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Donne Coraggiose – Recensione

Cover-fronte-donne-coraggioseTitolo: Donne coraggiose

Autrice: Soraya M. Lane

Data D’uscita: 23 Maggio 2019

Casa Editrice: La Corte Editore

Genere: Narrativa Storica

SORAYA M. LANE è laureata in legge ed è autrice di narrativa femminile storica e contemporanea; il suo romanzo storico più recente, Voyage of the Heart, è un bestseller di Amazon. Vive in una piccola fattoria nella natia Nuova Zelanda con suo marito, i loro due figli e una collezione di amici a quattro zampe. Quando non scrive, adora stare fuori a giocare con i suoi bambini o si rifugia nella lettura.

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Trama:

1944.

Tre giovani donne inglesi, arruolatesi come infermiere, s’incontrano sul fronte in Normandia. Scarlet viene da una famiglia agiata, è stata cresciuta in una gabbia dorata che l’ha sempre protetta da tutto e decide di partire, non solo per dimostrare alla sua famiglia di cosa è capace, ma anche per ritrovare il suo fidanzato Thomas, ormai disperso. Per Ellie, essere un’infermiera è qualcosa che ha nel sangue, e le sue origini umili sono lontane un milione di miglia dall’educazione privilegiata di Scarlet. Mostra un fare sicuro e sprezzante di ogni pericolo, una maschera che di fronte alle atrocità della guerra, dovrà presto abbandonare. Lucy è quella tra loro con più esperienza, ha una mente lucida e razionale e un coraggio fuori dal comune: un vero esempio per le sue compagne, nonostante la consapevolezza dei pericoli del lavoro che ha scelto, per il quale sa bene che il rischio è di non tornare a casa vive. Spinte al limite dalla brutalità, Scarlet, Ellie e Lucy dovranno fare affidamento l’una sull’altra, arrivando a scoprire che il potere dell’amicizia e quello dell’amore sono le uniche armi che hanno per sopravvivere.


Citazioni Preferite:

“Ora era molto di più di una ragazza in attesa di un uomo. Era un’infermiera, un’infermiera capace e sicura di sé che aveva messo da parte la sua posizione sociale per lavorare fianco a fianco con infermiere e dottori di tutti i tipi, per medicare qualsiasi soldato, a prescindere dalle sue ferite.”

“A volte mi chiedo se ci torneremo mai a casa. Quand’è che tutto questo finirà?”

“Aveva oltrepassato la soglia della stanchezza, ecco tutto. Quella giornata era stata carica di lavoro e terrificante, e lei non aveva ancora avuto un minuto di tranquillità per rendersi conto di dove era e di cosa avrebbero dovuto affrontare. Ricacciò tutto giù, rifiutandosi di farsi sopraffare dalle emozioni. L’unico modo di continuare era andando avanti, erano queste le parole che doveva dire a se stessa.”

“Sorridi e il mondo vedrà la donna che tu vuoi che veda, a prescindere da come ti senti davvero.”


Opinione:

Ci troviamo in una stazione londinese, nel lontano 1944 e, tra il via vai dei soldati in partenza per raggiungere le loro unità, e i civili in attesa dei treni che li condurranno lontani dai bombardamenti che da mesi e mesi stanno assediando la città, vi sono due ragazze eleganti che indossano uniformi grigie, mantelli e la fascia della Croce Rossa sul braccio. Sono Scarlet ed Ellie, le due protagoniste di Donne Coraggiose, il nuovo romanzo di Soraya M. Lane, edito La Corte. Le due donne sono le nuove infermiere militari appartenenti al servizio infermieristico imperiale della regina Alessandra, costituito per lo più da giovani donne volontarie addestrate per aiutare, assistere e sostenere i medici negli ospedali di guerra, portando conforto alle anime e ai corpi martoriati dei soldati.

Le due ragazze hanno da poco terminato il periodo di addestramento e stanno per raggiungere le loro unità di appartenenza. Sono elettrizzate e impaurite al tempo stesso, le loro vite stanno per cambiare e l’unica certezza sembra essere  la loro amicizia, nata quasi per caso su quella panchina, in attesa del treno che le condurrà verso il futuro.

Scarlet appartiene all’alta società inglese, la sua vita è caratterizzata da party, balli delle debuttanti e abiti di lusso  ma il bisogno di affermare se stessa, di aiutare gli altri e il desiderio di ritrovare il fidanzato: ufficiale dell’esercito scomparso da settimane, l’hanno spinta verso la decisione di diventare infermiera volontaria, andando contro il volere della famiglia, che sogna per lei un futuro roseo e un matrimonio degno del suo rango sociale e non bende, ferite e sangue. Scarlet è fermamente convinta della sua scelta ed è decisa a ritrovare il suo fidanzato e aiutare i soldati che stanno difendendo l’Europa e le vite di milioni di persone, sacrificandosi per il bene comune.

Ellie è irlandese e si è trasferita da soli cinque anni a Londra con la sua famiglia. È una ragazza solare, allegra e con una gran voglia di vivere. Anche lei, come i suoi tre fratelli, ha deciso di dare il suo contributo alla guerra e, diventare infermiera volontaria le è sembrata la soluzione ideale.

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Scarlet ed Ellie atterreranno insieme in Normandia, cuore della battaglia e luogo dello storico sbarco degli Alleati. Qui conosceranno Lucy, un’altra infermiera, il cui più grande desiderio è diventare medico. Quest’ultima è una ragazza forte, seria, attenta e scrupolosa nel suo lavoro nonché il pilastro portante della storia raccontata dalla Layne.

Scarlet, Lucy ed Ellie intraprenderanno un viaggio che cambierà profondamente le loro vite e che le porterà a scoprire se stesse e una forza interiore innata che le condurrà alla salvezza.

