Recensioni

Terre Rare – Recensione

51bpAVcRamL._SX366_BO1,204,203,200_Titolo: Terre rare

Autore: Sandro Veronesi

Casa Editrice: Bompiani

Genere: Romanzo

Pagine: 407

Sandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959. È laureato in architettura. Tra le sue opere più celebri troviamo : “Per dove parte questo treno allegro (1988)”, “Live (1996)”,   “La forza del passato (2000)” ,con cui ha vinto il premio : “Viareggio L. Rapaci e il premio Campiello, e “Caos Calmo“,   tradotto in 20 paesi e vincitore nel 2006 del Premio Strega.

Ha collaborato con numerosi quotidiani e riviste letterarie. Attualmente collabora con “Il Corriere della Sera” e con “La Gazzetta dello Sport”. Ha cinque figli e vive tra Prato e Roma.

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Trama:

Nel giro di Ventiquattr’ore un uomo perde il controllo della propria vita: fa un grave errore sul lavoro, gli viene sequestrata la patente, trova l’ufficio sigillato dalla Finanza, scopre che il suo socio è fuggito lasciandolo nei guai, rompe definitivamente con la sua compagna- e nel frattempo sua figlia è scappata di casa. Credendosi braccato, fugge a sua volta, alla cieca, ma lo sfacelo cui si è di colpo ridotta la sua vita, man mano che egli lo affronta, si rivela sempre più chiaramente un approdo fatale e familiare – secondo una mappa interiore che era stata tenacemente rimossa. Quest’uomo è Pietro Paladini, l’eroe immobile di “Caos Calmo” , che nove anni dopo ritroviamo nella situazione opposta, roso dall’ansia e senza più un post dove stare, costretto a vagare alla ricerca di quella pace improvvisamente perduta, o meglio – e questa sarà la sua scoperta – mai veramente avuta. La rimozione, la fuga, la famiglia che si disgrega, il confuso declino Dell’Occidente, lo sforzo tragicomico di restare onesti in un tempo che spinge continuamente verso l’illegalità – e poi, di colpo, la verità. Alla fine di “ Caos Calmo” Paladini rispondeva a un celebre verso di Dylan Thomas affermando che “la palla che lanciamo giocando nel parco è tornata giù da un pezzo. Dobbiamo smettere di aspettarla”. Si sbagliava, la palla era ancora per aria. Torna giù ora in “Terre Rare”.


Citazioni

“Io non credo che le persone sappiano esattamente come si sentono”.


Opinione personale:

Ho il piacere di presentarvi il sequel di “Caos Calmo”, “Terre Rare”.

Premetto che non ho mai letto il libro sopracitato ma Terre Rare mi ricorda non per la sua trama bensì per la sua struttura, la trilogia di Zafon che molti di voi ricorderanno in quanto i libri in questione pur facendo parte di una trilogia possono essere letti anche separatamente e in ordine sparso poiché raccontano storie collegate tra loro ma pur sempre autonome. Terre rare è scritto con la stessa modalità e tecnica, si legge fluidamente pur non avendo letto il suo predecessore in quanto la vita del protagonista viene raccontata attraverso un complesso intreccio di vicende e flashback che si collegano al precedentemente citato “Caos Calmo” senza dei quali sarebbe impossibile poter comprendere fino in fondo la vita di Paladini e le varie pieghe che nel corso della storia assumerà.

Il romanzo è un’illustrazione grafica della vita e di come essa sia in grado mutare, stravolgere e al contempo stravolgere te stesso e tutto ciò che ci circonda. Pensiamo di avere tutto in pugno, ci illudiamo che tutto vada bene perché è più semplice fingere quando in realtà i problemi iniziano ad accumularsi e a diventare sempre più grandi fin quando a furia di ignorarli crescono talmente tanto che si impongono in tutta la loro maestosità nella nostra vita costringendoci ad aprire gli occhi, ad affrontarli e a tentare per quanto difficile possa essere ,di trovare una soluzione.

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Più vado avanti e più mi accorgo che la vita è straordinaria proprio perché non si sa mai cosi ci si dovrebbe aspettare, riesce a coccolarci ma può anche tirarci un pugno in pieno viso quando meno ce lo aspettiamo. Ipocriti lo siamo un po’ tutti, è la natura umana, si tende a fidarsi della gente sbagliata, a credere di sapere cosa si vuole , dove si vuole arrivare, chi si vuole essere e cosa si prova o si dovrebbe  provare. Pensiamo di conoscere chi ci sta intorno o di conoscere noi stessi ma la vita e la storia insegnano che siamo umani e proprio per questo vivremo sempre in una condizione di instabilità e di incertezza.

“Terre rare” insegna che i problemi sono una realtà che bisogna accettare ma l’importante è trovare la forza di risolverli e andare avanti. Le ricadute così come le crisi ci sono e ci saranno sempre, è importante però tenere a mente che per ogni ricaduta ci sarà sempre un momento costruttivo della nostra vita che ci aiuterà a comprendere e ad andare avanti tentando di essere uomini o donne migliori di ciò che credevamo di essere.

Stile: 8/10

Contenuto: 8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto complessivo: 8/10.

Consu

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Recensioni

La Scordanza – Recensione

51lqiZqJJALTitolo: La Scordanza

Autore: Dora Albanese

Casa Editrice: Rizzoli

Genere: Narrativa Contemporanea

Pagine: 240

Prezzo: 19,00€

Dora Albanese (1985) è nata a Matera ma vive a Roma. Da anni collabora con Rai Uno. Nel 2009 ha pubblicato la raccolta di racconti “Non dire madre”. Questo è il suo primo romanzo.

