguiva un progetto. Quello che stava accadendo era agghiacciante, pauroso e irreale. Rasentava la follia.”

“L’invisibilità di cui chiedi ti divorerà per intero, un pezzetto dopo l’altro, il tuo corpo come antipasto e il cervello come dolce.”

“Il confine tra visibile e invisibile è così sottile. Ma assenza non vuol dire mancanza, e io ero appena ricomparsa.”

“Grazie per avermi imparata a memoria”.

“ L’invisibilità metaforica fa più male di quella reale”.

   “ Quella sera piansi perché capii che nessuno mi avrebbe mai più vista. E non a causa della mia condizione, ma semplicemente perché la distrazione era più importante della verità. La distrazione generava un desiderio di sicurezza contro cui non potevo vincere. Per il mondo io ero come la morte: un dettaglio da ignorare.”


Opinione Personale:

Fin dall’antichità si è sempre creduto che l’esser ricordati doni l’eternità, che fino a quando ci sarà al mondo qualcuno che si ricorda di noi allora continueremo a vivere anche se semplicemente come un ricordo un po’ sbiadito…

I ricordi fanno inevitabilmente parte della nostra vita, belli o brutti che siano. Ci permettono di provare emozioni e sentimenti, di creare quell’invisibile empatia con quanti sono stati e sono ancora parte della nostra ostinata quotidianità.

Quindi, cosa accadrebbe se all’improvviso venissimo letteralmente cancellati dal mondo, dal cuore di chi amiamo e dalla memoria di chi ci sta accanto?

Risposte che dovrete carpire tra le pagine di Absence di Chiara Panzuti dove  nulla di quello che leggerete è umanamente concepibile e dove il terrore più impronunciabile ed oscuro – essere una mera assenza, implacabile ed impercettibile – prenderà vita.

Chiara Panzuti ha debuttato sul sito di self publishing più famoso al mondo : “Wattpad”. Un universo  in cui chiunque è libero di esprimersi attraverso la scrittura. Una realtà per alcuni sopravvalutata, per altri affascinante e ricca di sorprese.  “Absence” è un romanzo capace di dare una scossa alla coscienza del lettore, di far riflettere sulla condizione umana, sull’esistenza e sull’identità. Sicuramente una scelta azzeccata quella della Fazi che ha deciso di  puntare su questa giovane e talentuosa autrice che, finalmente, porta una ventata d’aria fresca nell’ambito dello young adult, genere fin troppo pieno di cliché.

La Panzuti ha dato voce a quattro ragazzi che, in un modo o nell’altro, rappresentano quella parte dell’umanità che vive perennemente  in una situazione di disagio, braccata da un’invisibilità non voluta, caratterizzata dalla solitudine e dall’oblio più totale, causato dalla società.

Nel suo romanzo fa tutto parte di un gioco, un sadico gioco di cui non si conoscono né regole né altro, ma capace di distruggerti, annullarti per sempre. Faith si è appena trasferita a Londra con la madre, l’ennesimo trasloco che spera sia l’ultimo. Arrivata a Londra, il suo corpo comincia a svanire e lei si rende conto di star, lentamente, scomparendo.

Non vi è più nemmeno il suo ricordo nella mente della madre o di chi la conosce. Per il mondo lei non esiste, è invisibile. La stessa sorte tocca agli altri personaggi del romanzo: Jared, Christabel e Scott , che ad un tratto vengono rapiti dalle loro vite, dalla loro quotidianità, per diventare… nulla. Assenti. Nessuno sa cosa stia succedendo, ma un uomo misterioso appare ai quattro ragazzi, fornendo loro degli oggetti che in qualche modo mitigano la condizione d’invisibilità in cui si trovano.

Dei guanti, degli auricolari, delle lentine, sono gli unici alleati contro il terrore di non esistere  più nemmeno per loro stessi. E poi un biglietto con delle coordinate che conducono in Ecuador. Ed è lì che inizia il gioco. Ma chi è che sta giocando con loro? Cosa hanno fatto alle loro menti e a quelle delle loro famiglie, dei loro amici e conoscenti? Come possono essere spariti da un giorno all’altro? Riusciranno a trovare una soluzione, a slacciare il nodo di quell’aggrovigliata matassa?

Absence è stato un’autentica rivelazione, una scoperta vera e propria, mi ha completamente rapita. Lo stile dell’autrice è essenziale e allo stesso tempo raffinato. La storia scorre piacevolmente, alternando azione a intense riflessioni. Si instaura subito un rapporto di forte empatia con i quattro personaggi principali del libro: Faith, Jared, Christabel e Scott. Faith, abituata a viaggiare per seguire una madre che scappa dal marito, è un personaggio decisamente interessante, piena di dubbi e paure all’inizio, ma che si dimostra forte e coraggiosa con l’evolversi del romanzo.

Il suo mondo viene completamente stravolto e sarà impossibile non cadere nel baratro della crisi d’identità. Ma al suo fianco c’è Jared, un premuroso ragazzo incontrato durante quell’assurda avventura, un appiglio, una speranza o, qualcosa di più di una tenera amicizia. L’unico capace di vederla davvero.

E poi ci sono Christabel e Scott, con i loro caratteri opposti ma, in fin dei conti, complementari. Lei pessimista e incapace di relazionarsi, lui solare e pieno di vita, entrambi desiderosi di essere “Visti” davvero e di contare davvero qualcosa per qualcuno. Le loro vite si intrecciano involontariamente e da individui solitari e isolati diventeranno una squadra. Una nuova identità. E, insieme, cercheranno di scoprire in che gioco sono finiti, perché e come uscirne.

Coloro che si accingono a leggere “Absence”, saranno trasportati in un’avventura ai limiti dell’incredibile che riserva parecchi spunti interessanti su cui riflettere, in una sorta di Hunger Games che ha per arena il mondo e per concorrenti ragazzi che hanno una certa dimestichezza con la condizione dell’invisibilità, condizione che affrontano da tutta la vita.

Ma, quando questo gioco per niente divertente ma terribilmente terrificante, rischia di cancellarli definitivamente dal mondo,  comprenderanno che  solo unendo le forze riusciranno a ritrovare la strada di casa, a sopravvivere alla paura,  e a scampare al perverso piano di un uomo che si fa chiamare l’Illusionista. Scopriranno i loro limiti e tenteranno di superarli.

Quello che colpisce, entusiasma e conquista di “Absence. Il gioco dei quattro”,  non è semplicemente la tematica intensa ed emozionante né la caratterizzazione precisa e mai ridondante dei suoi personaggi, ma l’utilizzo di una prosa diretta e tagliente, curiosa ed intrigante che spinge il lettore al centro esatto della scena, catturandolo in una morsa psicologica tendenzialmente letale e definitiva. Chiara Panzuti ci regala una lettura che scorre sotto i nostri occhi come un fiume in piena, meraviglioso e indomabile. Costruisce, infatti, una narrazione che si nutre di un ritmo crescente e ben strutturato.

L’autrice gioca con gli elementi a sua disposizione e lo fa secondo uno schema narrativo maturo e ben calibrato, senza cadere mai in inutili ripetizioni o descrizioni eccessive, ma calando autentici assi stilistici in grado di catturare ancor più l’attenzione, compiere improvvisi cambi di scena e fondamentali colpi di coda in grado di concedere vivo spessore e irresistibile vigore ad un romanzo che amerete dalla prima all’ultima pagina.

“Absence”, uno young-adult ben scritto che racconta di sofferenza e disagio, di perdita e dolore che potrebbe quasi essere considerato un vero e proprio romanzo di formazione.

L’esordio letterario della Panzuti parla dell’assenza più vera e dolorosa. Un’assenza quotidiana, profonda e invisibile poiché solo chi la vive quotidianamente riesce a riconoscerla negli occhi degli altri.

In una società dove si è condannati a non prestare attenzione a chi ci sta accanto, alle presenze che troppo spesso sfuggono al nostro controllo, Absence rappresenta un arcobaleno improvviso dopo uno scrosciante acquazzone primaverile. Atteso, ma non per questo meno speciale.

Essendo il primo libro di una trilogia Absence ha qualche buco nero, pone le basi per i libri successivi e a volte tende ad essere ripetitivo, ma considerando sia l’età dei protagonisti sia la situazione in cui si trovano è normale che ribadiscano più volte i loro dubbi, le paure e soprattutto è più che normale che le loro riflessioni e i loro pensieri possano sembrare il delirio di un folle.

Il tema portante del libro è: guardare senza vedere, passare inosservati anche se visibili, l’indifferenza che ci uccide poco a poco. In un mondo sempre più egoista, fatto di social, di selfie in qualsiasi circostanza, di apparenza a tutti i costi anche a scapito degli altri è facile diventare invisibili. Troppo facile.

Questo romanzo andrebbe letto da più generazioni, a casa, a scuola, sulla metro. Absence inevitabilmente, a prescindere dall’età di chi legge, invita a fermare la giostra impazzita della quale facciamo tutti parte, scendere e far qualcosa per innescare anche il minimo cambiamento, iniziando proprio da noi stessi.

Chiara Panzuti ha scritto un romanzo pazzesco, inquietante, al passo con questi tempi così bui per la generazione che avanza.

Il branco, anche questo argomento spinoso e attuale è affrontato con non poco acume dalla giovane autrice. I protagonisti dovranno affrontare altri partecipanti al gioco, nonostante essi non siano preparati ad uno scontro senza regole. Sono il gruppo più improbabile fra quelli partecipanti, sono i più increduli e quindi prevedibili, sono disarmati fisicamente ed emotivamente, non sono capaci di uscirne indenni. Quanto porta a riflettere questa situazione? Ragazzi vittime del sistema, di una società che non riconoscono più perché hanno perso il loro Nord, la loro bussola che è metafora degli affetti e dei punti di riferimento, è impazzita.

I giovani protagonisti nNon hanno alleati se non loro stessi, devono riconoscere l’appartenenza al gruppo che ora è la loro famiglia, per poter andare avanti e lottare per rimanere ancora in vita. Uno strano individuo vuole dimostrare loro qualcosa, ma senza intraprendere il viaggio non possono trovare la soluzione: capire perché l’Illusionista ha scelto proprio loro e cosa vuole dimostrare.

La forza di questo romanzo sta nelle svariate chiavi di lettura e nei profondi messaggi che ognuno di noi sarà capace di cogliere.

