Segnalazioni

Due Cuori In Affitto – Segnalazione

due-cuori-in-affitto-x1000.jpgTitolo: Due Cuori In Affitto
Autore: Felicia Kingsley
Genere: Romance
Casa Editrice: Newton Compton Editori
Pagine: 352
Prezzo Cartaceo: 10,00 €
Data di uscita: 9 Maggio 2019

Felicia Kingsley è nata nel 1987, vive in provincia di Modena e lavora come architetto. Matrimonio di convenienza, il suo primo romanzo inizialmente autopubblicato, ha riscosso grande successo in libreria con Newton Compton ed è diventato il secondo ebook più letto del 2017. Stronze si nasce e Una Cenerentola a Manhattan sono stati nella classifica dei bestseller per settimane. Due cuori in affitto è il suo quarto libro. Per saperne di più: http://www.feliciakingsley.com

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Trama:

Summer ha ventisette anni ed è californiana. Blake ne ha quasi trentatré ed è un vero newyorkese. Lei aspira a diventare una sceneggiatrice di successo, ma per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv. Lui è uno scrittore da svariati milioni di copie e i suoi bestseller sono sempre nella classifica dei libri più venduti. Summer è fidanzata con un uomo molto più grande di lei, mentre Blake è single per vocazione. Lei è una persona ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga e beve tè verde; lui fa colazione con un Bloody Mary e due sigarette, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. Summer e Blake non hanno proprio niente in comune, a parte una casa delle vacanze negli Hamptons, che per un mancato passaggio di informazioni è stata affittata a entrambi. Qualcuno se ne deve andare, ma tutti e due hanno ottime ragioni per restare. E le ragioni potrebbero aumentare con il passare dei giorni…


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LifeStyle

La Mafia è Una Montagna di Merda

Ciao.

Saluto te che mi segui da anni, tu che hai iniziato a leggermi solo qualche settimana fa e saluto persino te, lettore curioso che passi di tanto qui nella mia piccola casa e che lo fai in silenzio, senza far rumore, che ti volatilizzi con la stessa velocità con cui appari, che non mi degni del tuo prezioso follow ma che continui a leggermi da mesi e che, inconsapevolmente, mi fai dono di qualcosa di ancora più prezioso; il tuo tempo e la tua attenzione che, nonostante tutto, è proprio ciò di cui vado alla ricerca.

Probabilmente, voi tutti, siete abituati a leggere tematiche diverse qui su Paper Girl, siete abituati ad un timbro e ad un tono differente da quello che sto usando oggi ma , sapete cosa? Sento la necessità di scrivere ciò che state leggendo, pur consapevole che il mio pubblico, abituale e non, troverà inusuale il mio post a cuore aperto e, probabilmente non riuscirà nemmeno ad apprezzarlo fino in fondo, però, sento il bisogno di scriverlo comunque, di andare controcorrente, non per voi ma per me stessa.

Se siete arrivati a leggere fin qui probabilmente siete perspicaci abbastanza da comprendere che il tema di questo articolo è proprio la necessità e il dovere di andare controcorrente e di rivendicare il proprio diritto alla diversità. Sapete perché vi parlo di tutto questo? Perché Paper Girl prima di essere un blog letterario, rappresenta il mio rifugio online da ciò che non riesco ad accettare della vita. Una piccola casetta o, stanzetta, se preferite, che ho costruito negli anni, a mia immagine e somiglianza. Un luogo in cui essere semplicemente Consu e non la Consuelo figlia o alunna o ancora, amica, sorella di. Un luogo in cui essere me stessa senza pretese né aspettative, e rivendicare la mia identità che è stata calpestata fin troppe volte, negli ultimi anni.

Quest’oggi ho preso parte all’ultima assemblea d’istituto della storia della mia vita e, penso che sia stato un segno del destino considerando che non avevo la minima intenzione di partecipare ma che, tutto ciò non solo mi ha scosso ma, addirittura mi ha dato l’ispirazione per scrivere questo post. È stata una sorta di “Assemblea Top-Secret” in quanto, ai ragazzi non è stato comunicato nulla sul tema di quest’ultima.

Lo staff di ScuolaZoo è stato ospite dell’ITC Enrico Mattei di Avola che, a sua volta ha intrattenuto e ospitato anche i ragazzi e i professori dell’Istituto Superiore Ettore Majorana sezione Licei, tra questi, vi era anche la mia classe; V° H sez. Linguistico.

Personalmente, non conoscevo ScuolaZoo aldilà degli esilaranti video e meme a tema scolastico; “maturando in crisi”, pubblicati sulla loro pagina instagram, seguita da più di tre milioni di utenti e che, più volte mi sono ritrovata ,persino io, a condividere sui miei account social, facendomi una sana risata. Ragion per cui, pensavo di assistere alla solita vecchia assemblea d’istituto con musica a tutto volume e battutine squallide invece, con mia grande sorpresa, ho assistito ad un incontro dal valore sociale e culturale, superiore a tutti gli incontri scolastici a cui mi è capitato di assistere.

Ho scoperto un’umanità colta e altruista che mi ha piacevolmente sorpresa per il proprio impegno sociale e per la passione che vi è dietro un progetto nato dal nulla, quasi per gioco ma che, negli anni si è fatto portavoce di milioni di studenti, trattando con la dovuta serietà e, con un pizzico di sarcasmo, non solo tematiche scolastiche ma, soprattutto sociali che includono ragazzi e adulti in modo egualitario e che, riescono a scandagliare le anime di grandi e piccini.

Lo staff è riuscito ad intrattenere ragazzi di ogni età con la simpatia che li contraddistingue facendoci ridere a crepapelle e ballare. Hanno poi invitato Roberto Pavone a spiegare il motivo ed il contesto sociale per il quale è stata organizzata l’assemblea; la lotta al bullismo in tutte le sue sfaccettature e forme; dal bullismo fisico a quello psicologico ,al cyberbullismo fino ad arrivare al bullismo che si trasforma in associazione a delinquere ; rispettivamente in Camorra e Mafia. Perché la Mafia non è lontana da noi ma è tra di noi e vi sono dei piccoli accorgimenti che si possono mettere in atto per evitare di entrarne a far parte che sia da bullo, da vittima o da spettatore omertoso, poco importa, poiché tutti hanno la responsabilità civile e morale di evitare di entrare in questo circolo vizioso.

Bisogna allontanare dalla nostra quotidianità l’illecito, in tutte le sue forme; che sia l’acquisto di una canna o un pestaggio per questioni economiche o amorose fino alla richiesta del pizzo e alle uccisioni , poiché sono tutte facce della stessa medaglia. Basta davvero poco per alimentare questa bestia dalle fattezze infinite e, apparentemente immortale e ci vuole tanto, troppo per sconfiggerla, il più delle volte pagando costi esorbitanti che si tramutano nella perdita di milioni di vite a causa di un ideale comune; la libertà.