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photo: © BASSO CANNARSA


Trama:

A Muggera, un piccolo paese della Basilicata, il mondo sembra essersi fermato: le donne alternano le preghiere del rosario alle formule per scacciare il malocchio; gli uomini sono pronti a uccidere per uno sguardo di troppo; nel bosco, nascoste tra i calanchi, le fattucchiere preparano filtri d’amore. E poi c’è un ruscello, una “fiumara”, che per chi l’attraversa segna il confine invisibile tra dentro e fuori, tra vita e morte, tra ricordo e dimenticanza. Caterina sogna di oltrepassare quel ruscello, raggiungere l’altra riva e lasciarsi tutto alle spalle: è troppo bella, troppo giovane, per restare in un posto senza futuro. Ma a casa ha una famiglia che l’aspetta – un marito, una madre anziana, due bambini piccoli. Quale donna, al suo posto, avrebbe il cuore di abbandonarli? Caterina non sa rispondere a questa domanda, finché non incontra Nadir. Un uomo brutale, selvaggio, che vive da solo tra i sassi senza acqua né elettricità; un uomo che non ha nulla da offrirle, se non l’occasione di invertire il passo e fuggire. È così che inizia questa storia, con una fuga. Perché soltanto fuggendo si può scoprire cosa resta di una persona quando sceglie di recidere tutti i legami della sua vita. Quello raccontato da Dora Albanese è un Sud feroce e contraddittorio, impastato di magia oscura. E lei ci tende la mano per rivelarne i segreti, regalandoci un romanzo intenso, viscerale, che si interroga sul senso più profondo della femminilità.


Citazioni:

“La storia della fiumara della scordanza. Le sarte di Muggera, compresa sua nonna, la conoscevano bene. (…) Accadeva che le donne più anziane, quelle che si sentivano prossime alla morte, si recassero dalla loro sarta di fiducia con la stoffa nera avvolta su di un cartone. (…) Se le misure erano esatte, il fantasma della morta oltrepassava il ruscello e di colpo dimenticava tutto della sua vita terrena, la sua anima si purificava nella pace eterna; se invece le misure erano state calcolate male, il fantasma non riusciva ad aprire il passo né ad attraversare il ruscello: a quel punto era costretto a tornare indietro, sulla terra, e qualche volta infastidiva la sarta che gli aveva combinato il guaio.”


Opinione Personale:

La scordanza”, esordio letterario di Dora Albanese, è ambientato in Basilicata, terra di solide tradizioni letterarie e musa ispiratrice del celebre Carlo Levi proprio per la sua bellezza dolente intimamente connessa a una dimensione etica ed esistenziale. È proprio questa “Bellezza Dolente” che viene descritta nell’immaginaria Muggera, a fare da background a “La Scordanza” che narra di questo borgo lontano dai riflettori, schivato dalla modernità, indurito da relazioni che poggia sull’antico connubio fra la pietra e i boschi, nei lontani anni 80.

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Ne “La Scordanza” viene narrato un intrigo familiare che presenta i drammi di tre generazioni di donne : madre, figlia e, successivamente nipote; triade percorsa da un forte tremito interiore.

Fra le tre, spicca la figura di Caterina, bella, fragile e svergognata donna con la sola sfortuna di avere avuto in dote occhi che attirano sguardi indiscreti e vogliosi. Il sangue rappresenta l’unico laccio capace di tenere insieme la sua famiglia; sangue mischiato al senso di colpa del marito Antonio fin troppo violento, e alle lacrime del figlio Eustachio, che più volte l’avrebbe voluta difendere e troppe volte si era ritrovato inerme di fronte al dolore della madre, e allo sguardo indagatore della madre di Caterina, Eufemia.

La violenza domestica è il riflesso di un “Sud che piangeva e taceva, gridava e nascondeva e che tendeva al buio della costrizione famigliare anche se tutt’intorno splendeva il sole”.

Caterina stanca della violenza gratuita di cui è vittima silente, si ribella, costringendo se stessa alla fuga e a una serie di dolorose rinunce. Abbandona così i figli; Eustachio e il piccolo Francesco non ancora svezzato ,e accetta la lusinga della passione per traversare la fiumara della scordanza, quella morte simbolica che nel rito tramandato dalle sarte di Muggera era metafora di rinascita e rinuncia in quanto attraversare il ruscello equivaleva a dimenticare la vita passata. Finisce invece tra le braccia di un altro poveraccio che si rivela presto orco quanto il marito che concepisce l’amore solo ed esclusivamente come vendetta della vita. Eufemia e Eustachio sublimano il dolore nella malattia, la famiglia si arrende così all’infausto destino.

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Dora Albanese concentra la propria indagine personale sulla differenza tra femminilità e maternità, separando nettamente e in modo quasi scandaloso i due aspetti.  Caterina frantuma la propria identificazione di sessualità intesa solo ed esclusivamente come metodo riproduttivo e non come  fonte di piacere, in quanto ella stessa risulta “colpevole” di voler essere svuotata da ogni responsabilità materna. Caterina scoperchia così il tabù di Medea: si può abbandonare un figlio e tuttavia continuare ad amarlo? Si può essere madre pur sentendosi figlia del proprio figlio? Questo stesso problema affligge e causa inquietudine e tristezza alle povere  donne di Muggera: ingabbiate dalla propria maternità che diventa cemento, piombo.. che impedisce loro di essere libere e di spiccare il volo, riducendole alla loro unica condizione di madri, sempre e solo madri e mai donne, con tutto ciò che l’essere donna comporta.