Riusciranno a tornare a casa sane e salve? Quanto la guerra cambierà le loro anime, corrodendole in maniera irreversibile?

Non sta a me svelarlo ma a voi scoprirlo, attraverso le voci narranti delle tre protagoniste che offrono spunti di riflessione sempre nuovi, permettendo al lettore di comprendere le loro emozioni, i loro pensieri, dubbi e paure. Attraverso le loro esperienze personali, si entrerà a far parte di una squadra il cui obiettivo è quello di lottare contro il tempo, nel tentativo di salvare il maggior numero di vite umane e andare avanti contro tutto e tutti in onore dei propri ideali.

Amo da sempre le storie ambientate durante la Seconda Guerra mondiale, in primo luogo poiché ricreano la sofferenza causata dalla crudeltà e dalla pazzia umana ma, soprattutto, perché rappresentano una fonte importante affinché non si dimentichi mai ciò che è stato e che mai più dovrà essere.

In “Donne Coraggiose”, l’autrice Soraya M. Lane celebra la figura della donna in tutto il suo coraggio, con la sua inarrestabile forza e tenacia, rendendola eroina in un mondo che oggi come allora, reprime e relega la donna al suo ruolo di moglie e madre.

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Aspettatevi una storia intrisa di sofferenza, amore e amicizia, di sangue, morte e determinazione: una storia che ha il volto di migliaia di donne che in tempo di guerra hanno dimostrato il loro valore al pari degli uomini. Abilissima la Layne nella caratterizzazione dei personaggi e, soprattutto, nella rappresentazione della guerra, di quel costante tanfo di morte che aleggia nell’aria, della necessità di aggrapparsi ad ogni piccola speranza per riuscire a sopravvivere, della paura soffocante ed opprimente di incontrare la morte ad ogni angolo e di non poter più rivedere i propri cari.

Lo stile dell’autrice semplice e scorrevole, trasporta il lettore all’interno di questa storia intensa che parla di sacrificio, sofferenza e valore. In uno scenario di morte e distruzione, di sangue e disperazione, di violenze e orrore, l’autrice ci regala la storia di un’amicizia fra donne che riesce ad esaltare il valore della vita in contrasto al grigiore e all’aridità della guerra.

Stile: 8/10

Contenuto: 8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto complessivo: 8/10.

Buona Lettura!

Consuelo

Recensioni

L’isola dell’Abbandono – Recensione

9788807033407_quarta.jpg.444x698_q100_upscale.jpgTitolo: L’isola dell’abbandono

Autrice: Chiara Gambarale

Casa Editrice: Feltrinelliì

Genere: Narrativa Contemporanea

Prima edizione: 2019

Formato: Brossura

Pagine: 224 pp.

Prezzo: 16,50€

Chiara Gamberale è nata nel 1977 a Roma, dove vive. Con Feltrinelli ha pubblicato Per dieci minuti (2013), Adesso (2015), L’isola dell’abbandono (2019), le nuove edizioni de La zona cieca (premio Campiello Giuria dei letterati 2008) e dell’opera d’esordio Una vita sottile. Ha scritto inoltre, fra gli altri, Le luci nelle case degli altri(2010) e Qualcosa (2017). I suoi libri sono tradotti in sedici paesi. È autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. Collabora con diverse testate giornalistiche.

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Trama:

Pare che l’espressione “piantare in asso” si debba a Teseo che, una volta uscito dal labirinto grazie all’aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull’isola di Naxos. In Naxos: in asso, appunto. Proprio sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente all’improvviso l’urgenza di tornare. È lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare. Ma come fa una straordinaria possibilità a rivelarsi un pericolo? E come fa un trauma a trasformarsi in un alibi? Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola? Solo adesso lei riesce a chiederselo, perché è appena diventata madre, tutto dentro di sé si è allo stesso tempo saldato e infragilito, e deve fare i conti con il padre di suo figlio e con la loro difficoltà a considerarsi una famiglia. Anche se non lo vorrebbe, così, è finalmente pronta per incontrare di nuovo tutto quello che si era abituata a dimenticare, a cominciare dal suo nome, dalla sua identità più profonda… Dialogando in modo esplicito e implicito con il mito sull’abbandono più famoso della storia dell’umanità e con i fumetti per bambini con cui la protagonista interpreta la realtà, Chiara Gamberale ci mette a tu per tu con il miracolo e con la violenza della vita, quando ci strappa dalle mani l’illusione di poterla controllare, perché qualcosa finisce, qualcuno muore o perché qualcosa comincia, qualcuno nasce. E ci consegna così un romanzo appassionato sulla responsabilità delle nostre scelte e sull’inesorabilità del destino, sui figli che avremmo potuto avere, su quelli che abbiamo avuto, che non avremo mai. Sulle occasioni perse e quelle che, magari senza accorgercene, abbiamo colto.


Citazioni Preferite:

“Io comunque avevo sei anni quando ho letto Incompreso. E anche quando Beth in Piccole Donne cominciava a non alzarsi più da quel letto odioso. Ne avevo sette quando ho scoperto che Lady Oscar era una donna, e a corte lo sapevano tutti, ma nonostante questo le dame, se lei passava, arrossivano dietro ai loro ventagli. Era strano, molto strano, non capivo esattamente tutto fino in fondo, ma ci dovevo stare e così, nel frattempo, mentre non capivo, mi addestravo alla confusione degli esseri umani e della vita.”

“Che sia io (…) la vera surfista, fra noi. Troppo abituata a stare sulla riva ad aspettare i cavalloni, per riconoscere il valore del mare quando è calmo. Incapace insomma di chiedere all’amore di essere all’altezza del suo clichè. E di farmi banalmente stare meglio di come starei se non ci fosse.”