Chiara Panzuti ci invita a rallentare, a riappropriarci degli affetti e dei ricordi, di quello che ci ha reso le persone che siamo: l’identità di ognuno, la sua peculiare personalità.

Siamo tutti finiti in un gioco più grande di noi, spiati e messi continuamente alla prova da aggressività, prepotenza, ignoranza ed egoismo.

Absence è un romanzo che ti consuma, una pagina dietro l’altra, ti porta  alla ricerca di una risposta, solo per lasciarti con altri mille quesiti in più, da risolvere. L’autrice ha creato una storia originale e potente, con dei protagonisti particolari e, soprattutto verosimili, accomunati dagli stessi disagi sociali ed esistenziali. Una storia che si legge tutta d’un fiato e che emoziona. I miei complimenti a Chiara Panzuti, che esordisce in grande stile. Sono curiosissima di leggere il seguito!

Stile: 7.50/10

Contenuto: 7.50/10

Piacevolezza: 7.50/10

Voto Complessivo: 7,5/10

Buona Lettura.

Consu Tiralongo

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Storie Fantastiche di Gente Comune

Titolo: Storie Fantastiche di gente comune tmppbAr0o001

Autore: Stefano Valente

Casa Editrice: Self Published

Genere: Romanzo di Formazione

Pagine: 116


Trama:

Un eroe non è un impavido guerriero, un martire o un conquistatore di consensi popolari.

Un eroe è semplicemente una persona.

Un eroe è il prescelto di se stesso, colui che compie una scelta per un bene a lui caro. Naturalmente, una scelta audace. Io, la Voce Narrante, canterò le gesta di tre eroi che hanno compiuto la loro scelta.

Paolo, un militare devoto all’uniforme e fedele alla Patria, che ha rinunciato al suo status di militare per inseguire il suo bene. Il secondo eroe è Chiara, un’affascinante ragazza dall’intelligenza fuori dal comune che, attraverso la ragione, vi condurrà in un viaggio fantastico tra nozioni scientifiche e colpi di scena. Infine c’è Matteo, un brillante avvocato che dovrà rimediare ad un imperdonabile errore. Casi irrisolti, verità nascoste e false speranze comporranno la strada che Matteo dovrà percorrere fino all’attuazione della giustizia.


Opinione Personale:

Storie fantastiche di gente comune è un insieme di tre storie i cui protagonisti sono Paolo, Chiara e Matteo.

La particolarità del romanzo d’esordio di Stefano Valente sta proprio nei suoi protagonisti: tre ragazzi normalissimi dediti alla giustizia che proprio grazie alla loro normalità nell’affrontare la vita quotidiana, diventano piccoli eroi .

I narratori delle vicende sono proprio i tre protagonisti: Paolo, Chiara e Matteo che accompagnano il lettore nei meandri delle loro storie, accompagnati a loro volta dalla Voce Narrante onnisciente e onnipresente.

Il protagonista della prima storia è Paolo, un ex militare che ha abbandonato il proprio sogno per seguire la sua amata in America. Paolo fin da ragazzino aveva un animo incorruttibile, giusto e leale. Il suo sogno più grande era quello di servire la propria patria, guidato da uno spirito che lo porta inesorabilmente ad aiutare il prossimo. Paolo ha un carattere così determinato da voler andare contro tutti e tutto, persino la sua stessa famiglia, pur di realizzare il proprio sogno.

Le circostanze purtroppo hanno fatto sì che la sua carriera militare durasse solo pochi anni, il suo coraggio e l’altruismo non sono però cambiati, tanto da arrivare a sacrificare, alla fine della storia, la propria vita per quella di un’altra persona.

Il secondo personaggio di Storie fantastiche di gente comune è Chiara, una giovanissima laureata in farmacia con un quoziente intellettivo fuori dal comune che, seppur poco simpatica e viziata all’inizio, si rivelerà in realtà una donna determinata a contrastare un grande nemico nazionale e mondiale. Chiara  è una farmacista con ottime capacità nel suo lavoro, che decide di sfidare una delle più potenti aziende farmaceutiche a livello mondiale poiché ha scoperto che il miracoloso farmaco “Athena” capace di curare patologie neurologiche quali il morbo di Alzheimer e di Parkinson, somministrato in grosse quantità, causa la formazione di tumori su tutto il corpo. Riuscirà nel suo intento? Sta a voi scoprirlo.

L’ultimo personaggio è Matteo, un avvocato penalista che dopo aver difeso a spada tratta un imputato e averlo fatto assolvere, scopre che il suo cliente è un assassino. Decide così di portare alla luce la verità e di rimediare al suo sbaglio, seppur commesso inconsapevolmente.

Tutti e tre in modi differenti diventano eroi, poiché nel loro piccolo, hanno avuto il coraggio di andare contro un sistema malato, mettendosi a nudo, perdendo amici, parenti e fratelli e, alle volte rischiando anche la vita.

Stefano Valente nel libro Storie fantastiche di gente comune riesce a creare una buona sinergia tra i protagonisti e il lettore, toccando temi importanti che ci portano a riflettere su cosa fare per essere “giusti” in un sistema totalmente “sbagliato” .

Che dire? Tre storie e tre protagonisti che suscitano emozioni differenti. Delle tre storie però ho preferito l’ultima, quella di Matteo, perché dei tre protagonisti, forse è stato l’unico che ha davvero messo tutto in discussione per poter porre riparo ad un errore.

Gli argomenti trattati all’interno di “Storie Fantastiche di gente comune” sono : la patria, l’onore, l’amore, l’amicizia e la lealtà, tutti gli elementi necessari per completare un puzzle che parla di vita.

Si intravede l’impegno di Stefano Valente e la voglia di indagare la sfera complessa dei comportamenti e dei sentimenti umani.

L’idea generale è da apprezzare. Il voler mostrare come tutti possono essere degli eroi nel loro piccolo. Non mi ha particolarmente affascinato lo stile dell’autore che risulta fin troppo semplice e a tratti noioso. La prima storia è a dir poco inverosimile quindi bocciata in tronco. Le altre due risultano leggermente più coinvolgenti ma il linguaggio usato è troppo semplice e scontato, alle volte i racconti richiedono l’utilizzo di un linguaggio leggermente più forbito e particolare.

Apprezzo la determinazione dell’autore e l’idea di base che seppur poteva essere sviluppata in modo differente, risulta pur sempre una novità nell’ambito editoriale. Ringrazio Stefano per avermi spedito il libro.

Stile: 6/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 6/10

Voto complessivo: 6,50/10.

Consu Tiralongo

 

 

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The Tower. Il Millesimo Piano

Titolo: The Tower. Il millesimo piano71Wbu+MdeAL.jpg

Autore: Katharine Mcgee

Casa Editrice: Piemme

Genere: Distopico

Pagine: 463

Katharine McGee è nata in Texas, laureata in Letteratura Inglese e Francese a Princeton, ha concluso gli studi con un MBA a Stanford. È durante gli anni vissuti nel minuscolo appartamento di New York che ha cominciato a fantasticare sui grattacieli e a scrivere . questo è il suo romanzo d’esordio, un successo annunciato, entrato direttamente al secondo posto della classifica bestseller del  New York Times alla sua uscita negli stati uniti. katharine-mcgee-10-author.jpg


Manhattan, 2118. New York è diventata una torre di mille piani, ma le persone non sono cambiate: tutti vogliono qualcosa, e tutti hanno qualcosa da perdere. La spregiudicata Leda, che brama una droga che non avrebbe mai dovuto provare e un ragazzo che non avrebbe mai dovuto toccare.

La viziata Eris, che dopo aver perso tutto in un istante vuole risalire, ma presto comincerà a chiedersi quale sia veramente il suo posto. L’intraprendente Rylin, che un lavoro ai piani alti trascinerà in un mondo – e in una relazione – mai immaginati: la nuova vita le costerà quella vecchia? Il geniale Watt, che può arrivare ai segreti di ciascuno e, quando viene assunto per spiare una ragazza, si troverà imprigionato in una rete di bugie.

E sopra tutti, al millesimo piano del Tower, vive Avery, disegnata geneticamente per essere perfetta. La ragazza che sembra avere ogni cosa, tormentata dall’unica che non dovrebbe nemmeno desiderare[UNSET].png


“Più in alto arrivi, più in basso cadrai.”

“La musica e le risate si stavano affievolendo al millesimo piano, la festa giungeva lentamente al termine e anche gli ospiti più resistenti barcollavano verso gli ascensori per scendere nei loro appartamenti. Le ampie finestre che andavano dal pavimento al soffitto erano quadrati di vellutata oscurità, ma in lontananza il sole stava sorgendo e tingeva l’orizzonte di rosa pallido venato di una sfumatura d’oro luccicante.

All’improvviso un urlo lacerò il silenzio, mentre una ragazza cadeva verso terra, il corpo che fendeva l’aria fresca del primo mattino.

In meno di tre minuti la ragazza si sarebbe schiantata sull’implacabile cemento della East Avenue.

Quando il sorvegliante trovò quel che restava del suo corpo, l’unica cosa che sapeva era che quella ragazza era la prima persona a cadere dal Tower nei venticinque anni da che era stato costruito. Non sapeva chi fosse, né come fosse riuscita a uscire all’aperto. Non sapeva se fosse caduta o fosse stata spinta o se, schiacciata dal peso di oscuri segreti, avesse deciso di saltar giù. “


Buonasera carissimi lettori,

dopo un mese di meritata pausa, il blog ritorna attivo con la recensione del romanzo d’esordio della brillante Katharine McGee.

“The Tower. Il millesimo piano” è il primo capitolo di una serie. Al momento, è ben noto solo il titolo del secondo libro uscito finora solo in lingua originale negli USA : “The Dazzling Heights”.

The Tower di Katharine McGee colpisce subito per la sua copertina dai colori accattivanti in cui spicca una torre dorata su uno sfondo nero come la notte.

La storia si svolge all’interno del Tower, un imponente edificio di ben mille piani che racchiude in sé, in uno scenario futuristico e distopico, la città di New York. Il Tower è organizzato in piani secondo il reddito dei cittadini. Ai piani bassi, denominati  “downtown“ vi sono i cittadini meno abbienti. Ai  piani intermedi, i “midtown”, risiedono  i benestanti e, alla fine, ai piani alti, gli “uptown”  risiedono  i cittadini con il reddito più alto, possessori delle tecnologie più avanzate e di ogni sorta di lusso.