Il sogno purificatore di Caterina s’infrange contro questi dilemmi annidati nell’angolo più oscuro dell’animo umano, e il bello della Scordanza è che non ci propone alcuna via di uscita ma che al contrario,  con veridicità e crudeltà, racconta di una vita in cui il coraggio di ribellarsi a una società basata sull’ignoranza, la sottomissione e la paura, porta con sé il tormento di aver rovinato per sempre i propri figli. E che viceversa la forza di sopportare, stando a guardare la propria vita e quella dei propri cari sgretolarsi come castelli di sabbia sotto il pugno di un marito violento o della vita troppo crudele, si accompagna da secoli a rimpianti e continui sensi di colpa.

La scordanza è un romanzo poco rassicurante e veritiero . Il ritmo narrativo risulta a tratti piacevole e delicato, a tratti violento . I suoi tabù sono costantemente fra noi, del resto gli orchi non vivono solo nelle grotte scavate nelle pietre ma si possono trovare negli uffici e nelle scuole, nei camerini, nei salotti delle famiglie. Il clima pesante e cupo è stemperato dagli antidoti di Dora Albanese che contro la crudeltà ci presenta Veronica, la ragazza dalle “lacrime guardanti” il cui amore per la nonna rappresenta l’unica vera alleanza pura e autentica priva di ogni tornaconto.

Il primogenito di Caterina, Eustachio, è un personaggio che ho ammirato tanto all’interno della storia. È un ragazzo giovane ,sensibile e intuitivo che prova in tutti i modi a evitare l’inevitabile ; la rottura dei suoi genitori. Veglia su di loro ogni notte, si intrufola nella loro stanza e controlla il respiro di entrambi arrivando ad essere uomo nella sua fanciullezza e genitore prima ancora di essere figlio. Questo è un tema molto caro a me e alla società odierna; la necessità di fronte a determinate situazioni che ci pone la vita, di abbandonare la nostra fanciullezza e abbracciare il mondo degli adulti per diventare Genitori di coloro che ci hanno messo al mondo e che negli anni si sono trasformati sempre di più in figli da accudire e proteggere.

Fra i temi trattati all’interno de “La Scordanza”, principale appare quello della disgregazione familiare che si tramuta nella disperazione di Eustachio che arriverà a mettere a rischio la sua salute; continua ricerca da parte del marito nel tentativo di riportare a casa Caterina, e in un certo qual senso anche fuga da parte di Eufemia, madre di Caterina, che si ritrova costretta a dover lasciare il nipote minore, Francesco, alle cure di quella che da zia si farà presto chiamare “ziamamma”. Un gesto semplice, una fuga da una realtà uggiosa e pesante, un gesto d’egoismo che fa sì che la famiglia, come un corpo intero, si disgreghi in tante cellule impazzite, un po’ come un cancro che continua ad espandersi senza sosta.

Ma se la fuga è certamente il tema centrale del libro, in netto scontro con il senso di responsabilità, questa si inserisce in una visione più generale sui rapporti umani. I personaggi di Dora Albanese si sbranano, che sia per passione o per odio: non vi sono vie di mezzo, né scambi di vedute pacate. Tutto è intensamente concreto, gli abbracci sono forti fino a far male, i dialoghi si colorano di ciò che Caterina ha sempre ritenuto tabù.

Con un linguaggio deciso, privo di tentennamenti, che si fa spesso espressionistico, Dora Albanese per il suo esordio narrativo sceglie un lessico vorace di sensazioni, specialmente quelle tattili; la brutalità è solo in parte tenuta a bada dalla patina di tradizione che trasuda dalle diverse pagine dedicate al paesino di Muggera. E si delinea così, con tratti decisi, un romanzo familiare in cui una madre mette in crisi il richiamo materno per dare voce al suo malcontento, alla sua auto-denigrazione, al suo bisogno di svolte, a qualunque costo. Si rischia di odiarla, Caterina. Ma forse è solo una donna che tradisce continuamente ciò che dovrebbe essere, per di non tradire ciò che è e pur di non rinnegare se stessa.

La scordanza di Dora Albanese profuma di Sud, dei suoi odori intensi, delle sue magie, di vita dura, di passioni violente, di un tempo arretrato, immobile, sempre uguale a se stesso.

A Muggera la tradizione vuole la donna umile e sottomessa, paziente sposa in attesa muta e circostanziata, la sopportazione è la normalità. L’aria che si respira per tutto il romanzo è asfittica, immobile e soffocante, per cui l’incontro con Nadir, un tunisino in guerra totale e continua con il mondo intero ,appare come una liberazione, una ventata d’aria fresca.  Nasce così un nuovo amore violento e mai sazio. Un amore totale e passionale che offusca la ragione. Così Caterina abbandona marito e figli, pentendosene amaramente in seguito.

Caterina è una donna in fuga e in lotta contro il mondo ,alla continua ricerca ed affermazione di se stessa, che non esita a tradire tutto e tutti. Il percorso di formazione che la porterà all’affermazione di sé, lascia  sul campo di battaglia vittime innocenti e prive di malizia; i figli Eustachio e Francesco, la sua stessa madre Eufemia, che si rivela, in fondo, personaggio orgoglioso ma di grande forza umanitaria, di morale e di grande animo che risulta essere una  donna d’altri tempi ,saldata fortemente agli ideali e ai valori del passato, non esita a curare il nipote, paralizzato dalla fuga materna, e si assume tutto il peso delle proprie e altrui responsabilità.

Un romanzo familiare che parla di una madre che discute con il richiamo materno, per dare voce al suo malcontento, alla sua insoddisfazione, alla sua auto-denigrazione. La violenza è resa con un linguaggio fine e privo di fronzoli, di una brutalità che sconvolge.

“La Scordanza” è  un romanzo molto forte e struggente, che porta il lettore ad una vera e propria lotta interiore. Vi ritroverete a comprendere  profondamente Caterina e la sua voglia di libertà, il suo volere essere donna prima che moglie e madre, ma al tempo stesso vi indignerete di fronte all’atto di abbandono delle povere anime innocenti di Eustachio, che più di tutti ne soffrirà, e Francesco.

