LifeStyle

La Mafia è Una Montagna di Merda

Ciao.

Saluto te che mi segui da anni, tu che hai iniziato a leggermi solo qualche settimana fa e saluto persino te, lettore curioso che passi di tanto qui nella mia piccola casa e che lo fai in silenzio, senza far rumore, che ti volatilizzi con la stessa velocità con cui appari, che non mi degni del tuo prezioso follow ma che continui a leggermi da mesi e che, inconsapevolmente, mi fai dono di qualcosa di ancora più prezioso; il tuo tempo e la tua attenzione che, nonostante tutto, è proprio ciò di cui vado alla ricerca.

Probabilmente, voi tutti, siete abituati a leggere tematiche diverse qui su Paper Girl, siete abituati ad un timbro e ad un tono differente da quello che sto usando oggi ma , sapete cosa? Sento la necessità di scrivere ciò che state leggendo, pur consapevole che il mio pubblico, abituale e non, troverà inusuale il mio post a cuore aperto e, probabilmente non riuscirà nemmeno ad apprezzarlo fino in fondo, però, sento il bisogno di scriverlo comunque, di andare controcorrente, non per voi ma per me stessa.

Se siete arrivati a leggere fin qui probabilmente siete perspicaci abbastanza da comprendere che il tema di questo articolo è proprio la necessità e il dovere di andare controcorrente e di rivendicare il proprio diritto alla diversità. Sapete perché vi parlo di tutto questo? Perché Paper Girl prima di essere un blog letterario, rappresenta il mio rifugio online da ciò che non riesco ad accettare della vita. Una piccola casetta o, stanzetta, se preferite, che ho costruito negli anni, a mia immagine e somiglianza. Un luogo in cui essere semplicemente Consu e non la Consuelo figlia o alunna o ancora, amica, sorella di. Un luogo in cui essere me stessa senza pretese né aspettative, e rivendicare la mia identità che è stata calpestata fin troppe volte, negli ultimi anni.

Quest’oggi ho preso parte all’ultima assemblea d’istituto della storia della mia vita e, penso che sia stato un segno del destino considerando che non avevo la minima intenzione di partecipare ma che, tutto ciò non solo mi ha scosso ma, addirittura mi ha dato l’ispirazione per scrivere questo post. È stata una sorta di “Assemblea Top-Secret” in quanto, ai ragazzi non è stato comunicato nulla sul tema di quest’ultima.

Lo staff di ScuolaZoo è stato ospite dell’ITC Enrico Mattei di Avola che, a sua volta ha intrattenuto e ospitato anche i ragazzi e i professori dell’Istituto Superiore Ettore Majorana sezione Licei, tra questi, vi era anche la mia classe; V° H sez. Linguistico.

Personalmente, non conoscevo ScuolaZoo aldilà degli esilaranti video e meme a tema scolastico; “maturando in crisi”, pubblicati sulla loro pagina instagram, seguita da più di tre milioni di utenti e che, più volte mi sono ritrovata ,persino io, a condividere sui miei account social, facendomi una sana risata. Ragion per cui, pensavo di assistere alla solita vecchia assemblea d’istituto con musica a tutto volume e battutine squallide invece, con mia grande sorpresa, ho assistito ad un incontro dal valore sociale e culturale, superiore a tutti gli incontri scolastici a cui mi è capitato di assistere.

Ho scoperto un’umanità colta e altruista che mi ha piacevolmente sorpresa per il proprio impegno sociale e per la passione che vi è dietro un progetto nato dal nulla, quasi per gioco ma che, negli anni si è fatto portavoce di milioni di studenti, trattando con la dovuta serietà e, con un pizzico di sarcasmo, non solo tematiche scolastiche ma, soprattutto sociali che includono ragazzi e adulti in modo egualitario e che, riescono a scandagliare le anime di grandi e piccini.