“Mi ero innamorata di un uomo impossibile per affidare a lui la responsabilità di ammalarmi la vita, anziché accettare che è tutta roba mia, che sono io, solo io, che non so giocare, non so nemmeno da dove si comincia per mirare a quel risultato finale, quel risultato fatale – essere felice? “


Opinione:

Anche se con un po’ di ritardo, vi parlo finalmente del grande ritorno letterario di Chiara Gamberale e della sua ultima fatica edita Feltrinelli: “L’isola dell’abbandono”, un romanzo carnale che scava, spoglia, lacera, ricuce e sfata vecchi tabù e miti.

Lo stile della Gambarale risulta essere quasi magico in quanto capace di indagare l’animo umano e le sue zone d’ombra. Abilissima nel rappresentare lo specchio di una società fragile, sola ma che pur essendolo di già, teme l’abbandono.

La storia è quella di una moderna Arianna: tanto attratta e al contempo terrorizzata dal mito ancestrale ma così contemporaneo dell’abbandono, a tal punto da scegliere di esorcizzarlo vivendo una vita all’insegna della precarietà sentimentale per arginare il rischio della perdita, nel tentativo di non venirne travolta.

Arianna ripercorre i passi e le scelte della sua vita che, come la sua omonima ellenica, l’hanno condotta sull’isola di Naxos, luogo mitico e materico che ha finito per rappresentare cuore ed epicentro di tutta un’esistenza. Su quest’isola è stata abbandonata ma non si è abbandonata alla disperazione, piuttosto ha amato, vissuto, respirato. Si è ritrovata e ha ritrovato in sé la via che l’ha condotta all’uscita del labirinto delle sue fragilità.

Chiara Gamberale è autrice impastata di un talento eccezionale e di una profonda sensibilità che per realizzare questo piccolo gioiellino, parte dal mito di Arianna e Teseo e lo rielabora, rendendolo moderno con estrema maestria, naturalezza e plausibilità.  Il suo stile è diretto, vivo, impeccabile e sincero, costernato di pause e di immagini evocative.

La Gambarale narra non solo la storia di un amore insano che genera l’effimera illusione di una forza inesistente nata dall’idea di potersi prendere cura di qualcun altro e, perché no, di poterlo curare e salvare dalla solitudine piuttosto che salvare se stessi ma, soprattutto, narra la storia di una maternità che piuttosto che esacerbare la paura dell’abbandono, della perdita, sposta l’asse dell’universo verso un atto d’amore estremo e puro, che è quello di consegnare al figlio non solo una madre ma la persona che quella madre è davvero, indagando sul suo ruolo prima di donna e poi di madre, nella speranza che i due ruoli coincidano senza troppe rinunce.

 

“se noi, adesso che siamo solo all’inizio, non ci diciamo bugie, se facciamo lo sforzo di rimanere saldi e non permettiamo all’Uragano Figlio di portarsi via le nostre contraddizioni, le nostre impotenze, i nostri più veri oscuri desideri, se non trasformeremo i nostri figli nella scusa per perdere definitivamente il contatto con quello che davvero siamo, anche se è scomodo, soprattutto se è scomodo, io penso che quando un giorno loro ci chiederanno: (…) come mai qui nella mia testa è tutto per aria? (…), bè: almeno una risposta da noi ce l’avranno (…) e magari a loro volta, quando cresceranno, sapranno che cosa vogliono, lo sapranno chiedere, sapranno dire qui mi fa male, oppure scusa, saranno liberi di dire ti amo anch’io, non ti amo più, invece di girare per il mondo contagiando chi incontrano con la loro maledetta impossibilità di tirare fuori quello che cazzo sentono.”

Quale enorme terremoto scuote la vita di una coppia quando si diventa genitori? E quanto la maternità, in particolare, può essere difficile, se affrontata senza un compagno? Il nuovo romanzo di Chiara Gamberale, L’isola dell’abbandono, si apre in una riunione dei “geni soli”, ovvero i genitori single che si riuniscono periodicamente per condividere le proprie storie, insieme alle difficoltà, alle frustrazioni e al rancore per il compagno assente. chiara-gamberale

Se all’inizio si pensa che Franco possa essere il protagonista, si fa presto a cambiare idea: la vera protagonista è certamente Michela con suo figlio da crescere e le infinite difficoltà quotidiane della vita da genitore single, anzi, probabilmente la protagonista è Lidia, con il suo pancione al nono mese e la sua forza d’animo, invece no: la protagonista è lì presente ma la si scopre solo nel silenzio dell’attesa. Suo figlio si chiama Emanuele, ha sei mesi ma da ormai tre mesi suo papà, Damiano, dorme nel suo studio. Arianna non è più convinta di poter essere ancora la compagna di quell’uomo che è stato suo amante per nove anni e che, con la gravidanza, ha deciso di rivoluzionare la vita di entrambi.

Restare è una parola difficile, lei ha più dimestichezza con le fughe, volute o inevitabili, come nel caso della sua prima storia d’amore dalla quale è uscita dilaniata e più volte umiliata; eppure, ancora pensa a Stefano con tenerezza, giustifica con la malattia i suoi cambiamenti d’umore repentini, gli stessi che le hanno ispirato il personaggio di Pilù, un coniglietto bipolare. Sì, perché lei è una disegnatrice per bambini e il suo mondo è sempre stato legato alla regressione infantile.

Non sempre la fuga può bastare ed è stato proprio Stefano ad insegnarglielo che, come un moderno Teseo, decise di “piantarla in asso” proprio a Naxos.  Ed ecco che il passato ritorna, mito e ricordi si intrecciano: su quell’isola Arianna non è stata solo abbandonata ma ha anche ritrovato se stessa grazie ad un uomo il cui ricordo ancora la tormenta: Di, surfista torinese che si trova a Naxos per accogliere la sua eredità di ristoratore. Di è completamente diverso da Stefano ed è proprio questo a scatenare nuovi sentimenti nella protagonista, violenti come il desiderio di riscatto e di libertà.