Un libro ricco di personaggi dalle mille sfaccettature, di risvolti inaspettati, di sofferenza ed emozioni profonde capace di coinvolgere il lettore e portarlo ad interrogarsi sui legami che caratterizzano la propria vita e sull’importanza che rivestono.

Dora Albanese descrive con veridicità  la vita dei piccoli paesi dell’Italia degli anni 70, dipingendone colori, sfumature, preconcetti e mentalità estremamente  chiuse e conservatrici rispetto alla quotidianità a cui siamo abituati.

Dora Albanese Presents "La Scordanza" - Debut Novel Presentation

Uno dei romanzi familiari più complessi e assolutamente coinvolgente degli ultimi anni. In duecento pagine, con maestria, scorrevolezza e sentimento, l’autrice rapisce il lettore che difficilmente si ritroverà estraneo  alle vicende e lotterà per proteggere e garantire a ciascun personaggio, il futuro che merita.

Stile: 8/10

Contenuto:8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto complessivo: 8/10

Consu

Recensioni

Vivo Per Questo – Recensione

9788861909076_0_0_0_75.jpgTitolo: Vivo per questo

Autore: Amir Issaa

Casa Editrice: Chiare lettere

Genere: Biografia

Pagine: 236

Prezzo: 15,00€

Nato e cresciuto a Roma nel quartiere di Torpignattara da padre egiziano e madre italiana, Amir Issa si è avvicinato alla cultura hip hop negli anni novanta, prima come breaker e successivamente come writer nel collettivo romano The Riot Vandals. Nel 2017 ha pubblicato la sua autobiografia “Vivo Per questo”, edito da Chiare lettere.

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Trama:

Scena prima: Roma. Notte fonda. Un bambino dorme vicino a sua sorella maggiore quando arrivano la polizia e l’ufficiale giudiziario per lo sfratto esecutivo. Lei si chiama Fatima, lui Amir. “Ho dieci anni, stringo il mio fagotto di vestiti e mi vergogno. In strada, di notte. E adesso?” Vivo per questo è un viaggio trascinante in una Babele metropolitana di colori, culture, suoni e voci. È la storia di un bambino e di una famiglia sempre in bilico sull’orlo della legalità. Una storia che parte veloce su una tavola da skate, correndo sui marciapiedi di Tor Pignattara inseguita da negozianti inferociti, con Roberto detto Kyashan e Napoleone, amici inseparabili. Una storia che segue le movenze irresistibili della breakdance con Crash Kid, amico e mito scomparso troppo presto. Una storia che attraversa le scorribande del writing, anima nera della street art: la ricerca di un codice, le crew di quartiere, i tag per riconoscersi e sentire di esistere. Una storia che si carica con l’energia della hip house per poi scivolare nel rap, l’isola del tesoro, il collettivo Rome Zoo e piazzale Flaminio, la casa da abitare, il ritmo da cui farsi travolgere. In una escalation di incontri, esperienze ed emozioni, Amir Issaa ha scritto un libro che non è l’autobiografia rituale di un artista ma è soprattutto un ritratto generazionale. Un romanzo hip hop di iniziazione alla vita con decine di personaggi e una controcultura travolgente: una terra promessa che ha liberato tante adolescenze difficili dalle vertigini del caos.


Opinione personale:

In una quotidianità cosmopolita i confini personali, sociali, culturali e religiosi sono decaduti, ma d’altra parte riemergono in tutta la loro durezza e violenza, come si apprende dai giornali e dai mass media “Vivo per questo” è un appassionato viaggio underground dalla Roma degli anni ’80-90 fino ai giorni nostri.

La storia è narrata prima da un bambino che cresce in un contesto difficile, duro e segnato dall’emarginazione; poi dalla voce di un ragazzo adolescente che s’impegna e s’ingegna per scrollarsi di dosso un’identità non sua ed una vita già inesorabilmente predestinata.  Il giovane Amir, protagonista di questa verità, si avvicina, così, al Writing, alla Street Art, e al Rap. E  riesce, proprio grazie al Rap a trovare la propria identità creativa e a far sentire, finalmente, la sua voce.  Amir-1-10

“Vivo per questo”,  rappresenta il diario di un artista di fama nazionale e internazionale, che avendo trovato una sua dimensione personale, sociale e lavorativa s’impegna in prima persona per aiutare chi si è trovato o chi continua a trovarsi in una situazione analoga alla sua. Amir si impegna soprattutto affinchè si possa superare la mentalità  semplicistica, alle volte violenta e completamente chiusa e refrattaria del popolo italiano, e affinchè si possa arrivare progressivamente all’inclusività  plurale a livello identitario. Ne discende da questo mix un’autobiografia avvincente, capace di stupire, di stordire e di sorprendere il lettore con la sua “poesia cruda”.

 

“Vivo per questo” è un viaggio di parole sulla vita e sulle esperienze del noto  artista “meticcio”. Temi principali di questa autobiografia sono : razzismo, pregiudizio, Ius Soli, Ius Sanguinis. Tutti temi affrontati con coraggio e maestria, utilizzando uno stile semplice ma mai ridondante.

Amir Issaa ha scritto un libro che non è l’autobiografia rituale di un artista ma è soprattutto un ritratto generazionale.

L’autobiografia del rapper è anche un romanzo hip hop di iniziazione alla vita con decine di personaggi e una controcultura travolgente che racconta di un sogno e di una terra promessa che ha liberato tante adolescenze difficili dalle vertigini del caos.

Stile: 7/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 7/10

Voto complessivo: 7/10

Buona lettura!