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Così come Roma non fu costruita in un solo giorno, nemmeno la Mafia può essere eliminata in tempi brevi ma, ogni piccolo gesto è un passo in più verso la libertà. Ne è la dimostrazione vivente l’imprenditore Luigi Leonardi, testimone di Giustizia che ha deciso di condividere con noi ragazzi la propria storia di lotta alla camorra, proprio nel giorno in cui ricorre il quarantunesimo anniversario della Morte di Peppino Impastato.

Il primo incontro ravvicinato dell’imprenditore Leonardi, con i clan malavitosi  risale al 2001. Inizialmente, pensava di potersi ribellare a quella realtà che aveva sempre osservato da testimone silente, in disparte, ma ha ben presto compreso che con la camorra non si scherza e che se si vuole sopravvivere nel mondo, alle volte è necessario sottostare alle regole del più forte, non tanto per se stessi ma per proteggere chi si ama.

Luigi Leonardi è stato costretto a pagare il pizzo per anni, finché non ha deciso che quella non era più vita, finché non ha compreso che la dignità vale più di ogni altra cosa, finché non ha deciso di dire basta e di diventare uno dei pochi esempi di come il male può essere sconfitto, in tutte le sue forme. È andato contro tutto e tutti, persino contro la propria famiglia per preservare il proprio duro lavoro frutto di anni di sacrifici e per permettere non solo alla propria generazione ma, persino alle nuove, inclusa la nostra, di vivere in un’Italia in cui prevale il bene e, in cui quest’ultimo vince sempre contro il male.

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Luigi Leonardi ha trovato la forza di denunciare e, dalla sua deposizione è partito uno dei più famosi e più importanti maxi processi contro la camorra; 174 arrestati, indagini ancora in corso, interi clan spodestati, tutto grazie alla forza di un uomo che ha rinunciato alla propria libertà pur di permettere a noi Millennials di vivere appieno la nostra.

La sua lotta contro la camorra ha portato alla forzata chiusura di cinque esercizi commerciali in cinque città differenti e, alla perdita oltre ad ingenti somme di capitale, del bene più prezioso, la libertà. Da quasi quattro anni, vive sotto scorta una sorta di vita a metà; lontano dalla propria famiglia, dai propri amici e con la consapevolezza di non poter avere nessun al proprio fianco in quello che è ormai diventato il suo piccolo Paradiso-Inferno.

Dopo aver ascoltato attentamente la sua storia, una ragazza si alza in piedi e gli chiede se ha mai più sentito la propria famiglia. Da sempre dotata di un grande spirito d’osservazione, noto che gli tremano le mani ma con la voce ferma e, con la calma di chi è in pace con se stesso, sicuro di aver fatto la cosa giusta , risponde :

Non sento né mia madre né i miei fratelli da quando ho deciso di denunciare. Per me va bene così, so che era una responsabilità troppo grande da sopportare, ho capito e perdonato mia madre. Seguo la loro vita da lontano e, qualora avessero bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, gliela farei arrivare in completo anonimato. La mia presenza nelle loro vite era troppo pesante così ho deciso di fare loro il regalo più bello che avessi mai potuto fargli. Gli ho regalato la mia assenza.

Ho sentito i brividi scorrermi lungo la schiena e sulle braccia. Ho pianto a quelle parole, ho pianto all’idea di una forza e di un amore così grande. Le sue parole mi hanno scosso fin dentro l’anima. Ho chiuso gli occhi e, per qualche secondo ho immaginato come sarebbe l’Italia se tutti avessero il coraggio di Luigi Leonardi, la forza di ribellarsi ad una società sbagliata. Mi sarebbe piaciuto vivere in un’Italia così, in un mondo così, perché il male non esiste solo in Sicilia, in Calabria o in Campania, il male esiste e persiste in qualsiasi parte del mondo. Ognuno di noi, però, può fare la differenza, ed è questo il messaggio di speranza che Luigi ha lanciato a noi tutti.

Ha affermato che ciò che potevano fare le vecchie generazioni, è già stato fatto. È pertanto, nostra responsabilità rendere il mondo migliore affinché le parole e gli ideali di grandi uomini quali; Peppino Impastato, Falcone, Borsellino e Leonardi non vadano persi nel nulla ma rappresentino un’eredità importante da preservare nonché, una missione da portare a termine.

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Siamo la generazione 2.0, i così detti Millennials, coloro che possono rovesciare il destino della nostra società per rendere l’Italia e il mondo, un posto migliore in cui mettere al mondo i nostri futuri figli, per permettere a loro di vivere in una società che non ci vuole tutti uguali ma che ama e rispetta ogni forma di diversità, che preserva la libertà in ogni sua forma e tutti i nostri diritti, in primis, il diritto alla vita.

Perché non basta creare hashtags o dire, pensare che la MAFIA è UNA MONTAGNA DI MERDA, per sconfiggerla, dobbiamo trattarla da tale. Da grande amante delle parole, pur andando contro me stessa e contro l’ideale dell’importanza della parola stessa, mi rendo conto che le parole pronunciate, scritte, persino pensate, se restassero tali, perderebbero di potere e d’importanza, diventerebbero metafisica . La Mafia però non è metafisica, pertanto è necessario agire. Io ho già scelto da che parte stare, e voi?

“Mio Padre, la mia Famiglia, il mio Paese…

Io voglio fottermene, io voglio scrivere che la mafia è una Montagna di Merda. Io voglio Urlare!”

 – Peppino Impastato (5 Gennaio 1948- 9 Maggio 1978)

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Consuelo

Recensioni

Le Streghe Di Benevento – La leggenda della Superstitiosa Noce (Recensione)

stregheTitolo: Le streghe di Benevento- La leggenda della “Superstitiosa Noce”

Autore: Antonio Oliva

Casa Editrice: Caravaggio Editore

Genere: Saggio

Pagine: 152

Antonio Oliva nasce ad Ariano Irpino nel 1985. Nel 2012 si laurea in Filologia Moderna alla Federico II di Napoli. Nel 2010 pubblica la raccolta di poesie “Frantumi” (Irideventi) e collabora intanto con numerose pubblicazioni nazionali e internazionali. Attualmente vive ad Ariano, scrive per la rivista romana “Cultura e dintorni” e gestisce il blog bohemeridionale.blogspot.it.