La narrazione inizia con la caduta di una giovane donna dal millesimo piano, il più alto.  Iniziamo così a conoscere le cinque voci narranti del romanzo, cinque ragazzi che spalancano le porte delle loro case e permettono agli occhi indiscreti dei lettori di fare irruzione all’interno delle loro vite e che sveleranno segreti, intrighi, bugie e passioni.

Coloro che si accingono a leggere questo libro, saranno catapultati in un’avventura costernata da alti e bassi, amicizia e amore, perdita e dolore,  vendetta e ossessione. I cinque personaggi principali sono Avery, la ragazza geneticamente perfetta che risiede al millesimo piano del Tower, il più alto. È follemente innamorata di qualcuno  che non potrà mai avere. Leda, migliore amica di Avery, reduce da un’estate trascorsa in un centro di disintossicazione e determinata a raggiungere il suo obiettivo che però non vi svelerò. Watt, brillante hacker di midtown, un ragazzo che riesce a captare pensieri e segreti di chiunque grazie a Nadia, l’intelligenza artificiale che gli permette di raggiungere prestazioni psicologiche strabilianti, artificialmente impiantata nel suo cervello. Eris, amica di Avery, una delle ragazze dei piani alti che si ritroverà vittima di uno scandalo che la porterà a  perdere la vita che ha sempre conosciuto e le certezze che ha sempre avuto.  Infine c’è Riley, la ragazza di downtown che lavora duramente per mantenere sé  stessa e sua sorella minore, affidata alle sue cure.

Queste cinque voci vi porteranno alla scoperta di realtà differenti che si intrecciano e si scontrano in più occasioni. Katharine McGee è stata abilissima nel creare una storia accattivante ricca di segreti e intrighi. Cqx8hvyUIAAhILi.jpg

La genialità di questo romanzo è l’abilità dell’autrice di far cuocere i suoi lettori nel proprio brodo a fuoco lento , innescando una serie di meccanismi e dinamiche che preparano il lettore stesso al colpo di scena finale.

La lettura di questo romanzo è consigliata a chi ha amato la serie tv Gossip Girl, a chi vuole leggere uno young adult diverso dal solito, ambientato in una realtà futuristica e costellato di intrecci e segreti stile “Pretty Little Liars”.

The Tower è il romanzo perfetto per chi non disdegna quel tocco di thriller appena accennato che accende la curiosità e la mantiene alta fino all’ultima pagina, ma anche per chi vuole tuffarsi in un’avventura dove niente è quello che sembra e dove l’elemento sorpresa è sempre in agguato dietro l’angolo.

“The Tower” può essere considerato un Gossip Girl futuristico e distopico, ambientato in una generazione del futuro che tiene ancora molto alle gerarchie sociali. Con il giusto pizzico di thriller e mistero, “Il Millesimo Piano” riuscirà a conquistarvi come ha conquistato me.

L’autrice, con una pluralità di voci, dà vita al suo romanzo d’esordio, disegnando una società distopica in cui potere e denaro hanno un ruolo determinante. Niente di nuovo se non fosse per il modo in cui questi parametri evidenziano le differenze sociali.

The Tower è popolata da persone ambiziose e infelici, ben lontane dall’avere una vita perfetta. Il mondo tecnologico assiste ai continui errori degli uomini occupati a rincorrere denaro e vanità.

Tutto lusso, feste e divertimenti? Apparentemente sì, ma ben presto il lato oscuro dei personaggi richiama l’attenzione del lettore e diventa il protagonista del romanzo.

Ho amato l’idea della Torre come simbolo di un’umanità evoluta in tecnologia ma alle prese con i problemi della vita che inesorabilmente ti richiamano alla realtà. Il mondo descritto, ricorda un po’ un immaginario ed enorme vaso di Pandora.

La realtà descritta rappresenta l’elemento più inquietante di questa distopia proprio perché  una realtà fin troppo simile alla nostra. str2_cimcgee_ci_2-e1479987399246.jpg

I protagonisti diventano impotenti marionette volte solo alla protezione di un segreto. La perfezione fisica non dona felicità, si è al primo posto della popolarità ma i tormenti interiori persistono. Il conflitto creato dal dualismo: ”perfezione esterna e macerie morali”, rende il romanzo interessante ed intrigante.

Attraverso segreti e bugie, mi sono ritrovata a riflettere su come la natura umana sia capace di sconvolgere e frantumare i sentimenti.  Non vi è più una distinzione fra adulti e adolescenti poiché tutti, indipendentemente dall’età si comportano nello stesso, identico modo. Si gioca con la vita e non importa se si è al primo o al millesimo piano, sei costretto a giocare anche tu. In povertà o in ricchezza. La tragedia è dietro l’angolo. “The Tower” ci lascia con un dubbio che attanaglia le viscere: “ possibile che l’umanità sia così povera di sentimenti? Lo scopriremo nel prossimo capitolo della saga che spero arrivi presto!

Questo, è il libro che mette d’accordo tutti, perfetto per grandi e piccini, per gli amanti del romance e del thriller, ma anche per chi è alla ricerca di una storia fresca e pungente, zeppa di misteri e passioni proibite, che sappia sorprendere con un finale inaspettato.

Presto le avventure dei cinque protagonisti frutto della mente geniale della Mcgee, saranno protagonisti anche di un telefilm finanziato dalla ABC che presto sarà su tutti gli schermi.

Katharine McGee ha dato un nuovo volto alla città che non dorme mai, trasformando Manhattan in un’enorme torre di mille piani che si staglia verso il cielo. Maestoso e imponente, il Tower racchiude una sorta di città nella città, in cui la vita scorre veloce e in cui qualunque cosa sembra possibile. Chi vive al di fuori di esso lo guarda con reverenza, chi sta ai piani bassi spera di poter salire in alto e chi sta in cima, nasconde segreti inconfessabili.

L’unico aspetto immutabile della grande Mela, è la propensione dell’elite agli intrighi, ai drammi e ai giochi di potere. Le passioni proibite, i pettegolezzi, la voglia di stare sulle vette della scala sociale, non sembrano essere fuori moda nella futuristica New York della McGee, anzi. IMG-WEB-RM-THE_TOWER-1200x520.jpg

Con una narrazione fluida e diretta, Katharine McGee riesce a catapultare il lettore direttamente nel suo mondo distopico , rendendo la lettura di “The Tower. Il milionesimo piano” scorrevole e piacevole.

Leggere “The Tower – Il Millesimo Piano” è un’esperienza totalizzante, che non lascia scampo al vostro povero cuore.  Il fascino delle invenzioni che hanno rivoluzionato la vita degli esseri umani non può che avere ascendente sul lettore: a partire dai viaggi ad altissima velocità, che consentono di visitare il mondo in un una manciata di ore, proseguendo per i dispositivi che connettono costantemente gli esseri umani alla rete e ai relativi social.

Stile: 7/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 8/10

Voto complessivo: 7.5/10

Buona Lettura,

Vostra  Consu Tiralongo

 

 

 

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Perfect 2 : Le Imperfezioni Del Cuore

Titolo: Perfect 2: Le imperfezioni del cuore

Autore: Alison G. Bailey

Casa Editrice: DeAgostini

Genere: Young Adult

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alison-2013-2web.jpgAlison G. Bailey è nata e cresciuta a Charleston, in South Carolina. I suoi romanzi hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e sono diventati bestseller internazionali e su Amazon. Alison si è innamorata della scrittura sin da bambina, quando si divertiva a reinventare i dialoghi dei film che vedeva al cinema o in TV. Prima di dedicarsi alla narrativa, ha scritto e prodotto diverse opere teatrali. Sotto l’influenza di enormi quantità di Pepsi  Light e ascoltando ininterrottamente le sue playlist su Spotify, Alison scrive storie uniche, piene d’amore, ironia e romanticismo. Il suo primo romanzo, “Perfect. La perfezione di un attimo”, è stato uno straordinario fenomeno del web e un grande bestseller.


Può il vero amore guarire tutte le ferite dell’anima?

Brad Johnson è sexy, ricco e spregiudicato. Per conquistare ogni ragazza che desidera, gli basta sfoderare uno dei suoi sorrisi speciali e folgorarla con i suoi occhi color zaffiro. E con la stessa facilità con cui seduce le sue prede, Brad le abbandona. Senza sensi di colpa, perché il suo cuore è impermeabile a qualsiasi emozione. O così sembra, fino al giorno in cui incontra Mabry. Mabry è bella, intelligente, sfacciata. Tra lei e Brad la passione è immediata e travolgente. Eppure, nello sguardo di Mabry c’è qualcosa che lui non riesce a decifrare, qualcosa di profondamente triste e nello stesso tempo intrigante… Qualcosa che fa breccia dentro di lui e, per la prima volta nella vita, lo fa innamorare perdutamente. Ma proprio quando Brad è disposto ad ammettere ciò che prova, Mabry inizia ad allontanarsi. Perché ci sono segreti troppo dolorosi da confessare, e ricordi così potenti da perseguitarci per sempre… L’amore sarà abbastanza forte da guarire questi due cuori imperfetti e portarli alla felicità?

Lo straordinario, attesissimo seguito di Perfect. Passione, tormento e un cattivo ragazzo pronto a redimersi in una storia d’amore semplicemente perfetta


“Non sono tua, né di nessun altro. Non viviamo in un romanzo rosa da quattro soldi. Io e te non saremo mai nient’altro che amici di letto. Questo era il nostro patto. Non è colpa mia se all’improvviso sei diventato sdolcinato. Ora, se vuoi scusarmi, devo andare a conoscere meglio il mio nuovo amico”.

“Non mi aveva mai chiesto niente, nemmeno di ricambiare il suo <Ti Amo> . nessuno mi aveva mai detto una cosa del genere. Quella ragazza, che non mi aveva mai fatto del male, era stata la prima ad amarmi incondizionatamente, e io mi ero comportato come se quelle parole non avessero alcun valore. Non c’è cosa peggiore al mondo di sapere che qualcuno cui vuoi bene non ti vuole. Hai l’impressione che la tua esistenza sia inutile”.

“La mia era un’esistenza solitaria ma sicura”.

“È una situazione già vissuta eppure la perfezione di questi attimi non mi basta mai”.

“  -Credi che sia possibile amare qualcuno prima di averlo incontrato? Perché io credo di averti amata da sempre.