Consu

Segnalazioni

Il Colore Del Caos – Segnalazione

coverTitolo: Il colore del caos

Autrice: Giovanna Roma

Casa Editrice: Self Published

Genere: Forbidden romance

Pagine: 394

Data di Pubblicazione: 14 dicembre 2017

Prezzo E-book: € 2,99

Giovanna Roma è nata e cresciuta in Italia e ha viaggiato sin da bambina. I generi che legge spaziano; dal thriller alla psicologia all’erotico, fino ad arivare al dark romance. è solita concedere sempre una seconda possibilità anche agli autori che meno la affascinano. Autrice dei romanzi “La mia vendetta con te”, il suo sequel “Il Siberiano“, lo storico “Il patto del marchese” e la serie dark “Deceptive Hunters“.


Trama:

Lui indossa jeans e tatuaggi. Io una divisa scolastica.
Lui ha un lavoro che ama, io una vita che odio.
Scott Turner è uno stronzo ventisettenne. Io, Allison Newborn, ammetto di essere una sedicenne difficile da gestire.
Gli sono caduta tra capo e collo e per questo crede di dettare le regole. Certo, continua a ripetertelo.
Abbandonata al lusso di una vita agiata, con due genitori sempre presi da sé stessi, è difficile obbedire agli ordini.
Tutto in lui gli urla di starmi lontano.
Tutto in me prega di combattere dei sentimenti che dovrei rinnegare.
Non abbiamo scelta, siamo costretti a trovare l’armonia in questo caos.
A volte gli incontri avvengono nel tempo sbagliato.
Ci trasformano per sempre.
Ci costano tutto.
Cos’altro può accadere a un amore proibito?


Potete acquistare il libro su Amazon , iTunes e Gplay.

Buona lettura!

Consu

Segnalazioni

At World’s End: Wanted Pirates – Segnalazione

FB_IMG_15173357170946741Titolo: At World’s End: Wanted Pirates

Autrice: Sabrina Pennacchio

Casa Editrice: WritersEditor

Genere: Romanzo Storico/Avventura/Drammatico/Sentimentale

Data di Pubblicazione: 11 Marzo 2018

Prezzo E-book/Cartaceo: 7,50 / 15,00

Sabrina Pennacchio nasce a Napoli il 10 – 02 – 1991
Costretta ad abbandonare gli studi di arte e moda, decide di dedicare gran parte del suo tempo alla sua più grande passione: ” la scrittura ”.

At World’s End: Wanted Pirates è il suo romanzo d’esordio, edito dalla WritersEditor.

Trovate l’autrice sulla sua FanPage facebook, su Instagram e su Twitter

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Trama:

«Nel frattempo prenderò il tuo tesoro più prezioso, signor generale»

XVIII Secolo – Oceano Atlantico
Alcuni narrano che Calico Jack, il più temuto fra tutti i pirati, sia stato giustiziato in Giamaica molti anni orsono; altri narrano, invece, che questi sia tornato dal mondo degli inferi dopo un accordo con Satana, per continuare a terrorizzare i mari indisturbato.
Eppure, nonostante ciò che si vocifera, un giorno un uomo che tutti conoscono come il temuto Calico Jack, rivendica la taglia sulla sua testa, lanciandosi in uno spietato attacco alla nave della Marina Britannica, per rapire la figlia del generale di ritorno dai paesi d’oriente.


Estratto Capitolo 2:

Il corpo di Marina Charlotte Surcouf toccò il ponte della Tempesta dei Mari nel preciso istante in cui Calico Jack la lasciò andare, senza preoccuparsi minimamente di quell’esile corpo che urtava senza eleganza il legno del pavimento che lo rivestiva.
«Non solo siete un uomo di bassa lega, ma siete anche un villano!»
Chiuse un occhio, all’impatto, massaggiandosi poi la spalla dolorante nel momento in cui riuscì a sedersi. Se fosse spaventata? Questo era ovvio, ma forse al momento la rabbia era l’unico sentimento che riusciva a prevalere su di lei, non riuscendo ancora a farle capire per bene quale fosse la sua situazione.
«Perdonate la scortesia, Mademoiselle,» la schernì il pirata, mentre fingeva un mezzo inchino alla bella signorina dell’alta borghesia inglese, «non vorrei mai recare offesa a Miss Surcouf».
Il sorriso continuò a rigare il suo volto, nascosto dalla frangia bionda solo qualche istante prima, anche quando si rimise composto.
«Io e i miei uomini faremo in modo che sua signoria conduca un piacevole viaggio e abbia a disposizione le comodità che più si addicono a colei che è appena tornata dai Paesi d’Oriente».
Un coro di rozze risate echeggiò nell’aria e in quel momento Marina Charlotte arrossì di rabbia. Poco importava come avesse ricevuto simili informazioni, che dimostravano quanto sin dall’inizio lei fosse stata etichettata come ostaggio perfetto. Se avesse potuto lo avrebbe preso a ceffoni! Ma non era il caso di far ancor più la spavalda, e ciò che la convinse di questo fu quel che notò nel guardarsi intorno: una sessantina?
Forse di più, erano gli uomini presenti su quell’imbarcazione e ognuno di loro non aveva di certo buone intenzioni, né con lei né con nessun altro, a quanto pareva.