Lo staff è riuscito ad intrattenere ragazzi di ogni età con la simpatia che li contraddistingue facendoci ridere a crepapelle e ballare. Hanno poi invitato Roberto Pavone a spiegare il motivo ed il contesto sociale per il quale è stata organizzata l’assemblea; la lotta al bullismo in tutte le sue sfaccettature e forme; dal bullismo fisico a quello psicologico ,al cyberbullismo fino ad arrivare al bullismo che si trasforma in associazione a delinquere ; rispettivamente in Camorra e Mafia. Perché la Mafia non è lontana da noi ma è tra di noi e vi sono dei piccoli accorgimenti che si possono mettere in atto per evitare di entrarne a far parte che sia da bullo, da vittima o da spettatore omertoso, poco importa, poiché tutti hanno la responsabilità civile e morale di evitare di entrare in questo circolo vizioso.

Bisogna allontanare dalla nostra quotidianità l’illecito, in tutte le sue forme; che sia l’acquisto di una canna o un pestaggio per questioni economiche o amorose fino alla richiesta del pizzo e alle uccisioni , poiché sono tutte facce della stessa medaglia. Basta davvero poco per alimentare questa bestia dalle fattezze infinite e, apparentemente immortale e ci vuole tanto, troppo per sconfiggerla, il più delle volte pagando costi esorbitanti che si tramutano nella perdita di milioni di vite a causa di un ideale comune; la libertà.

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Così come Roma non fu costruita in un solo giorno, nemmeno la Mafia può essere eliminata in tempi brevi ma, ogni piccolo gesto è un passo in più verso la libertà. Ne è la dimostrazione vivente l’imprenditore Luigi Leonardi, testimone di Giustizia che ha deciso di condividere con noi ragazzi la propria storia di lotta alla camorra, proprio nel giorno in cui ricorre il quarantunesimo anniversario della Morte di Peppino Impastato.

Il primo incontro ravvicinato dell’imprenditore Leonardi, con i clan malavitosi  risale al 2001. Inizialmente, pensava di potersi ribellare a quella realtà che aveva sempre osservato da testimone silente, in disparte, ma ha ben presto compreso che con la camorra non si scherza e che se si vuole sopravvivere nel mondo, alle volte è necessario sottostare alle regole del più forte, non tanto per se stessi ma per proteggere chi si ama.

Luigi Leonardi è stato costretto a pagare il pizzo per anni, finché non ha deciso che quella non era più vita, finché non ha compreso che la dignità vale più di ogni altra cosa, finché non ha deciso di dire basta e di diventare uno dei pochi esempi di come il male può essere sconfitto, in tutte le sue forme. È andato contro tutto e tutti, persino contro la propria famiglia per preservare il proprio duro lavoro frutto di anni di sacrifici e per permettere non solo alla propria generazione ma, persino alle nuove, inclusa la nostra, di vivere in un’Italia in cui prevale il bene e, in cui quest’ultimo vince sempre contro il male.

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Luigi Leonardi ha trovato la forza di denunciare e, dalla sua deposizione è partito uno dei più famosi e più importanti maxi processi contro la camorra; 174 arrestati, indagini ancora in corso, interi clan spodestati, tutto grazie alla forza di un uomo che ha rinunciato alla propria libertà pur di permettere a noi Millennials di vivere appieno la nostra.

La sua lotta contro la camorra ha portato alla forzata chiusura di cinque esercizi commerciali in cinque città differenti e, alla perdita oltre ad ingenti somme di capitale, del bene più prezioso, la libertà. Da quasi quattro anni, vive sotto scorta una sorta di vita a metà; lontano dalla propria famiglia, dai propri amici e con la consapevolezza di non poter avere nessun al proprio fianco in quello che è ormai diventato il suo piccolo Paradiso-Inferno.