Eppure il passato non perdona… O forse, semplicemente, siamo noi a dover perdonare i nostri errori per poter andare avanti. Chiara Gamberale con la sua ultima fatica letteraria offre nuovi spunti di riflessione sull’identità e sulla condizione della donna nella società odierna che viene messa in discussione dalla maternità: ne è un chiaro esempio Arianna, la protagonista, che ama il suo Emanuele, eppure si sente a volte prigioniera della sua enorme responsabilità. Come può recuperare se stessa, i suoi desideri, tornare a vivere anzitutto come creatura, se non guardando al passato e cercando di fare i conti con Papà Trauma e Mamma Ossessione? Era stato Di, a parlarle per la prima volta di loro e adesso che la sua vita sta cambiando e che si ripresentano alcune paure pesanti e prepotenti, Arianna sente il bisogno di tornare a Naxos, quella stessa isola dell’abbandono che nella sua vita ha sempre rappresentato veleno e antidoto.

Allora eccoci pronti a viaggiare nel tempo e nello spazio, a osservare le trasformazioni di questa donna che sa farsi ora problematica e fragile, ora vitale e fortissima per salvare chi ama. Come sempre negli scritti della Gambarale, a colpire è la veridicità dei personaggi, la profondità della loro storia e delle loro ossessioni.

Un romanzo profondo e coraggioso sull’abbandono: che è il dolore più profondo con cui tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti ma che al tempo stesso può rivelarsi una grande occasione per ritrovarci e capire finalmente chi siamo.

La realtà viene comparata al mito, in un romanzo introspettivo e indagatore delle emozioni umane.

Tutta la vita di Arianna è stata, fino a quel momento, un ingarbugliato labirinto di emozioni contrastanti. La domanda da porsi è se l’oscurità del vuoto provocata dall’abbandono è il tormento o, invece, il rifugio dietro il quale mascherare tutte le proprie paure.

Così, mentre allontana tutte le cose belle della sua vita per paura di perderle, decide finalmente di staccare da quella che la sua esistenza è diventata, staccare dal ruolo di mamma del piccolo Emanuele e partire per rincontrare Di. Di, quell’uomo dagli occhi sbilenchi, che anni prima le fece comprendere il vero significato dell’amore.

Come il filo che Arianna diede a Teseo per uscire dal labirinto, anche la nostra moderna Arianna percorre a ritroso la storia della sua vita per riprenderne in mano le redini e uscire da quel groviglio che lei stessa aveva intessuto finendo per diventarne prigioniera. Una matassa di timori e fobie ben architettate per evitare di soffrire, come se prendersi cura di una personalità più intricata della propria fosse un ottimo modo per ignorare la paura. Un romanzo indagatore dell’intimo, che porta a riflettere su temi quali l’abbandono e a scoprire come spesso siamo noi gli artefici di un destino che anziché allontanarci da quel baratro che tanto ci intimorisce ci porta proprio verso le sue fauci.

In un primo momento, Arianna si ritrova alla mercé di Stefano e della sua psicopatica esistenza, della sua realtà parallela, dei suoi disturbi che spesso, ciclicamente, la umiliano. Contro tutti e tutto, soprattutto difendendolo a spada tratta dal coro di disapprovazione dei suoi cari, che continuano a benedire gli abbandoni che Arianna subisce, sperando che siano viaggi di sola andata, lei si rifugia nel dolore che tutto questo le provoca, cullandosi sicura tra il caldo seno di “Mamma Ossessione”.

Ma chi è davvero Arianna, la protagonista de “L’isola dell’abbandono”?

Arianna ha molte sfaccettature, è una madre, una compagna di vita, un’amante, un’artista ma la connotazione di questo personaggio, intorno al quale ruotano come satelliti intorno al sole le altre identità presenti nell’opera, passa essenzialmente attraverso un altro quesito: “Quanto è grande il male esistenziale nella società moderna?”.

Arianna è una madre single, o almeno così vuole considerarsi perché in realtà, vicino a lei c’è Damiano, il papà di Emanuele, con il quale da nove anni vive una storia fatta di voli e di atterraggi, di bisogni confusi con aspirazioni.

Una storia che, con l’arrivo di questo bambino, ma non a causa sua, sembra, improvvisamente, perdere, per Arianna, il suo parametro più importante: la fiducia.

Arianna ha tanto bisogno d’amore, ne ha sempre avuto bisogno, da quando era innamorata di Stefano, un architetto che con la sua bipolarità la teneva legata a sé , rendendola la sua crocerossina personale. L’inaffidabilità di quell’uomo aveva trasformato la loro vita in una continua lotta contro i demoni che popolavano la mente di lui e che interagivano in modo crudele anche con quella di lei.

 “Non sono ancora incazzata. Anzi non lo sono mai stata. Morta, quello sì. Sono un po’ morta quando mi hai lasciata.”

Il destino mette sulla strada di Arianna, Di un giovane surfista che sta ridando vita al vecchio ristorante del nonno defunto.

Di, come Arianna, ha vissuto rapporti complicati con i genitori, ha accettato di essere figlio di “Papà Trauma” e “Mamma Ossessione”, i due mali stritolanti della nostra società, imparando a trasformarli in preziosi alleati, a differenza di lei che vive perennemente nel meccanismo perverso della paura che possano accadere eventi dolorosi, da affrontare tutto con pathos e sofferenza.