Estratto Capitolo 16 :

«Solitamente si va a destra, a sinistra, o al centro?»
Non era poi una vera e propria domanda, piuttosto un qualcosa da presa in giro. Marina Charlotte non si spiegava come potessero trovare avvincenti e appassionanti delle ricerche del
genere; ma forse in circostanze differenti, anche lei avrebbe
avuto negli occhi la stessa luce di Calico. Ma da prigioniera, di certo non poteva divertirsi.
«Solitamente simili grotte conducono tutte allo stesso punto. Alcune ti portano a destinazione tranquillamente e altre, quelle più ovvie, ti fanno rischiare la pelle».
«Ah, che divertimento. Quindi praticamente state dicendo di andare alla cieca a rischiare la pelle. Divertente, sì, sul serio, non potevo desiderare di meglio. Continuo a pensare che fosse meglio restare sulla nave con la vostra ciurma».
«Quanto siete melodrammatica».
Jack afferrò una mano di Marina che, appena spaventata, si stava tirando indietro in un gesto spontaneo ma che non
aveva per niente l’aria di chi voleva scappare a gambe levate.
«Vi divertirete. Mi divertirò. Troveremo il tesoro e torneremo sulla nave in attesa di notizie di vostro padre che, volenteroso, mi procurerà una taglia eliminata sulla testa e tutti vivremo felici e contenti».
«Siete euforico come non mai. Si vede che questo genere di cose vi mettono buon umore» constatò la rossa, abbassando appena il viso per guardare quella mano che stringeva la
propria in un gesto possessivo ma anche delicato.
«Beh, ma dopotutto non ho alternative se non quella di seguirvi, giusto? Quindi direi di sbrigarci e chiudere qui questa insulsa faccenda. A meno che voi non vogliate attendere la vostra ciurma prima di muovere un solo passo».
E si, doveva ammettere che quella era un po’ una frecciatina.
«Credete che abbia bisogno della loro scorta per muovere un singolo passo?»
Uno sbuffo di scherno uscì dalle labbra dell’uomo che, in tutta risposta, mosse qualche passo e poi altri ancora verso la grotta alla loro destra, trascinando Marina con sé.
«Prenderemo la grotta che sfiorava la vostra posizione, quindi ritenetevi responsabile di tutto quello che capiterà da ora
in avanti».
«Quel sorriso non mi fa ridere, sapete?» inarcò un sopracciglio, non togliendo la sua attenzione da ogni angolo buio di quel posto illuminato soltanto da furtivi raggi di luce che filtravano chissà come e chissà da dove, in quella montagna fredda e abbastanza lugubre. Solo, di tanto in tanto, il rumore di gocce d’acqua cadenti sul terreno, risuonavano come una colonna sonora funerea. Forse era solo lei pessimista… ma la cosa le dava di brutto presagio.

Il cammino durò minuti e minuti interminabili in quell’oscurità che quasi stava iniziando a dar problemi agli occhi e finora nessuna via di uscita e nessun arrivo ad una qualsiasi destinazione.
Per di più: nessuna trappola.
Solo in quel momento anche a Calico balenò nel cervello l’idea che forse ci fosse qualcosa che non andava in tutto ciò.
Troppa quiete, troppa tranquillità, cosa poteva mai nascondere la torre del diavolo? Ci avevano già provato altri pirati,
prima di lui, a prendere il famigerato tesoro? E se sì, che fine avevano fatto? Poteva essere una ricerca a vuoto… o una ricerca pericolosa!
«Forse dovremmo fermarci a controllare per bene la situazione, prima di continuare a girare a vuoto» affermò, rallentando il l passo mentre si guardava intorno per trovare un posto
tranquillo dove fermarsi per un attimo.
E solo in quel momento lo notò, o meglio, li sentì: qualcuno che li seguiva «State indietro» sussurrò, spingendola dietro di sé in un gesto di galanteria non voluta.
«Chi va là?» urlò, cacciando la pistola dal suo fodero per poi sparare a vuoto dinnanzi a sé.
Qualcosa si mosse veloce nel buio e Marina si ritrovò ad urlare per lo spavento: erano circondati!


Fatemi sapere se la trama vi ha incuriosito!

Vi lascio qui di seguito i link d’acquisto:

Link d’acquisto casa editrice: acquistandolo nello store della casa editrice riceverete in omaggio un segnalibro con i personaggi della storia, disegnato dall’autrice, compreso di firma.

In libreria col codice ISBN: 9788894284690

Prossimamente su Amazon .

Consu

Segnalazioni

La mia fine, il mio inizio – Destini Intrecciati (Segnalazione)

Buonasera miei carissimi lettori,

oggi vi segnalo l’uscita del libro di una mia cara amica conosciuta su instagram : “La mia fine, il mio inizio. – Destini intrecciati. Vi lascio subito alla scheda generale e alla trama, Buona lettura!


368A0AF0-6161-4585-9BB7-F736960EB40D.jpgTitolo: La mia fine, il mio inizio – Destini Intrecciati

Autore: Francesca C. Cominelli

Casa editrice: Self Published

Genere: Romanzo Rosa

Pagine:  352

Prezzo ebook: 2,99 €

Prezzo Cartaceo :15,00 €

Data di pubblicazione: 18 Marzo 2018

Francesca C. Cominelli, Chicca per gli amici, è una ragazza di ventiquattro anni, nata in un piccolo paese vicino al Lago di Garda in cui vive insieme alla famiglia. La sua più grande passione è sempre stata l’equitazione e, proprio per questo, ha deciso di rendere i cavalli parte integrante del suo romanzo. È una neo laureata in Economia, ma nonostante ciò, è sempre stata appassionata alla lettura e alla scrittura. È una sognatrice incallita ed è proprio grazie ai suoi sogni e alla sua determinazione se è arrivata fin qui. È cresciuta con la lettura, è sempre stata una via di fuga, un momento in cui si poteva estraniare dalla realtà e vivere in un mondo diverso; d’altro canto, scrivere le ha permesso di liberare la mente e sfogarsi, mettere nero su bianco i suoi pensieri e creare un mondo tutto suo, immerso nelle praterie texane. La mia fine, il mio inizio – Destini Segnati è il suo romanzo d’esordio, il suo grido al mondo sull’amore e un messaggio per tutti i ragazzi vittime di bullismo.