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Trama:

Che cosa può trasformare una città, un qualunque luogo della terra, con una sua storia riconoscibile e con una geografia chiara e distinta, in un luogo dell’immaginario? Per quali ragioni, sepolte nella storia remota del mondo, quel luogo si trasforma in uno scenario mentale, popolato di apparizioni sinistre o di fantasmi? […] Perché un luogo diventa proibito e pericoloso? Per quale ragione la sua semplice evocazione può suggerire un’avventura oltre i limiti del mondo diurno, composto di verità e di leggi indiscusse, e il solo nome può alludere ai regni del buio e delle tenebre, al di là dei confini rassicuranti del tempo e dello spazio ordinari? […] Il lavoro di Antonio Oliva si misura con uno di questi luoghi interdetti del nostro immaginario: Benevento, le streghe e il Noce, alla cui ombra esse consumerebbero i loro convegni tenebrosi. Per dare consistenza e significato alla ricerca, egli non aveva possibilità diversa che accumulare, in un regesto preciso, le testimonianze che le fonti letterarie trasmettono. Il loro sommarsi dà forma e visibilità a una credenza. La sancisce e la rende legittima. Benevento è l’emblema delle streghe, il simbolo concreto della loro azione in mezzo agli uomini. Perciò resiste, durante i secoli e le culture che li attraversano, come un tema, insieme letterario e fantastico: “Ma niente è più rinomato in Italia del Noce di Benevento, credendosi comunemente dal popolaccio, che colà sia veramente il maggior concorso delle Streghe, le quali sopra un caprone, e con una scopa accesa in mano vi concorrano la notte.”

Oliva procede, passo dopo passo, nel suo viaggio. Preleva le singole testimonianze e le rende eloquenti. Illustra i testi che gli sembrano pertinenti e li offre al lettore, tracciando progressivamente le tappe di un cammino attraverso una leggenda.


Opinione :

Le streghe di Benevento- La leggenda della Superstitiosa Noce è un saggio scritto da Antonio Oliva ed edito da Caravaggio Editore. L’autore, attraverso il suo lavoro di minuziosa ricerca, fornisce un quadro generale della leggenda e di come gli studiosi di epoche differenti si siano approcciati a essa e, più in generale, al fenomeno della stregoneria.

La leggenda narra di un maestoso albero di noce situato fuori la città di Benevento, al di sotto del quale erano soliti radunarsi  gli adepti di satana per celebrare i loro sabba. Le streghe, dopo aver cosparso il proprio corpo di un particolare unguento, quando si sentivano “chiamate” dal maligno, volavano via in groppa a un caprone, e non importava in che luogo o in che parte del mondo fossero, riuscivano comunque a raggiungere l’albero. Tale leggenda si diffuse in tutta Europa a partire dal XIII secolo . “Le streghe di Benevento – La leggenda della Superstitiosa Noce” si prefigge l’obiettivo di donare un quadro completo di tale leggenda attraverso una dettagliata analisi di frammenti di altre opere tra cui alcune testimonianze attribuite persino ad opere giovanili risalenti al ‘200 di Dante Alighieri; padre della letteratura italiana medievale.

“Ma niente è più rinomato in Italia del Noce di Benevento, credendosi comunemente dal popolaccio, che colà sia veramente il maggior concorso delle streghe, le quali sopra un caprone, e con una scopa accesa in mano vi concorrano la notte.”

Successivamente, nel ‘400 ne parlerà San Bernardino da Siena predicando contro il peccato e il vizio, in quel periodo, infatti, la Chiesa cattolica perseguita e brucia sul rogo tutti coloro ritenuti colpevoli di eresia o di stregoneria. Nel ‘700  si inizia a ritenere tali leggende frutto di alterazioni psicologiche della menta umana, ma Benevento continua a rimanere il luogo in cui si radunano tutte le potenze del male.

Grazie alle diverse note poste in evidenza dall’autore, si scopre che lungo la strada che va da Benevento a Pietrelcina esiste realmente un albero di noce che, ancora oggi è avvolto da particolari misteri e leggende come ad esempio la credenza popolare secondo la quale sotto l’ombra generata dalla sua chioma non crescano altre tipologie di piante e fiori.

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La più importante fonte di informazioni riguardo la leggenda del noce e delle streghe ad esso legate è sicuramente Della superstitiosa Noce di Benevento, trattato di Pietro Piperno sul quale Antonio Oliva si sofferma spiegandone nel dettaglio la suddivisione strutturale.

Tale opera pone la propria attenzione sul ruolo della Chiesa e, su come quest’ultima  abbia provato a contrastare la stregoneria in modo cruento, generando un vero e proprio clima di terrore. Tali prese di posizione barbariche sono però state recentemente condannate dagli appassionati del tema e dagli storici contemporanei che, nei loro scritti, le hanno giudicate come il frutto di superstizione, di vivida immaginazione e degli inganni della percezione e della mente umana. Attori di spicco di questo nuovo scenario illuminista sono il modenese Ludovico Antonio Muratori, da molti considerato il padre della storiografia italiana, e Girolamo Tartarotti. Entrambi condannano i roghi e le torture e declamano a gran voce che: “Non si deve pensare che tutto ciò che non si comprende, che sia insolito o inspiegabile […] sia magico”. Streghe e stregoni non esistono; esistono solo imbroglioni.”

“La Chiesa cattolica perseguita, elimina, brucia sul rogo tutto ciò che è diverso e che fa paura: eresia, pratiche stregonesche, magia nera, superstizioni e antiche tradizioni popolari “non allineate”. Le eresie, spesso intrecciate con l’escatologismo, nascono soprattutto negli strati più umili della società e spesso affermano l’ideale della povertà cristiana.”

Altri affermano ancora che alcune streghe non sono altro che delle capaci erboriste che nulla hanno a che fare con la magia, la quale comunque non esiste. Tali fattucchiere possono professarsi adepte di Satana e adorarlo, ma anche ciò risulta essere un fattore irrilevante, poiché quest’ultimo è stato sconfitto da Gesù Cristo ragion per cui; adoperare tali forme di repressione nei confronti delle così dette “streghe” significa dare al tutto credibilità commettendo così, peccato mortale.

“La stregoneria, la magia, il “venefizio” rappresentano falsità e crimini da castigare con severità, perché ingannano i creduli ed eccitano al peccato e al delitto la fantasia dei semplici e degli ingenui. Le streghe non esistono, esattamente come i licantropi e gli antropofagi, dunque le donne accusate non meritano la pena di morte. Nel terzo libro l’autore raccomanda, da buon cattolico, di non prestare fede a simili pericolose dicerie per non cadere nel peccato e dannare così la propria anima; la superstizione, infatti apre la via ad altra superstizione, la quale “guasta la mente de’ giovani, alletta le persone deboli, ed inquieta le coscienze”.

Oltre ai presunti sabba alla presenza del Noce, si fa riferimento anche ad altri luoghi pregni di leggende e superstizioni, come per esempio il monte Blockberg in Germania.

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Il viaggio di Oliva, il quale cita altri autori suoi colleghi, si conclude arrivando agli studi di Giuseppe Bonomo (1923-2006), antropologo e docente universitario. “Le streghe di Benevento” è un saggio capace di esporre in maniera chiara e documentata i vari filoni di pensiero riguardanti la stregoneria; analizzando tale fenomeno dalle origini ad oggi, in modo magistrale.