“Allora i pensieri mi cominciano a montare velocissimi, diventano una massa senza forma, finché non ne rimane nessuno, rimane solo una certezza: il vuoto da un momento all’altro, magari adesso, potrebbe riprendersi quello che è suo, è sempre stato suo, che si è solo limitato a prestarmi”.

Quando i destini di Arianna e Di si dividono, l’isola diventa ancora una volta “l’isola dell’abbandono”, lasciando entrambi dinnanzi alle reciproche verità.

Sarà solo la maternità a riaccendere nella protagonista il desiderio di ritornare a Naxos, a ripercorrere i sentieri dove ha sofferto ed è stata felice, dove è morta ed è rinata.

In quell’isola Arianna si riapproprierà del “filo di mitologica reminiscenza” e si misurerà con quello che la vita le ha dato e quello che le ha tolto; quella luce “gloriosa” che risplende nel cielo di Naxos illuminerà il suo viaggio alla ricerca del perché abbia sempre preferito rinunciare piuttosto che rilanciare, nel gioco della vita.

Difficoltà di accettazione della maternità, sudditanza psicologica delle donne rispetto agli uomini, paura della solitudine, bisogno di evasione, disturbi della psiche sono solo alcuni dei tanti temi che questo romanzo affronta ma se dovessi in qualche modo dargli una definizione, mi esprimerei affermando che l’ultimo libro della Gambarale non è altro che un meraviglioso inno all’amore e alla vita, in tutte le sue sfaccettature.

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“CHE COSA SIGNIFICA AMARE? SIGNIFICA ESSERCI”

La complessità della vita, l’intreccio dei sentimenti che la percorrono, lo scorrere del tempo e gli accadimenti che in essa prendono forma, sono elementi non facili da descrivere e da raccontare. Sono davvero un articolato mosaico in cui ognuno di noi può riconoscersi o nel quale può perdersi. Sta tutto nella profondità dei sentimenti e delle situazioni; una profondità che Chiara Gamberale affronta con una maestria e con una potenza straordinaria.

 “Ma se sapessimo di cosa abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore”.

Una riflessione dalla quale nessuno può sentirsi escluso.

 “L’isola dell’abbandono” è un romanzo che sorprende per la sua modernità e contemporaneità che sembra quasi riguardare noi tutti da vicino ma che si confronta costantemente con il mito classico, grazie ai personaggi, al loro essere, alle loro azioni e all’isola protagonista della narrazione.

Chiara Gamberale, con “L’isola dell’abbandono” tocca le emozioni più delicate dell’animo umano: fa emozionare, riflettere, anche piangere ma soprattutto tocca nel profondo, in una profondità con cui è possibile fare i conti solo attraverso la maturità raggiunta con la sofferenza.

Stile: 9/10

Contenuto: 9/10

Piacevolezza: 9/10

Voto complessivo: 9/10.

Buona Lettura!

Consu

Recensioni

La Revisione – Recensione

la revisone.jpg TITOLO: La revisione

AUTORI:  Federico Leva e Christian Pastore

CASA EDITRICE: Mondadori

DATA D’USCITA:  4 Giugno 2019

GENERE: Narrativa Contemporanea, romanzo epistolare, thriller

PAGINE: 252

CHRISTIAN PASTORE collabora con alcune fra le più note case editrici italiane come consulente e traduttore. Per il resto, al pari del suo romanzo d’esordio (Senza amare andare sul mare, Frassinelli 2017), è difficilmente classificabile.

FEDERICO LEVA vive, scrive e traduce in Europa. Prima de La revisione, ha pubblicato, tra gli altri, Serotonina, Il punto della situazione, Kaszuby, Notte di nozze e Pioggia.


Trama:

Quando Tito Sperla riceve la prima mail Orazio Cinabro, grande romanziere scomparso dalla scena letteraria da moltissimi anni, non crede ai suoi occhi. E ancor meno crede a quello che legge,

quando Cinabro gli rivela di aver ricevuto da un amico editore “La purezza”, il romanzo che Sperla da anni tenta faticosamente, e senza successo di far pubblicare, e di averlo trovato bellissimo.

Non solo: Cinabro ha individuato nel libro di Sperla alcuni margini di miglioramento, si offre di fargli da editor, e di aiutarlo a perfezionare il romanzo, in vista della pubblicazione.

Sperla accetta con entusiasmo, e inizia così un serrato carteggio tra i due, che però a un certo punto comincia a prendere una strana piega. Cinabro diventa via più scontroso, irritato e irritante, a volte offensivo, nei confronti del giovane discepolo.

Qualcosa, nel rapporto tra i due, sta cambiando.

Sperla non se ne accorge, o forse non vuole accorgersene. Ma il lettore comincia a capire che dietro i cambiamenti di tono di Cinabro c’è qualcosa di più degli umori ballerini di un vecchio bilioso.


Citazioni Preferite:

“ Prima che sia lei a chiedermelo, voglio inoltre informarla che per quanto riguarda il modo di procedere, in questa nostra collaborazione tutto dovrà avvenire tramite posta elettronica, giacché in primo luogo io non faccio uso di telefono o applicazioni VoIP, e in secondo luogo, motivazione precipua, non voglio lasciar nulla all’improvvisazione del parlato. Scrivendo, inoltre, non potranno esserci incomprensioni, travisamenti, o superflue divagazioni. “

“Avrei preferito non sapere nulla, limitarmi a discettare della sua opera, purtroppo però devo fare i conti con il suo ostentato protagonismo. Le sue continue digressioni, una vera e propria incontinenza solipsistica, m’impongono di sollecitarle qualche informazione biografica supplementare. “


Opinione Personale:

La Revisione è il giallo epistolare che cambierà la vostra estate. La soluzione migliore per trascorrere queste calde giornate estive è sicuramente rappresentata dalla lettura di un buon libro, il mio consiglio personale ricade questa volta su “La Revisione” di Federico Leva e Christian Pastore  che stravolgerà la vostra idea di thriller.