  • Sono certa di si, perché io ti ho aspettato per tutta la vita”.

“Ti ricordi di quando eravamo piccole e sognavamo come sarebbe stato avere un ragazzo? […] Doveva essere attraente, dolce, disposto a tutto per noi, e doveva dirci in continuazione quanto eravamo belle e incredibili. Ma poi, quando siamo cresciute e abbiamo cominciato a uscire con i ragazzi, abbiamo scoperto che gli uomini non sono così. Sono creature rumorose, odiose, egocentriche e… puzzolenti, convinte che la capacità di ruttare e scorreggiare contemporaneamente sia un talento da ammirare.”

“Tu ti meriti di essere felice e di avere accanto una persona speciale”.

“Mi rende felice. E non parlo di una felicità superficiale, come quando ricevi una promozione o compri un bel paio di scarpe. Parlo della felicità vera, di quando l’anima ti si riempie di gioia e contentezza, nonostante i problemi esterni. La gente sottovaluta questo sentimento. È una parola così semplice, ma profonda e potente. Quando manca dalla tua vita per così tanto tempo, ti dimentichi che è un dono prezioso.”

“Non so chi mi cercherà. Non so chi mi troverà. Non so a chi mancherò. Non so a chi importerà che non sarò più qui, né in nessun altro luogo.”

“Sento di avere una corda al collo, legata a un masso , e di essere stata spinta in una pozza di acqua scura, torbida. Mi sento tirare giù e non ho scampo. Brad, avevo bisogno che tu mi prendessi per mano e mi tirassi fuori da quest’acqua melmosa. Invece, hai lasciato che andassi a fondo, finché non sono più riuscita a vedere la luce e ho permesso all’oscurità di invadermi completamente.”

“Sento che mi sta scivolando tra le mani e non ho la più pallida idea di come fare a impedirlo. Non mi sono mai preoccupato di far si che le persone restassero nella mia vita, che mi tenessero in considerazione o che pensassero bene di me, finché non ho conosciuto Mabry.”

“Ci siamo dentro insieme, e in questo momento lei ha bisogno che io tenga duro e sia forte per entrambi. Non posso cambiare il passato, ma lotterò con tutte le mie forze per il mio futuro con lei.”

“ -Credi che sia possibile dimenticare il passato e diventare una persona completamente diversa? –

-Sono fortemente convinta che una persona possa cambiare e che si possa lasciare il passato alle spalle, ma non sono sicura che dimenticarlo completamente sia una buona idea. Il passato rappresenta le nostre radici. Ci consente di imparare degli errori commessi in precedenza e dagli schemi distruttivi che, si spera, non si ripeteranno. Ci permette inoltre di comprendere che non c’è nulla di eterno. Per quanto tremenda ci possa apparire una situazione, è sempre transitoria.”

“Non devi avere paura dei sentimenti […] perché ti fanno capire che sei viva. Quando spariscono, è allora che devi avere paura”.

“Quando muore qualcuno che ami, specialmente un figlio, cerchi disperatamente delle risposte. Ti convinci che una volta che conoscerai il motivo, te ne farai una ragione e il vuoto che hai nel cuore sparirà. Ne hai talmente bisogno che ti aggrappi a qualunque cosa si avvicini anche lontanamente a una spiegazione. Ma una spiegazione non basta a darti pace. L’unica cosa che può farlo è sapere che lei è più felice adesso di quanto non fosse quando stava con noi. Più ami una persona, più ti manca, più tempo ci vorrà ad accettare che se n’è andata.”


Buonasera carissimi lettori,

oggi vi parlo di “Perfect 2: L’imperfezione del cuore” secondo libro dell’autrice bestseller Alison G. Bailey edito dalla DeAgostini che, come sempre, ringrazio per avermi fornito la copia e-book da recensire.

Brad Johnson lavora come avvocato nel prestigioso studio legale del padre. È bello, ricco e tutte le tirocinanti fanno a gara per finire nel suo letto, sperando in qualcosa di più, invano. Brad è sempre ben attento a chiarire che non ci sarà nessuna relazione ma solo ed esclusivamente sesso e divertimento.

Tutto cambia quando, durante una riunione nello studio legale di suo padre, incontra l’avvocato Mabry: bellissima, con uno sguardo sempre triste e che lo affascina come nessuna prima di lei.

Dopo averle chiesto innumerevoli volte di uscire ed aver sfoggiato il meglio del suo repertorio per convincerla ad accettare, fra i due comincia un rapporto che per Mabry non ha alcuna importanza ma che per Brad si rivela essere invece diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto.  Più la frequenta, più è convinto che Mabry sarà la donna che finalmente riuscirà a colmare il senso di solitudine e di vuoto che da sempre riempie la sua vita.

Ma, nel momento in cui durante una serata romantica, Brad le dice che la ama, Mabry gli volta le spalle e se ne va lasciandolo solo e inerme al suo rifiuto. Mabry non vuole una relazione seria, è convinta di non poter avere e di non meritare nulla di più di semplice sesso, a causa del segreto che da tutta la vita tiene nascosto a tutti e che come una chimera la divora dall’interno e le impedisce di essere felice. Brad non intende arrendersi , inizia così un’ossessiva campagna di seduzione per dimostrarle che il suo amore è sincero e che qualunque sia il problema, loro due insieme lo supereranno.

Quello che nessuno dei due si aspetta però, è che il passato che inconsciamente condividono, torni a bussare alla porta e riporti alla luce il momento in cui tanti anni prima la loro vita si è per qualche attimo intrecciata e li ha cambiati, rendendoli le persone che sono oggi.

È un grosso errore considerare “Perfect 2: Le imperfezioni del cuore” come ad un seguito di Perfect. L’unica connessione è Brad e la sua “passione” per le scommesse con gli amici e le belle ragazze.  Nel primo libro : “Perfect: la perfezione di un attimo”, Brad finisce a letto con Amanda, la protagonista, per una scommessa. La umilia e le fa del male volontariamente.

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In Perfect 2 ripercorriamo attraverso continui flashback la vita dei due protagonisti : Mabry e Brad. Brad, appena adolescente, scopre da una lite che la sua nascita viene considerata uno sbaglio da entrambi i suoi genitori che in realtà volevano un solo figlio, suo fratello maggiore Peyton.

Questa rivelazione e la sua situazione familiare contribuiscono a renderlo più cinico e insicuro e alimentano la sua necessità di primeggiare che, durante l’adolescenza sfocia in stupide scommesse tra lui e i suoi amici, e in un totale egoismo che lo porta a non curarsi del male che egli stesso affligge a chi gli sta intorno.

Ha continuato a vivere la sua vita piena di eccessi finché, durante gli anni dell’università incontra Becca, una ragazza dolce e solitaria che sembra totalmente fuori dal mondo e continuamente fuori posto. Dopo una notte trascorsa insieme, la ragazza tenta di dimostrare il suo amore a Brad svolgendo le faccende di casa al posto suo ed essendo una presenza costante all’interno della sua casa. Brad si approfitta di lei seppur non prova assolutamente nulla per questa ragazza. Mentre lei si dà da fare in casa, lui si diverte con altre ragazze.

La notte in cui Becca gli confida di amarlo e di essersi innamorato di lui, Brad decide di mettere fine alla loro “relazione” con grande freddezza, non rendendosi conto dell’instabilità psicologica e della fragilità della ragazza. Becca non è in grado di sopportare l’allontanamento di Brad e si toglie la vita quella sera stessa mentre lui è a cena con la madre.

Pur essendo responsabile della sua morte solo in parte, Brad non riesce a perdonarsi per aver trattato in quel modo Becca e decide di cambiare vita. Smette di giocare con i sentimenti delle donne e si ripromette di provare ad amare… l’occasione si presenta con l’arrivo di Mabry.

Anche Mabry è vittima del suo passato che ancora la perseguita. La sua infanzia felice finisce quando sua madre non è più stata in grado di lottare contro la sua depressione ed ha deciso di togliersi la vita. La sua scomparsa ha segnato non solo la vita di Mabry ma anche quella di suo padre che da quel momento ha smesso di prendersi cura di sé stesso e di lei. Ha totalmente smesso di vivere ed ha abbandonato sua figlia a sé stessa. Per sopravvivere al dolore infinito causato dalla perdita di entrambi i genitori, Mabry inizia ad autoinfliggersi dolore fisico, diventando autolesionista. È questo il segreto che si porterà dentro per tutta la vita, almeno fin quando Brad affronterà il problema e la salverà da sé stessa.

Perfect 2  racconta la storia di due anime imperfette, che hanno bisogno l’una dell’altra per trovare la felicità. Brad è un uomo innamorato, pronto a lottare contro una malattia insidiosa che non permette di vedere la bellezza e la gioia, continuando ogni giorno a dire alla sua donna quanto la ama e quanto ha bisogno di lei. Mabry è una donna che ha finalmente qualcosa per cui lottare e decide di farsi aiutare comprendendo che il suo autolesionismo potrebbe portarla alla morte. Assistiamo ad un cambio radicale della protagonista principale poiché in un primo momento, sembra quasi che Mabry vada alla ricerca della morte ma, con l’arrivo del suo principe azzurro, tutto cambia poiché lei ha finalmente trovato un motivo per vivere al meglio la sua vita: Brad.

Gli argomenti trattati all’interno di Perfect 2 sono argomenti di spessore quali : solitudine, rapporti tra genitori e figli, autolesionismo e suicidio che, Alison Beiley riesce a trattare con uno stile leggero, trasparente e semplice.

Seppur il libro incarna il più vecchio dei cliché ovvero: “il cattivo ragazzo, da sempre donnaiolo, finalmente incontra la ragazza giusta e si innamora perdutamente di lei cambiando radicalmente il suo stile di vita. La ragazza problematica che non crede nell’amore, incontra il cattivo ragazzo che per lei promette di cambiare e si innamora di lui”, devo ammettere che è stato uno degli young adult che ho più apprezzato negli ultimi anni.

La lettura risulta scorrevole e non troppo impegnativa. Seppur il più delle volte sono abbastanza critica con il finale di molti libri poiché troppo “Fiabesco”, mi ha fatto molto piacere leggere un lieto fine in questa storia… forse perché i protagonisti, dopo tanto dolore, meritavano davvero un lieto fine.

Stile: 7.50/10

Contenuto: 7.50/10

Piacevolezza: 7.50/10

Voto Complessivo: 7,5/10

Buona Lettura.