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Trama:

Quando la vita della donna che ami è appesa a un filo, il tempo diventa essenziale. Vorresti non averlo sprecato. Vorresti aver potuto fare di più. Vorresti…

È proprio così che si sente Jared Cooper, il bel cowboy di Houston, dopo il grave incidente di Amanda.

La bella newyorkese, infatti, si trova tra la vita e la morte, e sarà proprio questa situazione che la porterà a fare un viaggio onirico nei meandri della sua mente. Viaggio che le farà mettere in discussione tutto quello che le è capitato da quando si è trasferita a Houston.

Anche in questo secondo volume della Destiny Trilogy, il destino metterà il suo zampino. E come se questo non bastasse, un ragazzo misterioso, fin troppo gentile, porterà non poco scompiglio nella vita di Amanda… e anche in quella di Jared.

Tra separazioni, fughe e rose nere, i due protagonisti riusciranno finalmente ad avere la meglio sul destino?


Fatemi sapere se la trama vi ha incuriosito.

A presto,

Consu

Recensioni

Dream Hunters. Il Ponte Illusorio – Recensione

DREAMHUNTERS1_CoverWeb.jpgTitolo: Dream Hunters. Il ponte illusorio

Autore: Myriam Benothman

Casa Editrice: Astro Edizioni

Genere: Fantasy

Pagine:  248

Myriam Benothman, italiana nata a Tunisi, è cresciuta a Roma in una famiglia multiculturale.Quadrilingue con il pallino delle sfide, è la più giovane matricola nella storia dell’università “La Sapienza”. Si laurea in Scienze politiche e Relazioni internazionali e intraprende una brillante carriera nel mondo del marketing e della comunicazione, diventando Global Head of Omnichannel Marketing & CRM in Bulgari (Gruppo LVMH).Il nonno Alberto Perrini – premiato autore teatrale, critico letterario e giornalista – la invita a coltivare sin da piccola la passione per la scrittura.Il suo amore per la carta non l’abbandona mai, trovando terreno fertile nella diffusione di fanfiction su internet. Pubblicati sotto pseudonimo, i suoi racconti si ispirano a noti manga giapponesi, trovando un ampio consenso tra le lettrici che la seguono con affetto da anni.

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Trama:

Cosa faresti, se scoprissi di poter cambiare il corso delle fiabe?

Sophie ha 17 anni e vive a Parigi con il padre. In apparenza una ragazza come tante, finché non si imbatte in un antico libro di favole ed è vittima di un’allucinazione.

Hanno così inizio i suoi sogni vividi e surreali, ambientati in una dimensione popolata da personaggi incantati. La sua vita si sdoppia su binari paralleli che finiscono per confondersi tra loro, con risvolti inaspettati sul mondo reale.

Integerrimi principe azzurri e ingenue principesse. O quasi. Un amore avventuroso e proibito. Una presenza oscura in cerca di riscatto.

Finalista del Premio Cittadella 2017 per il miglior Fantasy dell’anno, “Il ponte illusorio” è il primo volume della trilogia “Dream Hunters”. Una favola moderna adatta a tutte le età, che trascina il lettore in un sogno a occhi aperti, riportando a galla emozioni dimenticate.


Citazioni preferite:

«Voltò pagina e il suo cuore mancò un battito. Il titolo della prima fiaba era diverso. Un sogno non poteva modificare il corso di una favola e ogni sua traccia scritta, eppure le parole erano lì, sotto i suoi occhi.»

< Dicevi che ci sono tanti modi di raccontare una storia >. Mia madre torna a guardarmi e la sua immagine si fa sfocata. < Non dimenticarlo mai, amore mio>

“Gli stessi occhi che l’avevano fronteggiata quella notte di tre anni prima, animati da un odio feroce. Gli occhi che, per lungo tempo, avevano tormentato ogni suo istante di veglia. Gli occhi azzurri di un principe innamorato della sua mortale nemica.”

“Nessuno sarebbe vissuto felice e contento. Mai più.”


Opinione Personale:

Siamo sempre cresciuti a suon di sogni alimentati dalle fiabe, immaginando principi a cavallo pronti a salvare le proprie principesse e paesaggi fantastici ricchi di animali parlanti. Fino a che punto però quelle stesse fiabe che ci hanno fatto sognare ad occhi aperti e che, adesso, ci regalano una dolce e amara  nostalgia, influenzano il nostro presente?

Myriam Benothman ce lo spiega nel modo più originale possibile, dandoci la possibilità di entrare in prima persona nella gita di Cappuccetto Rosso dalla nonna o nella ricerca del principe della sua Bella addormentata nel bosco. Senza dimenticare streghe malefiche e specchi magici, conosceremo Sophie ed il suo particolarissimo potere, ci addormenteremo con lei per risvegliarci nel mondo in cui tutto è possibile, dove Cenerentola ha la sua fata madrina e i principi rispondono a tono ed hanno capelli neri e penetranti occhi azzurri.

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Nelle versioni originali delle favole tra il “c’era una volta” e il “vissero felici e contenti” la trama si svolge secondo canoni immutati nell’immaginario collettivo; personaggi primari , antagonisti e prove da superare formano  un intreccio trito e ritrito che culmina immancabilmente nel lieto fine.

Nell’originale e innovativa visione delle favole di Myriam Benothman però ,nulla è come appare e nulla ha la connotazione classica, fiabe note e originalità narrativa si fondono tra loro fino a formare un romanzo sorprendente che rovescia i canoni prestabiliti, rivisita il classico e si trasforma in una lettura all’insegna dell’originalità. Pur mantenendo intatto lo spirito sognante del genere letterario fiabesco,  l’autrice rompe gli schemi e racconta di un mondo magico tra sogno e realtà.