Il lavoro di ricerca che sta dietro il libro è visibile; il saggio è ricco di riferimenti bibliografici, e tutto viene analizzato in modo completo e minuzioso. Antonio Oliva con il suo saggio storico, prova a dare una degna risposta a tutte le possibili domande che un appassionato di tali tematiche potrebbe porsi, mettendo in evidenza opere di autori quali Muratori che condanna la chiesa e i suoi metodi poco ortodossi.

Antonio Oliva ha alle spalle numerose esperienze lavorative tra cui collaborazioni sia a livello nazionale che internazionale che rendono evidente la sua capacità di esporre l’argomento del proprio lavoro in modo interessante e, quasi mai ridondante. Sebbene “Le streghe di Benevento- La leggenda della Superstitiosa Noce” sia un saggio, l’autore riesce a rendere la propria opera interessante quasi quanto un romanzo rendendola un’opera adatta a un pubblico vasto grazie all’utilizzo di un linguaggio adeguato ma non eccessivamente ricercato.  La storia viene narrata attraverso le numerosi fonti che riescono a guidare il lettore in  un lungo e affascinante viaggio alla scoperta di una tematica che cattura appassionati e non, sin dai secoli dei secoli: magia, mistero e stregoneria. La lettura del saggio di Antonio Oliva permette inoltre la scoperta di innumerevoli testi letterari e scritti critici che trattano e analizzano in maniera esaustiva la tematica fondamentale della sua opera.

Oliva procede, passo dopo passo, nel suo viaggio. Preleva le singole testimonianze e le rende eloquenti. Illustra i testi ,a suo avviso, pertinenti e li offre al lettore, tracciando progressivamente le tappe di un cammino attraverso una delle leggende più conosciute al mondo. Benevento diventa così l’emblema delle streghe, il simbolo concreto della loro azione in mezzo agli uomini.

L’opera di Antonio Oliva si pone l’obiettivo di analizzare storicamente e razionalmente tale leggenda che ha attraversato per secoli la storia italiana ed Europea, non solo nelle numerosi fonti storiche, ma anche nelle maggiori forme di narrazione della letteratura, arrivando persino ad insinuarsi nella “razionale” società contemporanea, la quale brama ardentemente di riappropriarsi di ciò che bizzarro, irrazionale e magico vi è nel mondo.

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“ Le streghe di Benevento- La leggenda della Superstitiosa Noce” risulta essere un’opera interessante per l’inusuale tematica trattata che presenta un’analisi dettagliata di citazioni o paragrafi presenti all’interno di altri testi, pertanto valuto in modo molto positivo il libro che, avrebbe sicuramente giovato di maggiore attenzione se solo l’autore avesse deciso di trattare una tematica di per sé  interessante, in modo più discorsivo . Non ho apprezzato particolarmente l’impostazione del racconto che nel suo infinito insieme di citazioni, crea una lettura frammentaria che distrae l’attenzione del lettore dal tema principale. È sicuramente da lodare il lavoro di ricerca dell’autore. Ammetto di essere estremamente curiosa di leggere le prossime opere di Antonio Oliva. E voi?


Stile: 7/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 7,5/10

Voto complessivo: 7,5/10

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Segnalazioni

Su Questa Pietra – Segnalazione

978880470923HIG-343x480.jpgTitolo: Su Questa Pietra

Autore: Sergio Ramazzotti

Genere: Narrativa contemporanea

Casa Editrice: Mondadori

Pagine: 180

Prezzo Cartaceo: 17,00 €

Data di uscita: Marzo 2019

SERGIO RAMAZZOTTI (Milano, 1965) è fotografo, reporter e scrittore. Ha vinto due volte il premio Enzo Baldoni per reportage da territori di guerra. Tra le sue pubblicazioni, Vado verso il capo (1996), La birra di Shaoshan (2002) e Afrozapping (2006), tutti editi da Feltrinelli, e Ground zero Ebola (Piemme, 2015).

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Trama:

Sergio fa il reporter e, portando avanti un progetto su coloro che vanno all’estero per motivi di salute, si imbatte in un’opportunità spiazzante: accompagnare in Svizzera un uomo che ha organizzato il proprio suicidio assistito e passare con lui le sue ultime 72 ore. Sergio accetta. Questa è la storia vera di quelle 72 ore e dei millequattrocento chilometri che i due uomini hanno percorso insieme: dal momento in cui si stringono la mano fuori dall’aeroporto di Napoli fino a quello in cui Pietro preme il pulsante per togliersi la vita sul lettino della clinica svizzera gestita da Erika, “angelo della morte” di cui Sergio ci racconta la quotidianità e la scelta di vita.
Per Pietro questo viaggio è il capitolo finale di una strada lunga e dolorosa: dopo gli infiniti consulti medici e la diagnosi senza speranza – una malattia neurodegenerativa destinata a ridurlo a un vegetale – pensava che la decisione di ricorrere al suicidio assistito fosse l’epilogo del suo percorso. Invece era l’inizio: per poter accedere alla dolce morte, infatti, bisogna aspettare dai medici svizzeri la “luce verde”, ovvero il permesso a procedere.
Con sguardo delicato e rispettoso, con la capacità di mettersi continuamente in gioco e con una scrittura elegante e densa, Ramazzotti accende nel lettore un vero e proprio duello etico interiore e mette in moto un’altalena di emozioni contrastanti che culminano con la sorpresa per il colpo di scena finale, un evento capace di rimettere in discussione tutte le nostre certezze.


La storia di un uomo che viaggia verso la Svizzera per ricorrere al suicidio assistito, raccontata da una prospettiva irripetibile: quella del testimone disposto a mettersi completamente in gioco.


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Recensioni

King. Un Re Senza Regole – Recensione

COPKing-1200x1679.jpgTITOLO: King. Un Re Senza Regole

SERIE: Mount Trilogy #1

AUTORE: Meghan March

EDITORE: SEM Società Editrice Milanese

GENERE: Erotic Romance

Meghan March, avvocato e autrice best seller, ha venduto più di due milioni di copie negli Stati Uniti. “King” è il primo capitolo della Mount Trilogy, pubblicata da SEM.

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Trama:

New Orleans è il mio regno. Nessuno conosce il mio nome, ma in città il mio potere è assoluto.

Ciò che voglio lo ottengo sempre. Mi piace che la gente sia in debito con me. E che abbia paura. Soprattutto se si tratta di una bella, giovane vedova alle prese con un business da uomini.

Lei non sa che la volevo da molto tempo. D’ora in avanti io sarò il suo padrone. E poi potrei anche tenerla solo per il mio piacere. E’ il momento di riscuotere il mio debito. Keira Kilgore è proprietà di Lachlan Mount.


Citazioni:

“Ti dirai che non lo desideri, che lo odi, e che tutto questo sta avvenendo contro la tua volontà, ma c’è qualcosa in quell’uomo che mi dice che ti fotterà la testa e rivolterà il tuo corpo contro di te. Ricordati le mie parole, Keke. Farà in modo che tu te la goda. Ti spingerà a desiderarlo.”