Consu Tiralongo

 

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I due Volti di una vita

Titolo: I due volti di una vita

Autrice: Sara Nucera

Casa Editrice: Atlantide editore

Genere: Romanzo di Formazione

Pagine: 127

ajaxmail-2-290x300Sara Nucera è nata a Roma il 5 Dicembre del 1994, vive a Nettuno e si è diplomata presso il liceo scientifico “Innocenzo XII” di Anzio. Sta conseguendo la laurea in Lettere Moderne presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Ha sempre amato scrivere. Questo è il suo primo libro.


Alice è una normale ragazza alle prese con l’inizio dell’università, la sua vita apparentemente perfetta viene stravolta dalla fine di un amore che l’aveva accompagnata durante tutta la sua adolescenza. Il senso di vuoto che la pervade la distrae da tutto quello che aveva sempre immaginato per il suo futuro, lasciandola con infiniti punti interrogativi ed un’incolmabile tristezza nel cuore. Soltanto nella piccola libreria della cittadina medievale dove è nata e cresciuta, può trovare rifugio da quell’assillante senso di vuoto. Cosa le riserverà il destino? Troverà mai l’amore di nuovo?


“Incessante fu quell’istante in cui il mio cuore si ruppe. Non saprei  ben spiegarne il suono, né l’odore […]”

“Ricordo che l’unico suono che sentii era più simile  ad un vetro infranto che a qualsiasi altro suono prodotto in natura. Non era un urlo, non era un tonfo, era soltanto un vetro, ridotto in pezzi.”

“Leonardo Ortolano una volta disse: “Se vuoi salvarti, leggi. Se volessi addirittura salvare qualcuno, scrivi”. Mi domando, se questo concetto valga anche per salvarsi da sé stessi”.

“Non vi dirò chi io sia, tanto meno la mia descrizione anatomica, non saprete nulla di me, sarò soltanto il prodotto della vostra immaginazione”.

“L’unica cosa su cui riuscivo a concentrarmi era il lento dondolio delle onde davanti ai miei occhi, quel loro modo di arrivare bruscamente alla riva e poi lasciarla delicatamente andare mi faceva pensare ad una delle infinite lettere d’amore scritte e mai ricevute”.

“Cominciò a guardare dritto di fronte a sé, come se stesse già immaginando un futuro in cui non ero più inclusa, quel futuro in cui la parola <Noi>  altro non poteva essere che una dolce utopia, futuro che sa di ricordo, che cancella lentamente gli innumerevoli progetti che ci erano sembrati reali, tanto da pensare di poterli realizzare veramente”.

“La bellezza di quella nostra amicizia si nascondeva nel dolce percorso che portò a scoprirci lentamente, come stralci di una storia di cui non conosci il finale.”

“Mi piaceva pensare che dietro quella facciata scortese e arcigna, si nascondessero la più belle parole mai ascoltate, mi piaceva pensare che quel signore avesse parlato di amore nei suoi romanzi e avrebbe potuto farlo solo perché ne aveva assaggiato il vero sapore”.

“Lo so che è difficile, ma ci sono legami che sei costretta a dover spezzare se vuoi star bene”.

“Agghiacciante parve tutto ciò che sarebbe dovuto essere lontano dal freddo, e forse non riuscii mai a pronunciare parole più vere, come quella sera. Parole forse banali, parole rimaste in gola per troppo tempo, tempo che permise loro di farle uscire come un uragano”.

“Abituati ad un amore inconscio e sproporzionato, le nostre menti non viaggiavano più sulle stesse frequenze. Era tutto finito, chiuso, scaduto. Forse esiste davvero una data di chiusura, il giorno del giudizio per i sentimenti volti al termine, e tutto ciò che vi assomiglia altro non è che un inganno ben fabbricato, forse è vero che siamo finiti dentro un vortice di emozioni irriconoscibili, con una sola certezza: < un’ignota scomparsa di amore>.”

“Ero altamente attratta dal suo modo di modificare la realtà, da quel suo modo di entrare nella fantasia con estrema facilità senza dover attraversare alcuna dimensione, alcun ostacolo. Non vi era il buono e non vi era il cattivo da sconfiggere nelle sue storie, non vi erano principesse né draghi che sorvegliavano la torre più alta del castello, vi era solo lui che riportava immagini strabilianti in vita”.

“Mi riconoscerai quando sarò una nuvola?”.

“Era un libro infinito, un libro senza finale, il nostro libro, il nostro contratto, l’unica cosa che potesse dargli un minimo di sollievo, l’unico oggetto che poteva introdurre le parole in quella vita di inaspettato, perenne silenzio”.


Buongiorno carissimi lettori,

oggi  vi parlo de “I due volti di una vita” dell’autrice esordiente Sara Nucera che ringrazio enormemente per avermi fornito una copia del libro. Premetto che questa recensione è in collaborazione con la mia cara amica LaMartyna.

La protagonista del libro, Alice, è persa in un mondo pieno di oscurità dove la luce sembra solo un’effimera illusione. Continua a cadere ma ogni volta che tenta di rialzarsi, la terra sembra franarle sotto i piedi in questo girone dell’inferno che sembra non avere mai una fine.

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La narrazione si apre con la rottura tra Alice e il suo ragazzo storico, Mario. Il dolore provocato dalla fine della loro relazione segnerà in modo indelebile la vita di Alice soprattutto nei mesi a seguire in cui i dolori e i problemi non mancano, ai quali si va ad aggiungere il ricordo di Mario e di ciò che lui e Alice erano insieme, che continua a perseguitarla come un fantasma del passato.

Alice è combattuta tra il bisogno di averlo accanto e la consapevolezza che tutto ciò che c’era fra loro non è altro che un lontano ricordo di un passato che non è poi così lontano.

E poi, poi arriva Riccardo che travolge Alice con la sua energia e fame di vita. Riccardo, il sognatore. Riccardo che ama i libri tanto quanto Alice. Riccardo che farebbe di tutto per lei. Riccardo che prima di dirle addio le dona un bacio, l’unico che mai si scambieranno i due, e che le domanda se lo riconoscerà quando diventerà una nuvola.

Riccardo che ama la vita ma che alla fine, quella stessa vita che tanto amava lo distrugge, lo stritola nella sua morsa da serpente velenoso e gli porta via tutto a poco a poco: la felicità, la dignità, Alice e i suoi sogni.

La scomparsa di Riccardo segna una svolta nella vita di Alice che ancora una volta si ritrova a dover ricominciare da zero, sola, abbandonata a sé stessa e distrutta. Mille dubbi la perseguitano. Perché Riccardo ha deciso di compiere un gesto così estremo? Perché non si è lasciato aiutare? Perché è stato tanto egoista  da scoppiare proprio come una bomba e da lasciare solo desolazione intorno a sé e nella vita di tutte le persone che lo hanno amato? Perché, perché, perché. Alice non riesce a darsi una risposta, si ritiene in parte responsabile. Vorrebbe aver fatto di più. Ma si può salvare qualcuno che non vuole essere salvato?

Con uno stile scorrevole, Sara Nucera racconta un dramma esistenziale che da personale, a poco a poco diventa universale.

Ammetto che non è stato amore a prima vista anzi, oserei dire che è stato più un amore a prima svista. All’inizio ho trovato serie difficoltà a comprendere la trama del libro a causa dei continui flashback e dell’aggiunta di nuovi personaggi che facevo fatica a  seguire.

Le descrizioni presenti nel libro non mi hanno fatta impazzire soprattutto perché erano più o meno tutte uguali. Non sono riuscita ad immaginare neanche un solo personaggio descritto all’interno de “I due Volti di una vita”. Non vi era una distinzione fra personaggi principali e personaggi secondari poiché come sopracitato, le descrizione avvenivano tutte nello stesso modo ovvero ogni qualvolta l’autrice menzionava un nuovo personaggio ricorreva a dei flashback relativi al primo incontro con il personaggio in questione, una breve descrizione del rapporto della protagonista con il suddetto personaggio e poi una brevissima descrizione caratteriale e fisica che comprendeva per lo più una descrizione dell’outfit dei personaggi ma niente che mi desse modo di avere un’idea della loro fisicità. Decisamente un punto a sfavore.

Le vicende sono descritte in modo superficiale tanto quanto i personaggi. Il finale mi ha decisamente delusa…

Aspettavo il finale con molta ansia, avevo bisogno di comprendere, avevo bisogno di risposte ma le risposte di Riccardo non sono state abbastanza esaustive.

Capisco che il concetto dell’uomo che si toglie la vita perché quest’ultima non soddisfa le sue idee da sognatore sia un concetto astratto che affascina ma, purtroppo, è un concetto che risulta fin troppo irreale poiché se davvero così fosse, saremmo tutti portati a rinunciare alle nostre vite poiché questo lungo viaggio che è la vita non ci rende mai del tutto soddisfatti al cento per cento.

La verità secondo me è che Riccardo era una persona fragile che alla fine è stato schiacciato dei suoi tanto amati sogni. Una persona fragile che ha scelto la via più facile per sé stesso e che poco ha pensato a coloro che lasciava dietro di sé. Alice, sua sorella, Alessandro…

Strano come la morte di un singolo individuo possa cambiare le vite di così tante persone in modi estremamente differenti.

Io credo che nel momento il cui l’essere superiore che determina la vita e la morte, decida di farci venire al mondo, iniziamo ad essere responsabili non solo per noi stessi ma soprattutto per le persone che conosceremo, che si fermeranno nella nostra vita per poco o per tanto tempo, poiché chiunque incontra il nostro sguardo anche per una frazione di secondo, prende un po’ di noi e lascia un po’ di sé e ad un certo punto tutti diventiamo delle granate pronte ad esplodere. Ma proprio quando stiamo per esplodere, dovremmo fermarci a pensare, non a come il mondo sarebbe senza di noi bensì a come il mondo di quelle persone che hanno fatto parte della nostra vita potrebbe cambiare con la nostra assenza.

È una sorta di patto non scritto in cui dal momento in cui conosciamo qualcuno, ci impegniamo a proteggerlo e a garantire la nostra presenza, sempre.