La revisione è un’opera originalissima dalla trama inaspettata e lo svolgimento ancor più innovativo. Il romanzo ha inizio con un epilogo: quello de La purezza romanzo d’esordio di Tito Sperla, autore sconosciuto al mondo editoriale che prova in tutti i modi a proporlo sul mercato, ottenendo però scarsi risultati. Una donna si reca in commissariato il sedici di agosto quando la città è deserta e nessuno all’interno del commissariato ha voglia di ascoltarla. La donna ha una storia da raccontare e soprattutto da far leggere: si tratta di una strana testimonianza riguardante l’esplosione di una palazzina avvenuta qualche giorno prima a causa di una fuga di gas. L’esplosione ha provocato delle vittime, tra le quali, appunto, l’autore della suddetta opera: “La purezza”. Ida, questo il nome della donna, è la ex compagna di Tito, l’aspirante scrittore, ed è venuta in possesso della corrispondenza che il suo compagno ha avuto negli ultimi tempi con uno scrittore, noto al pubblico per alcune pubblicazioni ma ormai scomparso dal mondo editoriale.

Il resto del romanzo è costituito  proprio da questa corrispondenza che designa le personalità eccentriche di due uomini diversi ma simili e pazzi ognuno a modo proprio. Cinabro è venuto in possesso dell’opera di Tito e,  positivamente colpito dal suo talento decide di aiutarlo, fornendogli mail dopo mail, dei suggerimenti che dovrebbero rendere la sua opera  adatta alla pubblicazione. Peccato che le mail finiscano per parlare davvero poco del romanzo in questione e diventino uno scambio tra due pazzi, o per lo meno, tra un pazzo conclamato e un uomo che decide di assecondare tale pazzia a suon di consigli e medicinali. Una corrispondenza che si fa sempre più inquietante fino ad arrivare alla presentazione della parcella da parte di Cinabro… Un conto da pagare tutt’altro che economico.

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La Revisione si presenta come un romanzo epistolare la cui particolarità è rappresentata dal fatto che la narrazione inizia dall’epilogo e si sviluppa a ritroso in un goliardico, sarcastico e poi sempre più cattivo carteggio tra i due protagonisti. Il primo è uno scrittore ormai in pensione: Cinabro che appare truce, vecchio e abbruttito dall’isolamento e dall’alcool. L’altro invece è uno scrittore agli esordi: Tito che in cerca di rassicurazioni chiede ingenuamente consiglio a Cinabro riguardo alla sua opera prima.  Tito in  un primo momento sembra rappresentare l’antitesi di Cinabro, a  metà della storia però qualcosa inizia e cambiare e lui ne diventa quasi la copia esatta.

 Proseguendo con la lettura ci si accorge rapidamente di trovarsi di fronte a un romanzo che, senza essere pretenzioso e senza alcun compiacimento risulta essere davvero originale, avvincente e spiazzante, nel quale si racconta di una particolarissima indagine che in realtà funge da cornice al vero cuore della storia.

Scritto a quattro mani da due autori il cui stile narrativo risulta essere particolare almeno quanto l’intreccio da loro ideato, “La revisione” è  un’opera sorprendente che si presenta come un intrigante giallo letterario: un romanzo raffinato e sapientemente costruito e allo stesso tempo una satira abrasiva della società culturale italiana, dei suoi pregiudizi, dei suoi tic, dei suoi luoghi comuni.

 Tito Sperla è un aspirante scrittore il cui libro viene più volte rifiutato dagli editori poiché ritenuto non pubblicabile. Quando riceve la mail di Orazio Cinabro, uno scrittore famoso ma che si è reso invisibile al suo pubblico, resta interdetto.

Nella mail Cinabro si complimenta con l’esordiente affermando di aver apprezzato molto la sua opera che ha però  bisogno di una limatura e di alcune revisioni, offrendosi dispensatore di consigli per presentarlo al pubblico nel migliore dei modi. Inizia così uno scambio epistolare in cui Cinabro si improvvisa guida di Sperla e quest’ultimo lo venera come un maestro e da lui tenta di apprendere  quanto più possibile.

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 Man mano però che prosegue lo scambio di mail, qualcosa tra i due cambia poiché Cinabro diventa spigoloso, collerico, irascibile e arriva persino ad utilizzare un tono offensivo nei confronti del giovane.

Sperla inizialmente non se ne rende conto ma c’è qualcosa che sta facendo cambiare l’atteggiamento del maestro, qualcosa che il lettore scoprirà e di cui  rimarrà estremamente sorpreso.

Lo stile narrativo dei due autori rappresenta la colonna portante di questo libro: elegante e ricercato. Nulla è lasciato al caso, tutto è curato nei minimi particolari.

Orazio Cinabro e Tito Sperla condividono non solo l’universo letterario di cui entrambi fanno parte seppur in modi del tutto differenti, persino una certa complicità e affinità caratteriale che tuttavia mai si trasformerà in solida amicizia, piuttosto in conflitto che si sviluppa attraverso una fitta e assidua serie di curiose corrispondenze.

Tito Sperla, inesperto e impulsivo, non è meno eccentrico del suo mentore, lo rivela l’uso di avverbi non consueti o di aggettivi dall’ortografia approssimativa.

 Si rivela necessario un lavoro massiccio sullo scritto dell’esordiente, una revisione radicale che va oltre la grammatica, la sintassi e l’analisi del periodo. Inizia quindi uno scambio di mail, di sfoghi e di confidenze, nelle quali i due protagonisti si studiano a vicenda, in cui spesso i toni precipitano e degenerano in maniera sconcertante e sgradevole.