“Ti scoperò come hai supplicato tutta la vita di essere scopata e ti garantisco che, finché sarò dentro di te, neanche per un secondo avrai la sensazione che avvenga contro la tua volontà.”

“Lei mi diverte. Mi sfida e, cazzo, mi rende furioso al punto che l’unica cosa che posso fare è sottometterla con una scopata. Cosa di cui, fortunatamente per entrambi, lei ha bisogno, che lo capisca già o no.”


Opinione:

Il primo romanzo della #MountTrilogy è ambientato a New Orleans. Keira Kilgore è la protagonista femminile nonché la proprietaria della distilleria di famiglia: la Seven Sinners che produce un ottimo whisky, conosciuto in tutta la città sommersa.

Dopo la morte del marito, Keira è costretta a barcamenarsi da sola tra i debiti e a sopravvivere nel pericoloso mondo degli affari;  popolato da squali che aspettano un suo minimo passo falso per distruggerla. Parallelamente alla vita fatta di stenti di Keira, vi è quella di Lachlan Mount; unico re indiscusso di New Orleans. Nulla sfugge al suo controllo, tutti lo temono.

Non c’è nulla che lui non riesca ad ottenere e adesso, l’unica proprietà che vuole possedere è Keira che, ignara del debito di cinquecentomila dollari che le ha lasciato il suo defunto marito , sarà costretta a pagare con il proprio corpo, cuore e anima.

Lei dovrà diventare sua, dovrà sottomettersi volontariamente a lui ma, Mount non sa che Keira è la donna più testarda, orgogliosa e impertinente che avrà mai modo di conoscere. Riuscirà Mount a sottometterla o, sarà la bella e ribelle Keira a sottomettere il re al proprio volere?

Lachlan Mount è il classico uomo alpha ma Keira riesce a tenergli testa . Lo stile dettagliato e scorrevole della March, vi farà desiderare Mount tanto quanto lo desidera Keira e, la trepidante attesa vi tormenterà fino a farvi desiderare di leggere subito il seguito della trilogia più bollente del 2018 : “Queen”.

Nella narrazione si alternano POV di Keira e di Mount scritti rigorosamente in prima persona. Tuttavia, nella scelta stilistica della March, prevale il racconto narrativo dal punto di vista femminile il che rende la narrazione più interessante e scorrevole.

Mount è intenso, oscuro, perverso, spietato, letale ma sprigiona sex appeal da tutti i pori. Durante la lettura dei suoi POV, penderete letteralmente dalle sue labbra e sentirete la necessità di scoprire tutti i segreti celati in quello sguardo intenso, accattivante, indecifrabile ma, puro.

Keira non è certamente la donzella che aspetta che il cavaliere la salvi. Ferita nel profondo da un matrimonio fallito a causa di un marito bugiardo e infedele, prova a risollevarsi e a buttarsi a capofitto sul lavoro, escludendo ogni individuo di sesso opposto dalla propria vita. Non intende cedere a nessun uomo, tanto meno a un delinquente come Mount. Lo sfida continuamente e questo lo fa impazzire ancora di più di desiderio. Lui minaccia la sua famiglia per cui non le resta che cedergli ma giura a se stessa che non avrà mai il suo cuore.march-mount-IMMAGINE.jpg

Lo detesta, lo ucciderebbe ma al tempo stesso non riesce a stargli lontano. Riuscirà Keira a tenere fede al proprio giuramento? Lo scoprirete solo leggendo “King” di Megan March, edito da SEM libri.

Si riesce ad apprezzare la caratterizzazione dei personaggi in quanto le dettagliate descrizioni psichiche e fisiche dei due protagonisti, in primis, e, successivamente dei personaggi secondari, rendono la lettura scorrevole e, incredibilmente piacevole, permettendo al lettore di calarsi nei panni di Lachlan e di Keira, infondendo in lui il desiderio di conoscere tutte le vicende che i due hanno già vissuto e che vivranno, senza filtri e senza censure.

Lachlan Mount viene presentato come un anti-eroe; un cattivo che, alla fine, non si rivela spietato e senza cuore, come vorrebbe far credere, che non muove un muscolo se non per un tornaconto personale ma che, al contempo, è capace di amare intensamente.

Mount è un malavitoso privo di scrupoli, colui che gestisce il giro d’affari criminali di New Orleans, il burattinaio che muove i fili di tutto e tutti all’interno della città sommersa. Vive in un mondo clandestino, pericoloso, violento, un mondo dove la linea che divide il bene e il male, è talmente sottile da scomparire. Nel suo regno vince solo il più forte e, per preservare il proprio ruolo di re indiscusso della città, non esita a schiacciare e ad eliminare coloro che rappresentano un problema. Vige la regola del più forte; uccidi o sarai ucciso.

Il personaggio che più ho ammirato però è la protagonista femminile, Keira, in quanto colei che nel corso del romanzo acquisisce più consapevolezza di sé e, da personaggio statico quale appare all’inizio della narrazione, alla fine risulta essere il personaggio dinamico per eccellenza; colei che, da agnellino spaventato diventa leone che non teme niente e nessuno.

Il romanzo si apre con la scena dell’incontro fra i due personaggi principali: incontro in cui Lachlan, come se fosse il diavolo in persona, si presenta negli uffici della società di Keira per darle una scioccante notizia: suo marito ha un debito con lui di cinque milioni di dollari, debito che lui è venuto a riscuotere. Keira ha tempo cinque giorni per dargli ciò che lui desidera e lui vuole lei. Si  vedrà dunque costretta a rinunciare a ciò che ha di più caro, ossia la sua libertà, per salvare la sua società. All’inizio sottovaluta il suo avversario. Pensa di poterlo gestire, di riuscire a sfuggire al suo controllo, evitando così di essere manipolata ma, ben presto capirà che si sbaglia. Nessuno riesce a sfuggire al controllo di Lachlan Mount. Crede di riuscire a mantenere il controllo della propria mente e di riuscire a donare a Mount solo il suo corpo poichè il suo cuore ferito e martoriato è troppo prezioso per uno come lui.

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Ma ciò che più importa è che non lo teme. Il suo spirito da combattente mette a dura prova Lachlan e allo stesso tempo lo intriga. La chimica fra i due protagonisti è esplosiva. Gli incontri fra i due sono infuocati. Keira non si spezza. Fiera e indomita si piega ma non cede completamente il controllo, spinta da un odio che a tratti è così forte da trasformarsi in attrazione fisica, tradita dal suo corpo che desidera ardentemente che Lachlan le faccia davvero tutto quello che le promette, si immola per tenere al sicuro le persone a cui vuole bene, certa che sarebbero loro a pagare il prezzo più alto della sua ribellione.