Con grande abilità e stile incalzante, la Benothman arricchisce la trama di citazioni e personaggi delle fiabe note a tutti quali: cappuccetto rosso e la bella addormentata.

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Il regno magico in cui sono ambientate le vicende e il fascino della Parigi attuale, in cui vive la protagonista, si fondono dando vita ad un romanzo scorrevole, che conquista e appassiona fin dalle prime pagine. Definire questo libro fantasy o romance, sarebbe riduttivo in quanto non restituisce appieno la complessità di un mondo articolato e ben congegnato che rende la fiaba un po’ più reale e la realtà un po’ più fiabesca.

Ho iniziato a leggere Dream Hunters sollecitata da un’estrema curiosità. All’inizio tuttavia ero molto scettica. Innanzitutto poiché trattandosi  di una storia “fiabesca” temevo il solito cliché con i due protagonisti “da fiaba” che si gettano l’uno tra le braccia dell’altro dopo essersi appena conosciuti.

Capitolo dopo capitolo, mi sono ricreduta ed ho divorato l’intero romanzo in pochi giorni.

Dream Hunters è ambientato in un mondo parallelo che risiede nei sogni della protagonista, da lei soltanto accessibile, e apparentemente irreale.

La protagonista è Sophie una giovane diciassettenne parigina determinata, combattiva e altruista che vive con il padre e il fratello maggiore.

Tutto ha inizio a causa, di un antico libro di favole, grazie al quale Sophie inizia ad avere delle visioni in cui un giovane dagli occhi blu sembra riuscire a guardarle fin dentro l’anima e che ha come l’impressione di conoscerla da sempre.

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Sophie si ritrova nella fiaba di Cappuccetto Rosso, in cui s’imbatte in uno strano ciondolo opalescente che decide d’indossare e che l’accompagnerà per tutta la durata dell’avventura.

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Ben presto scopre che ciò che ha vissuto in sogno ha in qualche modo modificato qualcosa nella sua realtà, nel suo mondo: nella fiaba di Cappuccetto Rosso è cambiato un dettaglio non poco rilevante.

Sophie è confusa. Non ha idea di cosa stia succedendo. Non sa con chi confidarsi e, quando finalmente trova il coraggio di farlo, nessuno le crede. Suo padre e suo fratello sembrano essere molto preoccupati e continuano ad alludere al fatto che il suo comportamento ricordi molto quello della madre. La sua strana avventura  tuttavia rappresenta la prima di una lunga serie di disavventure che vivrà in sogno, tutte ambientate in una fiaba diversa, o così pare…

In occasione del matrimonio di Cenerentola , Sophie s’imbatte nell’affascinante principe Alexander del regno di Anwyn: vent’anni, capelli neri come la notte e occhi azzurri come il mare, sguardo da birbante, sorriso accattivante e dal temperamento forte e deciso, fratello minore di un altro principe e una principessa che diventeranno suoi “amici” in questa nuova e magica avventura.

Sophie non si lascia incantare dal fascino di Alexander . Non mancano i battibecchi tra i due. Ogni consiglio o ordine che lui le da per evitare che si cacci nei guai, sembra sortire l’effetto contrario.

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Si scoprirà successivamente che proprio questo suo lato da donna ribelle e combattiva susciterà molto interesse nel giovane principe che sembra nascondere un segreto che va al di là della semplice apparenza…

In bilico tra sogno e realtà, la differenza inizia a diventare sottile come la carta, e Sophie finisce con l’assumere un corpo vero e proprio anche in nel mondo dei sogni, lasciandolo dormiente come in uno stato comatoso ogni qual volta lei si risveglia nel suo mondo, e viceversa.

L’epilogo mi ha travolta come un vero e proprio fiume in piena, in un mix di emozioni che mi hanno fatto desiderare di poter leggere subito il sequel per scoprire quale destino ha serbato l’autrice per Sophie e Alexander.

“Dream Hunters” è una favola moderna che dalle tradizionali prende spunto e le rivoluziona, donando una  nuova veste senza però perdere la magia del tradizionale. Le protagoniste delle nuove fiabe si sono evolute, vestono ancora abiti lunghi ma preferiscono cavalcare all’amazzone e non aspettano il proprio cavaliere, sono abituate a salvarsi da sole e a contare sulle proprie forze. Anche il principe in questione però, non ha niente da invidiare al Florian di Biancaneve o al Filippo di Aurora. Spavaldo, temerario, affascinante ed estremamente irritante .

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Un inizio di serie degno delle corti più sfarzose, in cui l’unica pecca è il “ C’era una volta” che manca.

Un’eroina che con il potere di cambiare le favole, scopre quanto queste siano ormai radicate nel nostro quotidiano, e quanto di ciò che sogniamo può rivoluzionare la nostra realtà.. Francese anche lei, sembra la Belle del XXI secolo, di giorno alle prese con un mondo moderno fatto di instagram e feste, nel sonno dotata di poteri magici, custode di un regno al quale inconsciamente, è sempre appartenuta. Impavida, disposta a tutto pur di salvare coloro che ama. Lasciatevi trasportare da Sophie in questa magica avventura e, lasciatevi andare ai sogni in cui a tutti è concesso perdersi ancora una volta dentro ad una favola. E se a libro concluso, desidererete chiudere gli occhi ed incontrare il vostro Alexander, allora l’incantesimo ha sortito l’effetto desiderato.

Stile: 8/10

Contenuto: 8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto complessivo: 8/10

Buona lettura!

Consu Tiralongo