Un altro genere di rapporto speculare coinvolge entrambi, quello che lega l’autore e la sua opera.

Gli scrittori non andrebbero mai incontrati, possono essere incongruenti rispetto all’opera, o non corrispondervi affatto. L’opera stessa ne risente risultando falsa o contraffatta. La revisione, allora, non riguarda soltanto il testo ma soprattutto la persona dell’autore chiamato a lavorare su di sé per essere in grado di capire i consigli e l’aiuto elargiti.

Si richiede, a conti fatti, il considerevole impegno di Tito Sperla su più fronti, su se stesso e sulla propria opera. La revisione per sua natura non ammette indebite manomissioni esterne, il legame tra autore e opera deve mantenersi integro e veritiero.

 

Se il romanzo si intitola La purezza, è inammissibile che l’autore sia lungi dal rappresentarla. Tanto vale aggiustare il tiro e adeguare l’opera al ritratto effettivo di chi l’ha scritta diventando così  La putredine, affinché l’opera stessa  rappresenti «uno spietato ma autentico specchio dell’inesorabile deriva del mondo».

Il discorso si amplia su vasta scala, si estende alla pluralità di universi narrativi, nel tempo e nel luogo del racconto, non solo nel romanzo “La purezza” che si trova inconsapevolmente dentro il romanzo La revisione diventandone fulcro attorno al quale si sviluppa la narrazione, tra caos e ordine che si rincorrono riannodando e disfacendo sensi, sovrasensi e connessioni. computer-book

Geniale, a mio avviso, la copertina scelta dalla Mondadori, dove due libri fanno baruffa tra loro, rappresentando al meglio il geniale intreccio ideato dai due autori.

La Revisione è un romanzo originale che già dalle prime pagine riesce a conquistare poiché scritto a regola d’arte. Ciò che più sorprende de La Revisione è la sensazione che il mistero sia  ovunque, in una frase, nella punteggiatura, nei font, nei personaggi e nel clima di grande tensione che viene magistralmente creato da Federico Leva e Christian Pastore.

Stile: 8/10

Contenuto: 8/10

Piacevolezza: 8/10

Voto complessivo: 8/10

Consuelo Tiralongo

 

 

Recensioni

Parole Sporche – Recensione

9788868813444-325x500.jpgTITOLO: Parole Sporche

AUTORE: Domenico Garofalo

USCITA: 1 Novembre 2018

GENERE: Poesia

EDITORE: Ensemble

COLLANA: Alter

PAGINE: 134

Domenico Garofalo (Torino, 1959) è autore di diversi libri. Ha pubblicato il romanzo Chiedi alla neve e le raccolte poetiche Acquarelli, Cambio matita e Ca­ffè schiumato.

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Opinione:

Quante volte vi siete sentiti soli e indifesi dinnanzi alle ingiustizie e alle atrocità del mondo? Quante volte avete desiderato trovare una soluzione che non è mai arrivata? Quante volte vi siete lasciati dilaniare dai vostri pensieri? Domenico Garofalo in Parole Sporche dimostra quanto sia indispensabile la funzione catartica della poesia quando l’anima è atrofizzata dal dolore spesso causato da un lutto, da una delusione o da una perdita non metabolizzata. Alle volte, si può trovare la pace attraverso un foglio bianco : mettendo nero su bianco tutti i pensieri che dilaniano la mente e il cuore e che, a poco a poco, iniziano a prendere forma concreta.

Poco importa se l’animo tormentato usi un linguaggio aulico, semplice o complesso o se il testo poetico sia in rima o in stile libero, chi scrive accompagna con la sua mano i tormentati strepiti del suo cuore che non osa indugiare a rimirar su stesso in un viaggio interiore che poeticamente viene codificato su carta. “Parole sporche” è una raccolta poetica che profuma di rinascita. L’autore anche nel momento peggiore in cui tocca il fondo, non si rassegna e riesce a riemergere.

È probabile che molti critici letterari non considerino la poesia contemporanea degna di essere definita tale in quanto povera  di contenuti e scarna dal punto di vista stilistico. In realtà la poetica di Garofalo è tutt’altro che vuota di contenuti. Diversi i testi in cui vi è una profonda critica alla società come Baracche, baraccopoli e baldracche oppure in cui si percepisce un senso di profonda malinconia.

Domenico Garofalo con “Parole Sporche”, la sua quinta pubblicazione, dimostra la sua abilità nello spaziare da argomenti più crudi a temi più dolci. L’autore dimostra la necessità di cambiare registro linguistico in favore di uno stile più maturo. Ho molto apprezzato la raccolta poetica “Parole sporche” in quanto ho percepito la volontà  da parte dell’autore di rinunciare ad ogni forma di maschera per mostrare la sua essenza più pura, non temendo il giudizio altrui.

Nella raccolta poetica di Garofalo domina la quotidianità. Tema principale è la rinuncia all’amore idealizzato in favore di un amore carnale, reale, distante quasi anni luce dell’idea dell’amore diffusasi nel medioevo. Attraverso “Parole Sporche”, Domenico Garofalo permette ai propri lettori di scoprire le zone più buie della psiche umana: un viaggio alla scoperta dell’Es freudiano sede di istinti nascosti che rendono l’uomo più bestia che tale dimostrando ancora una volta che, in realtà, le peggiori bestie sono proprio gli uomini che meglio celano il proprio essere dietro ad un finto sorriso rassicurante.

Garofalo attraverso i propri versi vuole stimolare una riflessione sulla società odierna passando dalla critica ai colletti bianchi alla povertà indotta, dal rimpianto di un’epoca che è stata e mai pù sarà alla globalizzazione che  ha eliminato ogni traccia di sensibilità ed umanità in questa società malata alla radice.