Lachlan possiede tutte quelle caratteristiche che fanno di lui un cattivo degno dei migliori fumetti marvel: è dominante, minaccioso, letale, pericoloso ma, sotto questa sua corazza da uomo impenetrabile, si nasconde in realtà un uomo tormentato quanto la sua anima che ha bisogno di abbandonarsi all’amore per essere salvato. Bello e pericoloso come un grande squalo bianco, gira intorno alla sua preda e la stordisce, la fa impazzire, la porta a fare ciò che lui desidera senza la necessità di usare coercizioni o violenza. La sua è un’arte sottile di seduzione e convincimento, di minacce più o meno velate e di persuasione.

Ruotano attorno a Keira e Lachlan una serie di personaggi secondari che illuminano l’affresco dark che fa da sfondo al romanzo e che rendono la narrazione verosimile; come l’assistente personale di Keira, Temperance, e la sua amica del cuore Magnolia. Viene posta molta attenzione sul ruolo femminile, all’interno del romanzo. Le donne risultano essere le vere protagoniste della storia ambientata a New Orleans mentre gli altri uomini presenti all’interno del romanzo, vengono rappresentati come viscidi opportunisti o servi muti, relegati a ruoli del tutto marginali.

Il primo volume della Mount Trilogy si presenta come un dark classico, dal vago sapore BDSM, permeato di un erotismo sfacciato, più promesso, o meglio minacciato, che messo in atto. “King” regala scene di sesso di rara intensità e due protagonisti splendidamente definiti, così diametralmente opposti da ritenere che sia impossibile per loro trovare un punto di incontro.

Crudo, quasi brutale, sensuale e intrigante, “King” possiede il fascino irresistibile dell’erotismo dalle pronunciate venature suspense. Scritto magistralmente  con uno stile che mette in risalto le emozioni e lascia sullo sfondo descrizioni e ambienti a tal punto che, una città  tanto possente quanto New Orleans rimane nell’ombra, sovrastata dai sensi, dalle paure e dal coraggio di una donna disposta a tutto per difendere quello in cui crede e dal desiderio accecante di un uomo disposto a tutto pur di averla.

Stile: 7/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 7,5/10

Voto complessivo: 7,5/10

Buona Lettura!

Consu

Recensioni

L’amica Del Cuore – Recensione

978885666633HIG_d37e14e2f66c8b8374b1facc7c9ffdb4TITOLO: L‘amica del cuore

AUTORE: Sarah Pinborough

CASA EDITRICE: Edizioni Piemme

GENERE: Thriller

PAGINE: 369

Sarah Pinborough è l’autrice di “Dietro i suoi occhi”, bestseller internazionale tradotto in quasi trenta paesi, che ha raggiunto il numero uno assoluto della classifica del “Sunday Times”. Sarah scrive molto anche per la tv ed è autrice di diversi, pluripremiati romanzi per ragazzi tra cui “Tredici minuti”, opzionato da NETFLIX. “L’amica del cuore” è il suo nuovo, attesissimo Thriller psicologico che ha più che replicato il successo del primo. Vive a Londra.

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Trama:

Ci sono promesse che puoi infrangere, e promesse che devi mantenere. A costo di pagare il prezzo più alto. Lisa e Marilyn sono colleghe, o meglio amiche che casualmente lavorano nello stesso ufficio: la cosa non ha mai interferito con la loro amicizia, e si considerano molto fortunate per questo. Eppure, ci sono cose che Lisa ignora della sua amica. D’altra parte, Lisa è sempre così presa dai suoi, di problemi, il maggiore dei quali è Ava, sua figlia. Ava ha sedici anni, e un segreto che non confesserebbe mai a sua madre. A parte questo, la sua vita scorre come quella di qualunque adolescente… non fosse per quel padre che non c’è mai stato, e per l’ansia perenne di sua madre. Sì, perché Lisa sembra avere sempre paura di qualcosa. È così diversa dalle altre madri, sempre a guardarsi le spalle come se temesse chissà cosa. Anche Marilyn glielo rimprovera spesso, di solito nelle sue tirate per convincerla a trovarsi un uomo. Ma ultimamente Lisa sembra avere raggiunto un nuovo livello di paura. Sono piccole cose, piccoli segnali, ma lei ne è certa: il passato sta tornando. Il passato che credeva di aver seppellito per costruirvi sopra una nuova vita. Lisa sa che questo significa soltanto una cosa: che la promessa di tanti anni prima vale ancora. E lei l’ha infranta. Perché una promessa è una promessa. Soprattutto se fatta alla tua amica del cuore.In un modo o nell’altro tutto deve venir fuori.


Citazioni preferite:

“Il passato è fatto di ombre che non possiamo scrollarci di dosso.”

“Le persone possono aver commesso i crimini più turpi, ma, se davvero le amiamo, possono ottenere il nostro perdono. Il cuore è una cosa strana.”


Opinione:

La Edizioni Piemme ha creato negli anni una collezione di thriller degni di nota, tra i quali si è aggiunto recentemente anche “L’Amica Del Cuore” di cui vi parlo oggi con immenso piacere.

“L’amica Del Cuore” comincia fornendo ai lettori un quadro piuttosto chiaro della vita semplice che conducono Lisa, sua figlia Ava e la sua migliore amica e collega Marilyn. Lisa e Marilyn si vogliono molto bene, lavorano insieme da anni e condividono l’ufficio e la vita privata. Ava, la figlia di Lisa, è un’adolescente come tante che cerca di avere un po’ più d’indipendenza che, però, fatica a ottenere a causa dell’apprensione costante e opprimente di sua madre. Ben presto il quadro idilliaco dipinto dall’autrice si rabbuia a causa dei tangibili segreti che serpeggiano tra le tre donne, ed è palpabile un pericolo che si muove velocemente e che sta per investirle in pieno.

La vita delle tre donne viene sconvolta quando Ava, ad una fiera locale, salva la vita di un ragazzo che stava per annegare e viene osannata dalla stampa, che pubblica la sua foto e quella della madre. Questo evento rischia di mandare in frantumi la vita apparentemente perfetta che Lisa si è costruita negli anni.

Le carte del castello iniziano a crollare ed oscuri segreti emergono, minacciando di inglobare Lisa e sua figlia, facendo innalzare verità sconvolgenti e mettendo in moto una serie di eventi che cambieranno per sempre le loro vite. Mentre tutto attorno a queste tre donne sembra crollare, sono costrette a confrontarsi con i segreti che fino ad ora si sono impegnate a tenere nascosti.

Lisa sarà capace di sfuggire al suo passato, oppure verrà travolta ed investita da tutto ciò che ha tentato di nascondere per anni?

I personaggi sono rappresentati in modo verosimile; le loro personalità risultano essere complesse e, alle volte, indecifrabili. Il continuo cambio di prospettiva della narrazione tiene il lettore incollato alle pagine di questo romanzo intrigante.