Io credo che, se tutti ci fermassimo a pensare anche solo per un secondo a nostra madre che stamattina ci ha sorriso, a nostro padre che tutti i giorni si spezza la schiena per garantirci un futuro, alla nostra migliore amica/o che da decenni ormai sopporta tutti i nostri cambiamenti d’umore , che ci difende e con la/il quale abbiamo fatto le cazzate più folli della nostra vita eviteremmo di fare qualcosa di stupido che poi risulterebbe solo ed esclusivamente un atto di egoismo puro.

Questo è ciò che ha fatto Riccardo, ha pensato solo a sé stesso e non a come la sua morte potesse cambiare le vite di tutte quelle persone che lo hanno amato. Il suo, è stato un atto di egoismo puro ed io proprio non tollero l’egoismo soprattutto quando non si tratta più solo di noi stessi ma quando c’è in ballo la vita di altre persone. Non si decide semplicemente di sparire dalla faccia della Terra. Non si può.

Ovviamente, è sbagliato crogiolarsi per sempre nel passato e nel ricordo di una persona che non c’è più tanto da diventarne quasi ossessionato e da lasciare che la propria vita vada in frantumi, come è successo ad Alessandro ma, la responsabilità più grande a mio parere, è e sarà sempre di Riccardo.

Dovremmo imparare ad accettare che non si può salvare chi non vuole essere salvato e che gli unici che veramente possono salvarci, siamo noi stessi.

Ho esposto a Sara tutte le mie perplessità e lei è stata molto cordiale e gentile nell’accettare le mie critiche. Durante una lunga chiacchierata cuore a cuore, mi ha spiegato da cosa nasce “I due Volti di una vita”, le dinamiche e le esperienze che l’hanno portata a imprimere su carta in modo indelebile i suoi pensieri.

Ho compreso che sicuramente c’è molto di più rispetto a quello che lei ha sentito il bisogno di scrivere ed ho compreso che effettivamente se non si conoscono i trascorsi dell’autrice è abbastanza difficile poter “giudicare” la sua opera.

Sicuramente la scelta di Sara relativa alla casa editrice non è stata azzeccatissima ma la piccola Sara di sedici anni eccitata all’idea di pubblicare un suo scritto non ha badato a questi piccoli dettagli che però fanno la differenza.

Ammetto che per essere un’opera scritta da una ragazzina di sedici anni, si capisce che c’è del potenziale. Ragion per cui confido nell’esperienza di una Sara più grande e matura e non vedo l’ora di leggere la storia dal punto di vista di Riccardo.

Auguro a Sara Nucera tutta la fortuna di questo mondo. Sicuramente la scelta di pubblicare con Feltrinelli le gioverà. Questa ragazza ha davvero del potenziale e non vedo l’ora di leggere le sue opere successive.

Il mio quindi è un voto di incoraggiamento. Non me ne vogliano tutti coloro che hanno scritto recensioni super positive riguardo a questo libro. Ho fatto un giro sul web prima di scrivere la mia recensione e ho notato che effettivamente erano tutte positive. Forse la mia recensione sfigura un po’ di fronte a tutti questi pareri “entusiasta” ma, personalmente, prediligo la sincerità. Dopotutto, la bellezza dei libri sta proprio nelle sensazioni differenti che suscitano di persona in persona.

Poiché come afferma la mia carissima amica Sara, (cito testualmente):

” Era un gioco di maschere la vita,

dopotutto ognuno di noi ne aveva una,

o forse anche di più.”

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Proprio perché io non voglio indossare alcuna maschera, sono stata sincera e sempre lo sarò perché l’unica cosa che né si può comprare né si può vendere è la dignità. E chiunque sceglie di avere un parere da me, riceverà sempre e comunque un parere sincero che sia questo positivo o negativo anche perché ci sono autori e Autori. E Sara ha accettato e apprezzato i miei consigli senza batter ciglio dimostrando di essere un’Autrice, ragion per cui credo proprio che farà molta strada.

Stile: 6/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 7/10

Voto complessivo: 6,50/10.

Consu Tiralongo

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La Zanzariera Rosa

Titolo: La Zanzariera Rosa

Autore: Francesca Federici17267420_1298858570210737_8028988099088351232_n

Casa Editrice: La Caravella Editrice

Genere: Romanzo di formazione

Pagine: 155

Francesca Federici nasce a Pesaro nel 1977. Da sempre appassionata di radio, è conduttrice di un programma in un’emittente locale. Vive con il suo gatto e con la musica di Jovanotti. Ama il viaggio, la meta e il ritorno. Nel 2013 ha pubblicato : “Viaggio in Sri Lanka” edito da “La Caravella Editrice”.


Teresa è sola, nessuno sente le sue urla, nessuno vede la sua paura e nessuno può condividere il suo dolore. L’impotenza di un’adolescente svuotata dalla violenza fisica e psicologica che subisce dai suoi coetanei, mentre tutti indifferenti continuano a vivere la propria omertosa esistenza, è una triste pagina della nostra società, descritta con audacia in questo romanzo. Teresa cerca di scappare, dimenticare e ripulirsi da quella ferocia che pare invisibile al mondo, senza chiedere aiuto, trovando riparo sotto la sua zanzariera rosa dove i sogni e i pensieri felici ancora sopravvivono.


“Non lo volevo il principe azzurro, io volevo le storie vere.”

“Ero più vicina alla terra, ai fiori, potevo cadere e rialzarmi in un attimo. Sono caduta spesso da piccola […]  ma mi sono sempre rialzata con gran disinvoltura, come a dire : <Tutto qui!> . la più grossa caduta della mia vita la farò più avanti, da quasi adolescente, da dove non mi rialzerò più.”

“Io avrei voluto rimanerci in quella scuola, volevo rimanere alle elementari, non lo volevo il passaporto per le medie, in cuor mio già sapevo tutto.”

“Avevo gli occhiali che erano come la mia maschera da super  eroe, mi davano sicurezza, era come se, con gli occhiali, nessuno si sarebbe accorto di me”.

“Dicevano che di me colpiva la mia dolcezza e la mia allegria, il mio approccio delicato e mai prepotente.”

“Io ero un’adolescente felice!”.

“Poi qualcosa si è rotto, si è infranto, si è frantumato in mille pezzi. Sono stata scaraventata a terra con una violenza tale che mi fanno ancora male le ossa. La scuola iniziava a turbarmi. La mia sveglia non era più una sveglia di buongiorno ma l’inizio di una giornata passata a vedere cose che non mi piacevano e ad ascoltare professori che insegnavano , ma non vedevano”.

“Vedevo e intuivo che qualcosa intorno a me non andava bene, che  il male esiste e fa paura.”

“Ricordo benissimo che, seppur piccola, coglievo ogni ingiustizia, minuscola, grande e ne soffrivo.  Volevo cambiarlo il mondo. Il mio animo usciva allo scoperto nei miei temi, lunghi, pieni di anima che fuggiva dal mio corpo prepotentemente solo nella scrittura. Troppo timida per manifestare disagi ad alta voce”.

“Cosa stava succedendo? Era come se il mondo iniziasse a girare al contrario, se i numeri partissero dall’infinito e arrivassero allo zero”.

“Perché la normalità dei miei giorni veniva travolta da questo nuovo sapore? Spietato era il sole che non riusciva più a illuminarmi, malefica la pioggia che pungeva come aghi sul viso teso”.

“Era una bandiera in mezzo a una tempesta, pronta per essere sradicata in qualsiasi momento”.

“Avrei voluto abbracciarlo, stringermelo. Fargli capire che avere un contatto con il suo corpo non era solo violenza, ma poteva significare anche affetto e amore. Mi chiedevo se aveva dimenticato, se era felice con una ragazza e se fosse spensierato. In cuor mio lo desideravo ardentemente, volevo che la sua vita fosse diventata un’esplosione di gioia.”

“Ancora non si parlava di bullismo, delle morti di giovani ragazzi sopraffatti dallo schifo di queste persone. Allora si andava a scuola e basta. Quelle mura e chi le abitava erano omertose, non si parlava di altro che di materie, di voti […]”

“Vi siete mai fermati a pensare come si è piccoli e inermi a dodici, tredici anni e di come il mondo ci viene addosso come un tir impazzito? E a dodici anni si è minuscoli e a volte non si ha né la forza né la prontezza di scappare da questo tir e ci si può solo rimanere schiacciati, a vita.”

“L’adolescenza è roba da grandi, da vivere quando si è forti, quando si è maturata una consapevolezza di sé impenetrabile e imperturbabile. La vita, forse, davvero andrebbe  vissuta alla rovescia”.

“La mia testa ha buttato parecchi ricordi nella spazzatura, ma la mia anima no, la mia anima si è tenuta tutto, nei dettagli, non tralasciando nessun particolare”.

“Non sono mai riuscita a parlare di sesso con le mie amiche, provavo vergogna anche solo nel sentirla nominare quella parola, come fosse una bestemmia”.

“È stata mia mamma insieme a mio babbo, inconsciamente, a cercare di tirarmi fuori dalla rete dei vigliacchi, firmandomi le giustificazioni quando io a scuola proprio non riuscivo ad andarci.”

“Volevo rimanere a letto, lasciatemi sotto le coperte, abbracciata alla mia zanzariera rose. Lasciatemi qui, a cullarmi nella mia adolescenza, a sentire il mio cuore battere e i miei polmoni respirare. Io a letto ero più che mai viva perché mi sentivo protetta.”

“Forse pensavo che i sogni mi avrebbero portata via da  quella miseria”.

“Volevo volare”.

“Guardavo il mondo dall’alto, a mezz’aria tra il cielo e la terra”.

“Voglio gridare che le vittime di bullismo non sono persone sfigate. Bambini orfani, bambini con genitori mutilati, bambini con un fratello che li picchia a sangue. No, le vittime di bullismo sono persone normalissime. “

“Li osservavo, impaurita e schifata, sperando che non fossero solo i miei occhi a vedere. Credo che altri occhi abbiano visto, ma per disinteresse non abbiano parlato”.

“Ormai ero isolata, un pulcino solo, senza la sua mamma”.

“Capisco quando le vittime di abusi non parlano, perché pensano che siano stati loro ad aver provocato l’ingiustizia”.

“Ormai la scuola era diventata un incubo, avevo una febbre costante, mai giustificata da nessun dottore. Sicuramente il mio corpo, se avesse potuto, avrebbe gridato la diagnosi: BULLISMO!”

“Il mondo è caduto, il cielo, le stelle, il sole… tutto, sulle mie piccole spalle”.