Dopo aver ascoltato attentamente la sua storia, una ragazza si alza in piedi e gli chiede se ha mai più sentito la propria famiglia. Da sempre dotata di un grande spirito d’osservazione, noto che gli tremano le mani ma con la voce ferma e, con la calma di chi è in pace con se stesso, sicuro di aver fatto la cosa giusta , risponde :

Non sento né mia madre né i miei fratelli da quando ho deciso di denunciare. Per me va bene così, so che era una responsabilità troppo grande da sopportare, ho capito e perdonato mia madre. Seguo la loro vita da lontano e, qualora avessero bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, gliela farei arrivare in completo anonimato. La mia presenza nelle loro vite era troppo pesante così ho deciso di fare loro il regalo più bello che avessi mai potuto fargli. Gli ho regalato la mia assenza.

Ho sentito i brividi scorrermi lungo la schiena e sulle braccia. Ho pianto a quelle parole, ho pianto all’idea di una forza e di un amore così grande. Le sue parole mi hanno scosso fin dentro l’anima. Ho chiuso gli occhi e, per qualche secondo ho immaginato come sarebbe l’Italia se tutti avessero il coraggio di Luigi Leonardi, la forza di ribellarsi ad una società sbagliata. Mi sarebbe piaciuto vivere in un’Italia così, in un mondo così, perché il male non esiste solo in Sicilia, in Calabria o in Campania, il male esiste e persiste in qualsiasi parte del mondo. Ognuno di noi, però, può fare la differenza, ed è questo il messaggio di speranza che Luigi ha lanciato a noi tutti.

Ha affermato che ciò che potevano fare le vecchie generazioni, è già stato fatto. È pertanto, nostra responsabilità rendere il mondo migliore affinché le parole e gli ideali di grandi uomini quali; Peppino Impastato, Falcone, Borsellino e Leonardi non vadano persi nel nulla ma rappresentino un’eredità importante da preservare nonché, una missione da portare a termine.

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Siamo la generazione 2.0, i così detti Millennials, coloro che possono rovesciare il destino della nostra società per rendere l’Italia e il mondo, un posto migliore in cui mettere al mondo i nostri futuri figli, per permettere a loro di vivere in una società che non ci vuole tutti uguali ma che ama e rispetta ogni forma di diversità, che preserva la libertà in ogni sua forma e tutti i nostri diritti, in primis, il diritto alla vita.

Perché non basta creare hashtags o dire, pensare che la MAFIA è UNA MONTAGNA DI MERDA, per sconfiggerla, dobbiamo trattarla da tale. Da grande amante delle parole, pur andando contro me stessa e contro l’ideale dell’importanza della parola stessa, mi rendo conto che le parole pronunciate, scritte, persino pensate, se restassero tali, perderebbero di potere e d’importanza, diventerebbero metafisica . La Mafia però non è metafisica, pertanto è necessario agire. Io ho già scelto da che parte stare, e voi?

“Mio Padre, la mia Famiglia, il mio Paese…

Io voglio fottermene, io voglio scrivere che la mafia è una Montagna di Merda. Io voglio Urlare!”

 – Peppino Impastato (5 Gennaio 1948- 9 Maggio 1978)

peppinoimpastato

Consuelo

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6 risposte a "La Mafia è Una Montagna di Merda"

  1. Aldo Moro e Peppino Impastato due facce della stessa medaglia.

    “il mio pubblico abituale” è una definizione che mi stona un po’ Noi qui nei nostri spazi siamo reciprocamente ospiti e spesso negli anni amici.

    Per lavoro per moltissimi anni sono stata Ghost writer di una personalità assai importante ed ho imparato chi messaggi più concisi sono e meglio arrivano e sono seguiti.

    Perdonami l’ardire.

    shera

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  2. Ciao, ti scopro stasera per la tua visita al mio blog e sono venuto a leggerti. Questo post risalta senza dubbio rispetto agli altri, e dici cose importanti. Purtroppo non sempre si può essere capiti, ma non importa, conta solo creare dialogo e capire. Spero di trovarti spesso anche da me, ma sappi che in ogni caso lasci un’impronta importante. 😉

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