I segreti, le bugie e gli stratagemmi si intrecciano e danno vita ad un thriller capace di rapire totalmente il lettore, lasciandolo affascinato dalla suspense avvincente creata dall’intensità dei sentimenti delle protagoniste. Vi è una morale all’interno del romanzo della Pinborough: non importa quanto si cerchi di nascondere qualcosa, quanto si tenti di insabbiare un segreto o celare il passato, questi, alla fine, troveranno sempre il modo di tornare a galla.

Il suo precedente bestseller internazionale si incentrava sul classico triangolo “lui, lei e l’altra”, per poi svelare una verità agghiacciante celata nel passato di un componente del trio,  ribaltando quanto si credeva d’aver compreso su tutti i personaggi. In questo nuovo thriller contemporaneo, tassello più recente d’una ricca produzione che comprende l’horror, il fantasy e il poliziesco vittoriano, Sarah Pinborough dispiega inizialmente un’altra scacchiera che parrebbe ben nota nelle sue dinamiche: una madre, un’amica e collega, una figlia adolescente, un microcosmo femminile cui fanno da background ex violenti, mariti con i quali si recita una pubblica farsa, sconosciuti incontrati online che dimostrano sensibilità capace di ammaliare donne apparentemente forti ma fragili quali sono Lisa, Ava e Marilyn.

Sarah Pinborough sceglie per “L’amica del cuore” un mondo ben codificato, costituito  dal grigiore rassicurante della classe media, un piccolo universo di tailleur, vino e sigarette con le colleghe sulla fatidica soglia degli “anta”, di cene riscaldate al microonde, di chat Whatsapp tra adolescenti che spettegolano sulla prima volta; un cosmo rassicurante anche nelle sue ombre e perfino violenze, perché noto e prevedibile.

Mentre l’autrice distribuisce le carte, si ha la sensazione tanto intrigante quanto sinistra di vederla sorridere tra sé. Man mano che la narrazione avanza viene resa sempre più spaventosa; a poco a poco le carte in tavola assumono tutt’altro significato e la posta in gioco si rivela sempre più alta. Si sente quasi la necessità di tornare alle inquietudini iniziali sperando che la situazione  non si inclini maggiormente. Quelle stesse carte in tavola tanto spaventose rappresentano anche i tasselli di un mosaico che si fa sempre più chiaro e rasenta i limiti della crudeltà.

L’amica del cuore è un thriller in cui i segreti, le bugie e i misteri si intrecciano e catturano il lettore lasciandolo senza fiato. L’intensità dei sentimenti delle tre protagoniste, i colpi di scena, la suspense e l’azione sono gli elementi caratterizzanti del libro.

Il nuovo romanzo della Pinborough ha un plot interessante , ben costruito e diviso in tre parti ognuna delle quali permette al lettore di entrare nel vivo della storia. Le parti a loro volta si suddividono in capitoli brevi e veloci. Le voci narranti sono quelle delle protagoniste, che si alternano nel racconto. Tutto ciò fa sì che l’interesse del lettore rimanga sempre vivo e consente all’autrice di svelare i segreti e i misteri che avvolgono la storia, fino ad arrivare al finale inaspettato e scioccante.

I temi affrontati sono quelli dell’abuso, della violenza, ma anche dell’adolescenza e di tutto ciò che ne concerne.

In questo turbinare di rapporti effimeri, nessuno sembra conoscere veramente l’altro. Le due migliori amiche non conoscono i loro oscuri e reciproci segreti, e allo stesso modo, madre e figlia nascondono scheletri nell’armadio che rischiano di venire a galla e di creare non pochi problemi.

Si trova qualche difficoltà nel superare la lettura dei primi capitoli ma, superato questo primo ostacolo con un po’ di pazienza, la trama ben congeniata riesce a coinvolgere il lettore. I nodi iniziano a palesarsi e sciogliersi piano piano. Il lettore sarà trascinato dagli eventi e si immergerà negli oscuri segreti di Lisa, nell’attesa di scoprire la verità, respirando la tensione e sentendo proprie le paure dei protagonisti.

Segreti, bugie, inganni e parole non pronunciate sono gli ingredienti principali di un thriller la cui narrazione parte con qualche difficoltà ma che riesce successivamente a diventare incalzante e scorrevole.

Stile: 7/10

Contenuto: 7,5/10

Piacevolezza: 7,5/10

Voto complessivo: 7,5/10

Buona lettura,

Consu

Recensioni

At The World’s End. Wanted Pirates – Recensione

61pc5scp3sl._sx353_bo1,204,203,200_Titolo: At World’s End: Wanted Pirates

Autore: Sabrina Pennacchio

Casa editrice: WritersEditor

Genere: Storico/Avventura/Drammatico/Sentimentale

Data di Pubblicazione: 11 marzo 2018

Prezzo:15,00€

Link D’acquisto

Sabrina Pennacchio nasce a Villaricca (Napoli) il 10 febbraio del 1991. Costretta ad abbandonare gli studi di Arte e Moda all’età di quattordici anni, si dedica interamente alla sua più grande passione: la scrittura. Tutto ciò che è Arte fa parte di lei, tant’è che oltre alla scrittura ha una grande passione per il disegno. Grande amante del mondo anime e manga, si sbizzarrisce nel mondo dei cosplay e del canto. La passione per la scrittura nacque nel periodo in cui lasciò la scuola, e a quattordici anni scrisse la sua prima storia originale che divenne in seguito una saga, attualmente in fase di revisione.

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Trama:

XVIII Secolo – Oceano Atlantico

Alcuni narrano che Calico Jack, il più temuto fra tutti i pirati, sia stato giustiziato in Giamaica molti anni orsono; altri narrano, invece, che questi sia tornato dal mondo degli inferi dopo un accordo con Satana, per continuare a terrorizzare i mari indisturbato. Eppure, nonostante ciò che si vocifera, un giorno un uomo che tutti conoscono come il temuto Calico Jack, rivendica la taglia sulla sua testa, lanciandosi in uno spietato attacco alla nave della Marina Britannica, per rapire la figlia del generale di ritorno dai paesi d’oriente.


Citazioni

“Jean!” fece, alzandosi dal letto dandogli, con un cenno, il consenso di entrare. “Ho trovato quella vecchia pergamena e ci ho dato un’occhiata. Le regole dei pirati non sembrano poi tanto dure come invece sembra essere la loro vita.” Il giovane sospirò appena avvicinandosi a lei, per poi osare nel darle un flebile bacio sulla fronte “I pirati sono persone spietate e senza scrupoli, Marina. Rubano il denaro che trasportano le navi destinate al Re e derubano i giovani nobili che osano viaggiare nelle loro acque. Per non parlare dei Paesi che invadono, non facendosi alcun problema a saccheggiarli o mandarli in rovina.” “Non mi sembra, però, che il Re e la nobiltà siano tanto diversi, col popolo”.