“Mai ho avuto un pensiero di ribellione, perché i vigliacchi ti fanno sentire sbagliata e se parli, reagisci, poi ci stai male perché le tue parole potrebbero metterli nei guai. Un cuore troppo grande si sacrifica pur di non veder sacrificare”.

“Ecco perché ci sono ancora ragazzi e ragazze che ci muoiono di questo atroce dolore. Perché non ne parlano, perché si sentono in colpa e non vogliono creare sofferenza a nessuno.”

“Le vittime di bullismo difficilmente fanno trasparire il loro disagio. Raramente i genitori, o chi per loro, sanno quello che succede. Questi ragazzi sono bravissimi a occultare tutto, a ripulire la scena del crimine con i loro sorrisi amari. Ma non possono nascondere niente al loro cuore che piange e sanguina come quello di Cristo in Croce”.

“Quando si pensa al suicidio, nel momento in cui la vita ti investe con tutte le sue novità ed esperienze, significa che l’unico strumento che si ha per salvarsi dai vigliacchi è la morte. Solo così si potrà trovare pace”.

“La cosa che mi spaventava era la lucidità con cui pensavo alla morte, al come non mi facesse paura, anzi mi dava una sensazione di pace infinita, come l’infinito era quello che stavo per toccare”.

“Non parlavo a nessuno del mio progetto, forse nemmeno a me stessa e mi chiedo come mai avessi pensato di impiccarmi, quando buttarsi dalla finestra sarebbe stato più facile. A pensarci una risposta ce l’ho: io non volevo essere vista, tutto doveva avvenire in maniera silenziosa e senza troppi clamori. Avevo paura, anche in quel caso di essere derisa, e che i vigliacchi si fossero avventati su di me con le loro parole e i loro gesti. Non volevo essere un loro oggetto da massacrare, almeno da morta.”

“Il bullismo non finisce con la fine della scuola, il bullismo ti sporca la vita, è una fedina penale”.

“Avrei voluto provare a morire, giocare alla morte, un po’ come si fa con L’allegro chirurgo, volevo vedere se almeno fosse stata decorosa . se mi avessero dato la dignità che mi avevano tolto da viva.”


 

Buonasera carissimi lettori,

sono lieta di presentarvi “La Zanzariera Rosa” edito dalla “Caravella Editrice”, che ringrazio per la copia omaggio inviatami.

La protagonista di queste pagine intense è Teresa, una giovane adolescente nata alla fine degli anni ’70 che attraverso le parole di Francesca Federici racconta la sua esperienza di vittima di bullismo.  La sua è una storia ricca di dolore, di solitudine e di incomprensione dove gli adulti, forse poco attenti, rimangono spettatori silenziosi.

Francesca Federici, con grande abilità e scioltezza , sceglie di narrare questa tragica storia in prima persona coinvolgendo il lettore nelle vicende narrate da Teresa che in un certo momento non sono più i soprusi vissuti solo da lei ma che gradualmente diventano: “Quell’insulto alla ragazzina che è troppo magra o che ha qualche chilo di troppo, quel sorriso scaturito dalla battuta dell’idiota che si prende gioco del ragazzo indifeso” che tutti noi consciamente o inconsciamente abbiamo fatto almeno una volta nella vita, non rendendoci conto del male che quella risa o quella battuta potevano fare a chi li riceveva.

La narrazione si apre con i primi anni di vita di Teresa, ricchi di gioia, sorrisi, serenità, giochi, affetti e amicizie, per poi ritrovarsi catapultati nell’inferno delle scuole medie che per la protagonista rappresenteranno non solo il momento di transizione per eccellenza ma il punto di non ritorno.

Ci troviamo  nella scuola degli ultimi anni ’80 e dei primissimi anni ’90 dove la parola “Bullismo” non è ancora di uso comune. Pochi conoscono e riescono a capire realmente l’atrocità del suo significato. I professori, i genitori e tutti coloro che vivono intorno alla giovane protagonista, ignorano l’orrore di cui lei è vittima. Nessuno riesce a salvarla. Forse è sbagliato e soprattutto pretenzioso pretendere che qualcun altro ci salvi, forse, gli unici che dovrebbero avere la forza di salvarsi, siamo noi stessi proprio perché si rischia di annegare aspettando che qualcuno si accorga che la marea ci ha travolti.

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Sono stata vittima di bullismo per ben tre anni. Questo libro ha riaperto ferite che credevo si fossero ormai chiuse molto tempo fa ma, come afferma Teresa, dal bullismo non si guarisce. È una malattia che ti porti dentro tutta la vita, come un malato terminale. Alle volte credi di aver dimenticato, ti illudi pensando di poter andare avanti ma quel dolore, quel dolore è sempre lì pronto a riaffacciarsi nella tua vita e a renderla nuovamente un inferno.

Ricordo il senso di sporco, le fitte allo stomaco che nessun dottore riusciva mai a giustificare poiché ero apparentemente sana. Ricordo i pianti all’uscita della scuola, il non voler tornare a casa per paura di dover spiegare ai miei genitori,  tutto quel male al quale non c’era una spiegazione.

Mi rivolsi ai professori. Loro vedevano, sentivano ma non agivano, mai. Un giorno, un mio compagno di classe stava per spingermi in mezzo alle automobili in corsa, se non mi fossi difesa, adesso non sarei qui a parlarne. Lo giustificarono. Chiamarono i miei genitori e addolcirono la pillola. Il loro gioco riuscì a meraviglia dal momento che i miei erano all’oscuro di tutto, quindi quando i professori chiesero loro se volevano far sospendere il ragazzo che aveva tentato di uccidermi, loro risposero di no. Mi sentii tradita. Tradita dai miei genitori, tradita dai miei professori. Tradita e violata perché neanche quella volta riuscii ad avere giustizia per quei tre anni d’inferno che avevo vissuto.

Ricordo che quella volta in cui mia sorella intuì che qualcosa non andava, la insultai e le dissi di farsi gli affari suoi. Le rinfacciai la nostra differenza d’età. Le dissi che trovavo ridicolo il fatto che lei non ci fosse mai stata per me e che adesso, a distanza d’anni volesse giocare a fare la sorella presente. Lessi la delusione nei suoi occhi. Sapevo di averla ferita, avevo centrato il bersaglio in pieno. Non mi chiese più niente. Ero di nuovo libera di custodire il mio sporco segreto.

Probabilmente anche io pensai al suicidio ma non era mai stata davvero un’alternativa, per me. Sono sempre stata una guerriera, non gliel’avrei data vinta. Iniziai a leggere e a scrivere, i libri erano la mia valvola di sfogo. Riuscii ad andare avanti riponendo fiducia nel domani. Sperando che tutto questo non sarebbe durato a vita.

La scuola media finì ed io ero cambiata totalmente. Non mi fidavo più del genere umano. Avevo innalzato una corazza impenetrabile che mi avrebbe protetto da tutto e tutti. Non fui più vittima di bullismo. I miei genitori non si resero mai conto dell’inferno che quella scuola rappresentava per me. Avevo allontanato l’unica persona che voleva aiutarmi e mi ero trasformata in un robot incapace di provare emozioni.

Dopo un po’, il senso di sporco, il senso di vuoto e la paura mi hanno abbandonata o meglio, ho riposto quei brutti ricordi nel lato più profondo della mia anima e seppur la mia mente ha rimosso gran parte di quel periodo, la mia anima è ancora macchiata dallo squallore di quei giorni.

Il bullismo è come una malattia terminale, non si guarisce mai fino in fondo e ti marchia a sangue, ti cambia e ti rende inutile e insicura.

Ero quasi morta ma sono resuscitata. Sono andata avanti e ho sperato in un futuro migliore. Non volevo che loro vincessero e alla fine ho vinto io. Non ho aspettato che qualcuno mi salvasse, mi sono salvata da sola. Ho avuto coraggio e mentre stavo annegando ho ricominciato a nuotare fin quando non ho raggiunto la terra ferma.

Essere vittima di bullismo mi ha cambiato la vita, non sempre in modo positivo.

Avevo riposto tutto questo schifo nella parte più profonda della mia anima. Quando ho scelto “La Zanzariera Rosa” tra i libri nel catalogo della Caravella, non pensavo che questo libro avrebbe potuto farmi stare nuovamente così male.

L’ho amato e odiato al tempo stesso.

La Zanzariera Rosa racconta una storia che non è quella di Teresa ma di ogni singolo ragazzino che si trova nello stesso inferno.

Una verità scomoda quella che racconta Francesca Federici, scomoda cruda e reale. Fin troppo reale per questa società che oramai vive solo di barriere reali e virtuali. Mi viene da pensare molto quando sento la gente dare la colpa a “questa società malata”, ci avete mai pensato che la società siete voi? Che la società siamo io, tu, lei, lui, noi? Ci avete mai pensato?

Una sola cosa non ho apprezzato di questo libro: il finale. Non voglio essere ipocrita dicendo che tutte le vittime di bullismo ne escono indenni e che la vita poi è tutta rose e fiori. Sono consapevole che la maggior parte dei ragazzini che si trovano in questo inferno, non riescono a sopportare la pressione esercitata “dalla società” e decidono che l’unica soluzione è quella di metter fine alla loro vita.

Capisco che il messaggio del libro è quello di stare attenti a come ci comportiamo con chi ci sta intorno perché le nostre risate e le nostre parole hanno un impatto differente di persona in persona ma al tempo stesso, a mio parere, il libro dà un messaggio crudele :” È più semplice togliersi la vita che affrontare chi ci fa del male”.

 

Io ce l’ho fatta. Sono riuscita ad andare avanti e come me tanti altri ragazzi. Purtroppo c’è chi si è perso nella selva oscura tentando di tornare sulla dritta via ma c’è anche chi ha affrontato tutte le peripezie per riprendersi la propria vita.

La zanzariera rosa avrebbe dovuto avere un finale più lieto. Teresa avrebbe dovuto andare al liceo, conoscere il vero amore, imparare a distinguere le vere amicizie da quelle false, vivere la propria vita, non essere la protagonista di una storia interrotta troppo presto.

Non mi sento di affermare che la mia vita è bellissima e spettacolare. Ancora oggi non riesco a parlare di ciò che mi è successo con i miei genitori. L’ho ammesso solo un paio di volte, a scuola. Essere vittima di bullismo ha avuto delle conseguenze sul mio rapporto con gli altri e sul mio modo di vedere il mondo.