Solo un uomo può aver escogitato tutto questo, l’unico che negli ultimi anni si sta divertendo a portare scompiglio nei mari”. Alzò lo sguardo verso l’uomo in questione: era lì, che rideva, in piedi sul ponte che univa la sua nave con quella dove vi erano il comandante e il generale; i capelli biondi, racchiusi in un codino, mossi dal vento e gli occhi verde foglia fieri e sicuri di sé. “Calico Jack, capitano della Tempesta dei Mari.”


Opinione Personale:

“At the Word’s End” romanzo d’esordio di Sabrina Pennacchio racconta la storia di Marina Chalotte , unica figlia del rispettato generale della marina britannica Robert Sourcouf ,in ritorno dai paesi orientali , in occasione del suo matrimonio con Jean Read. Protagonista indiscusso della storia presentata dalla Pennacchio, è la figura del temibile pirata Calico Jack e la sua ciurma tornata del regno degli inferi. La narrazione ruota intorno a questo personaggio attorno al quale aleggiano numerose leggende. L’intento del lettore sarà quello di scoprirechi è davvero Calico Jack e qual è il suo obiettivo.

Da bambina , ho sempre amato la figura del pirata, immaginavo di vivere infinite avventure trascorrendo ore ed ore fantasticando su filibustieri, mappe del tesoro e antichi misteri, alimentando, così, la mia immaginazione e la mia forte passione per i viaggi, ragion per cui quando mi è stata proposta la lettura di questo libro, ho subito accettato.

Protagonista femminile di questa storia è la bella Marina, figlia del noto generale dell’esercito britannico, che sta finalmente tornando a casa dopo anni trascorsi a studiare all’estero. Marina è un’inguaribile romantica nonché sognatrice e, tremendamente ingenua .

Il viaggio di ritorno in mare, riempie di gioia il cuore della ragazza che non vede l’ora di riabbracciare il suo anziano padre e il suo futuro sposo; Jean Read, un affascinante ufficiale della marina britannica che conosce sin dall’infanzia e che ricalca perfettamente l’immagine del gentiluomo. È giovane, brillante, premuroso , galante e stimato nel suo ambiente. Come ogni bravo ufficiale è pronto a fronteggiare ogni tipo di situazione, riuscendo a mantenere la calma anche in quelle più difficili, a tal punto da risultare alle volte, irritante, quasi finto, e, in più occasioni , poco umano.

La  vita  di Marina sembra procedere per il verso giusto: è ricca, bella e presto sarà la moglie di un uomo che tutte le donne le invidiano. Tutto è perfetto e nulla sembra poter rovinare questo equilibrio finchè la nave su cui viaggia viene attaccata dalla Tempesta dei Mari, il veliero di Calico Jack, il temibile pirata. Il sogno della giovane donna di poter riabbracciare il padre si infrange nel momento in cui Calico Jack la rende sua prigioniera e promette di liberarla solo in cambio dell’eliminazione della taglia che porta sulla testa.

Jack è il classico pirata la cui fama di uomo crudele e violento  lo precede . Tutti hanno sentito parlare di lui almeno una volta nella vita, imparando a temerlo. Le sue gesta sono soggetto di numerose leggende. È una figura circondata da un’aurea di mistero e dannazione.  Nessuno sa quali siano le sue vere origini né, tantomeno quali siano i suoi scheletri nell’armadio. Affascinante, ironico e a volte irriverente, si diverte a mettere Marina in situazioni imbarazzanti e, poco adatte ad una signora.  Ho ammirato molto la sua ostinazione, il suo coraggio e la sua sicurezza. Quando ha uno scopo niente e nessuno lo possono fermare. La sua figura è in netto contrasto con quella del futuro sposo di Marina ed è in pratica la sua antitesi: tanto Jean è ligio alle regole e all’etichetta, tanto Calico Jack se ne infischia e compie misfatti senza curarsi troppo delle conseguenze.

La vita di Marina cambia bruscamente e il suo futuro radioso sembra quasi irraggiungibile. Se vuole cavarsela, però, dovrà imparare in fretta ad affilare le unghie e trovare un modo per convivere con gli uomini rozzi che fanno parte della ciurma di Calico Jack.

Ben presto Jack capirà che Charlotte non è come tutte le ragazzine nobili e viziate. La sua presenza farà riaffiorare vecchi demoni del passato e, riuscirà a piegare alla forza dei sentimenti anche il temibile Calico Jack che si renderà conto di desiderarla più della sua amata vendetta travestita da libertà.

“At the World’s end” è ricerca di sé nonché evoluzione e cambiamento.

Marina si ritroverà a dover compiere una scelta importante;  vivere una vita sicura in quel mondo agiato in cui è nata assieme all’uomo che conosce da tutta la vita oppure una vita senza alcuna certezza all’insegna dell’avventura?

L’autrice sceglie di usare uno stile corale per narrare la vicenda ; scelta che ho molto apprezzato in quanto, offre al lettore la possibilità di immedesimarsi nella vicenda e di avere una visione completa degli eventi per poterne comprendere appieno gli sviluppi.

Lo stile della Pennacchio è distinto ed innovativo. “At the world’s end” si legge velocemente in quanto la narrazione scorre fluida e incalzante, senza mai risultare ridondante e noiosa. Non vi sono troppe descrizioni volte a rallentare la lettura, viene lasciato molto spazio d’immaginazione al lettore.

Il romanzo d’esordio della Pennacchio si presenta come uno storico-avventuroso nel quale  la componente romantica è presente, ma in minima parte. Non è, quindi, un “romance” nel senso più classico del termine.

Il background storico è molto interessante, anche se l’autrice ammette, nelle appendici a fine romanzo, di essersi presa alcune libertà. La vicenda di At world’s end è ambientata nei primi anni di regno della regina Vittoria, in un periodo in cui la sovrana non aveva ancora acquisito  pieni poteri e l’Inghilterra era governata dalla madre di quest’ultima in qualità di reggente, fino al compimento della maggiore età di Vittoria.

Ho molto apprezzato  la descrizione degli intrighi politici e di corte, anche se vi è ben poco di veritiero e, molto si deve alla fervida immaginazione dell’autrice. La Pennacchio è riuscita a farmi amare i suoi personaggi a tal punto da spingermi a fare una ricerca su di essi, con conseguente scoperta della veridicità del mio personaggio preferito; Calico Jack , pirata realmente esistito nei secoli antecedenti a quello scelto per l’ambientazione di “At the world’s end”.

At World’s End: Wanted Pirates è davvero molte cose: ricerca di sé, un tuffo nella storia ma da un trampolino narrativo differente, un’avventura dietro l’altra che nasconde una crescita e, conseguente maturità  dei personaggi, un finale per nulla scontato . Un esordio letterario, quello della Pennacchio, che possiede davvero tutto; amore, avventura, tradimento, morte, storia e fantasia e che per questo, è promosso dalla vostra Paper Girl a pieni voti.

Stile: 8/10

Contenuto: 8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto Complessivo: 8/10

Buona lettura!

Consu Tiralongo