Di tanto in tanto, i momenti di sconforto arrivano ma nonostante tutto sono felice di non aver lasciato vincere loro.

Non mi sento di invitare le vittime di bullismo ad uscire allo scoperto perché so quanto sia difficile. So quanto difficile possa essere parlare con i propri genitori e indossare costantemente un falso sorriso inondando ogni notte il proprio cuscino di lacrime. Conosco il senso di vuoto nella consapevolezza che tutti in quella classe sono a conoscenza ma nessuno parla. E conosco la delusione del trovare il coraggio di parlarne con chi di dovere e realizzare che la persona in questione non farà assolutamente niente e sceglierà la via dell’omertà.

www.mondadoristore.it

Purtroppo questa è una battaglia che va combattuta da soli. Si rischia di annegare se si aspetta che qualcuno ci venga a salvare. Vi auguro di trovare in voi stessi la forza di non mollare e di andare avanti perché la vita è il dono più bello che ci hanno mai fatto e non va sprecato.

Mi sento di citare Fiorella Mannoia:

“Per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta

Per quanto sembri incoerente e testarda, se cadi ti aspetta

E siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta

Tenersela stretta”.

Era necessario raccontarvi la mia esperienza personale per farvi capire in che modo ho analizzato la storia di Teresa.


Stile: 7/10

Contenuto: 8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto Complessivo: 7,50/10

Buona vita a tutti cari Lettori. Abbiate sempre il coraggio di essere voi stessi e di lottare per ciò in cui credete.

Vostra Consu

Pubblicato in: Recensioni

Destiny. Un amore in gioco

Titolo: Destiny. Un amore in gioco

Autore: Lindsey Summers

Casa Editrice: Newton Compton Editori

Genere: Young Adult

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Lindsey Summers ha cominciato a postare la sua storia su wattpad, che inizialmente si chiamava “The CellPhone Swap”. Dopo pochi capitoli aveva già collezionato centinaia di migliaia di lettori che volevano che scrivesse ancora, finché quei lettori sono diventati milioni e il suo libro è stato acquistato all’asta per essere pubblicato da Kate Egan, editor della trilogia “Hunger Games”.


     “Non le stava semplicemente dicendo i suoi sentimenti. Glieli stava mostrando. E questo significava tutto.”


Per Keeley sarebbe stato già un disastro aver preso il telefono sbagliato, l’ultimo giorno di scuola appena prima di partire per le vacanze estive. Ma il disastro si trasforma in una vera catastrofe quando scopre di aver preso per errore quello dell’odioso, egocentrico Talon, che tra l’altro è appena partito per il ritiro di football… con il suo telefono. Con riluttanza, i due decidono di inoltrarsi reciprocamente i rispettivi messaggi per una settimana. E così, giorno dopo giorno, Keeley inizia a conoscere un altro lato di Talon, che non le dispiace per nulla. C’è molto oltre la facciata dell’atleta sbruffone che la maggior parte delle persone vede. E inizia a esserci molto di più anche nel cuore di Keeley riguardo a Talon. Troppo. Messaggio dopo messaggio, riesce a esprimersi come non le era mai capitato, e sente che potrebbe davvero diventare la persona che ha sempre voluto essere. E quando i due finalmente, dopo sette lunghi giorni, si incontrano per scambiarsi i telefoni, scocca la magica scintilla. Ma, mentre Keeley ha giocato a carte scoperte, Talon nasconde un segreto che li riguarda. Qualcosa che potrebbe cambiare la loro relazione. E quando Keeley lo verrà a sapere, potrà fidarsi ancora di lui?


 

Come spesso accade ultimamente, anche il romanzo di cui sto per parlarvi,  ha come punto di partenza Wattpad sul quale ha riscosso moltissimo successo con il titolo : “The CellPhone Swap”. Avete capito di che libro sto parlando? Indovinato, “Destiny. Un amore in gioco” di  Lindsey Summers , edito dalla Newton Compton Editori che ringrazio di cuore per il graditissimo omaggio.

È quindi con immenso piacere che vi presento in  anteprima un grande successo del passaparola , diventato virale su Wattpad e apprezzato da un pubblico giovanile e non solo. Potete trovarlo in tutte la librerie dal 25 maggio.

In questa nuova era “social” dove tutto si svolge all’insegna dei social network, Lindsey Summers ci regala una storia d’amore in stile “High School”,  dove messaggi di testo e chiamate al cellulare sono l’unico contatto che i due protagonisti, Keeley e Talon, scambieranno, e che permetterà loro di scoprire lati sconosciuti dei loro caratteri e li farà innamorare.

Puoi innamorarti di qualcuno che non hai mai incontrato?

Una domanda che Keeley non si era mai posta, eppure, in poco tempo, diventa un pensiero costante e fisso nella sua mente.   Keeley vive una vita monotona all’ombra del fratello gemello, Zach, acclamato da tutti. Stella nascente e  quarterback della squadra di football della scuola. Il più popolare. Il più intelligente. Il più conosciuto. E mentre il fratello vive il sogno di ogni teenager, Keeley rimane ai margini da tutta la vita sperando di essere notata anche lei, un giorno.

Così, quando una sera, ritrova il suo nuovo telefono dimenticato in un locale, non si aspetta di certo la telefonata che le cambierà la vita. Di punto in bianco si accorge che quello non è il suo cellulare e che qualcuno deve averlo scambiato con il suo. Inizia così, di sera, al caldo nel suo letto, la conversazione più strana con il ragazzo più strano e arrogante che abbia mai conosciuto. I due decidono di scambiarsi il cellulare il prima possibile e nel frattempo l’uno passa all’altro i messaggi che arrivano nel proprio telefono. Inizia così un’ amicizia improbabile che presto diventa qualcosa di più. Un confrontarsi, un conoscersi, un prendersi in giro, uno scoprire se stessi attraverso gli occhi di qualcun altro. Qualcun altro che non hai mai visto, mai conosciuto, eppure che sembra proprio la tua metà mancante.

Keeley è dolce, intelligente e buona. E’ la classica ragazza della porta accanto, che tutti considerano un’amica perfetta ma che nessuno si sognerebbe di invitare a cena fuori.  Suo fratello Zach si è sempre approfittato della sua bontà almeno fin quando Talon entra nella sua vita, scombussolandola e aprendole gli occhi. Keeley inizia a porsi delle domande e a realizzare che, a volte, essere egoiste e volere qualcosa solo per sè è giusto e naturale. Keeley è un personaggio dinamico all’interno della storia e subisce una metamorfosi  radicale e naturale che risulta quasi inevitabile nell’adolescenza.

All’improvviso Keeley non è più  la ragazza invisibile. Qualcuno riesce a vederla, a comprenderla e addirittura a farla sentire desiderata, per la prima volta nella sua vita. Quel qualcuno è Talon. I due protagonisti di “Destiny” conoscono solo i loro nomi, nient’altro. Né la scuola in cui vanno, né l’indirizzo di casa né il proprio aspetto. Sanno solo quello che l’altro vuole che sappia e presto, questa inusuale i amicizia diventa qualcosa di più, qualcosa di unico e irripetibile.

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Così, Trascorsa una settimana, i due finalmente si incontrano e Keeley non riesce a credere ai suoi occhi. Talon non è solo divertente, disarmante e intelligente. Talon è anche eccitante e sexy, tremendamente sexy. Ma qualcosa non va. Da dolce e divertente, Talon, subito dopo averla incontrata di persona, diventa freddo e scostante e sembra volerla  allontanare.

Talon è il grande mistero della storia. E’ arrogante, pieno di sé, divertente, intelligente, protettivo e sexy. La storia subisce una svolta quando tutto ciò che Keeley credeva di sapere su di lui, viene ribaltato . Da dolce diventa freddo. Da divertente diventa lunatico. Ma Talon è il mistero fatto persona, ragion per cui, quando si pensa di averlo compreso, di aver trovato l’ultimo tassello del puzzle della sua vita, si scoprono nuove sfaccettature del suo carattere, ragion per cui è impossibile non amarlo.

La trama è promettente ed originale. Da subito la storia presenta  un intreccio coinvolgente ed intrigante, tant’è che sono riuscita a leggere “Destiny” in meno di ventiquattro ore. La narrazione in terza persona non penalizza eccessivamente la storia anche se di tanto in tanto distoglie l’attenzione dalle vicende e dai personaggi. La narrazione risulta molto semplice, fluida, scorrevole, frizzante e divertente.  I personaggi principali sono ben descritti e suscitano empatia, è impossibile non amarli.

Il grande punto di domanda ruota intorno al personaggio di Talon e a tutti i controsensi che lo definiscono. Keeley si chiede chi sia, quale sia il suo segreto e perché sembra soffrire così tanto dietro una corazza di scherno e sorrisi.

La storia è appassionante, romantica ,divertente, fresca e originale . Malgrado possa sembrare banale, è in realtà ricca di messaggi importanti.

I temi centrali del libro sono la  vendetta e la redenzione. La Summers tratta  uno dei temi più scottanti dei nostri tempi con leggerezza e tatto ; la vendetta. Il messaggio che prova a mandare con “Destiny” è un messaggio estremamente importante: “La vendetta è pericolosa e bisogna agire a sangue freddo poiché le reazioni a caldo, il più delle volte portano solo danni e dolore”.

La Summers  con il suo stile allegro e fluido tratta argomenti anche ben più complessi e attuali che riguardano il mondo adolescenziale e non solo: la rivalità, il non sentirsi abbastanza in gamba da mostrare il proprio essere, la difficoltà di trovare il proprio posto nella società, la famiglia, le aspettative di cui tutti si sentono eccessivamente investiti che hanno il risultato di creare automi senza una propria personalità, al servizio dei più potenti.

Un libro pieno di messaggi importanti quello della Summers . “Destiny” ci insegna che l’idea che la nostra vita debba essere impostata secondo uno schema ben studiato e programmato non va bene. Ognuno deve essere l’artefice del proprio futuro e giudicare i ragazzi perché non hanno le idee chiare a diciotto anni è profondamente sbagliato.

Il libro merita senz’altro un giudizio positivo. Lo consiglio a coloro che cercano una lettura leggera e autoconclusiva, frizzante, sconvolgente e soprattutto scritta bene.

Stile: 7/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 7/10

Voto Complessivo: 7/10

Buona lettura!

Consu Tiralongo