Nello spazio creato da Garofalo la letteratura è necessaria a fini terapeutici. Il suo obiettivo è quello di rendere eterno ogni attimo trascorso, che sia esso positivo o negativo, attraverso il potere eternizzante della parola, affinché l’esperienza di vita di un singolo uomo risulti utile alla risoluzione dei problemi esistenziali che da sempre affliggono l’umanità. Ciò che conta per l’autore è narrare ed essere narrato, in un’ebbra fusione fra io narrante ed io narrato.

Domenico Garofalo lancia un’importante sfida ai suoi colleghi poeti o aspiranti tali : far si che l’arte rappresenti il mondo interiore dei poeti e far sì che sia sempre e solo libertà d’espressione piuttosto che favorirne la mercificazione. Il nostro Domenico ha vinto la sfida? Sarete voi a decretarlo leggendo due delle sue poesie che più ho apprezzato, posso però affermare che, in questa partita, la sua poetica ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nell’impari sfida dei versi amati ed usurati.

“  ascolto le mie parole,

per ritrovarmi solo con le mie parole.

manca il tempo per parlarti d’amore

manca troppo tempo per dirti

resta.”

 “Parole Sporche” è una raccolta di poesie piene di vita che raccontano ogni sfaccettatura di questo viaggio: dall’amore all’odio, alla rabbia, alla gioia. Le parole di Domenico lasciano trasparire molta sofferenza: tema costante nella poetica contemporanea, affrontato da Garofalo con originalità, senza mai scadere nel noioso e ridondante.  Ho molto apprezzato la storia d’amore presente nella seconda parte della raccolta che ha contribuito ad addolcire i toni aspri delle poesie contenute nella prima parte.

I temi trattati spaziano fino al sentimento di non-appartenenza alla ‘propria’ città e la voglia di scappare via alla ricerca di una realtà differente e meno ostile.

“ la mia città quella che non mi parla

quella che ho dentro il cuore,

e che appena può

spacca l’anima

e mangia il cervello.”

Le “Parole Sporche” di Domenico Garofalo hanno quasi sempre una loro musicalità che enfatizza maggiormente il tema della poesia e anche quando la musicalità viene meno, l’autore riesce comunque a rendere i propri testi interessanti grazie al valore semantico delle parole stesse che rendono il tutto più reale e favoriscono la nascita del sentimento d’empatia nei confronti dell’autore e il riconoscersi nel suo dissidio interiore.

“Parole Sporche” è soprattutto un viaggio emotivo nei meandri della psiche umana accompagnati dalla voce narrante dell’autore che risulta essere toccante e anche molto inteso.

Stile: 7/10

Contenuto: 7/10

Piacevolezza: 7,5/10

Voto complessivo: 7,5/10

Buona Lettura,

Consu

Recensioni

[Review Party] Sfiorami – Maya Banks

Buongiorno!

Dopo lunghe settimane di assenza dal blog a causa dello studio intensificato per l’imminente maturità, torno online con la recensione, in anteprima  di Sfiorami, quinto capitolo della serie Paranormal Romance di Maya Banks che esce oggi in tutte le librerie e gli store online per HarperCollins.

Prima di lasciarvi leggere la recensione completa, vi lascio di seguito qualche informazione sui volumi precedenti.


La Slow Burn Series, firmata Maya Banks e pubblicata da HarperCollins, è una serie new adult con elementi suspense e paranormal. Protagonisti della saga, sono i componenti della famiglia Devearaux e coloro che lavorano nella società di sicurezza da loro fondata. 41et-dGe7FL

Nel primo libro, Proteggimi, l’autrice introduce tutti i protagonisti che imparerete ad amare nei libri successivi, tutti autoconclusivi, soffermandosi in particolare sulla storia di Caleb Deveraux e Ramie, una potentissima sensitiva.

Tienimi_hm_cover_bigNel secondo capitolo, Tienimi, la Banks invita i suoi lettori a conoscere un altro componente della famiglia, Beau, che al pari del fratello si trova a dover fare i conti con il paranormale e con poteri degni dei supereroi della Marvel. La sua dolce metà, Arial, ha delle potentissime capacità telecinetiche che la rendono temibile e, al tempo stesso, vulnerabile e preziosa.

 

Dopo i primi due capitoli, dedicati alla famiglia Deveraux, in Salvami l’autrice cambia registro puntando su Zack; un membro della loro società che ritrova, inaspettatamente, la sua Gracie dopo dodici lunghissimi anni. 41LzfrtOgkL

Scoprire che la ragazza è viva e che prova un odio profondo nei suoi confronti, è un colpo durissimo al cuore. Nonostante tutto, Zach è deciso a fare chiarezza in questa torbida e inspiegabile situazione. Anche la piccola Gracie ha un dono che la rende speciale ed unica; riesce a leggere la mente di chi la circonda.

Nel quarto capitolo della serie,  lo scenario cambia ulteriormente puntando su l’unica donna della Deveraux Society che non possiede alcun potere straordinario ma che, nel proprio passato recente vi ha avuto a che fare in modo ravvicinato. Conquistami è  il capitolo più reale e sensuale della serie, se non lo avete letto, vi consiglio di recuperarlo in quanto i battibecchi tra Eliza e Wade vi terranno incollati alle pagine, parola di Paper Girl.

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717pf6588kL.__BG0,0,0,0_FMpng_AC_UL320_SR192,320_.pngTitolo: Sfiorami

Autore: Maya Banks

Editore: HarperCollins Italia

Genere: Romantic Suspense, Paranormal Romance

Serie: Slow Burn #5

Pagine: 352

Prezzo Cartaceo € 14,36 Ebook € 6,99

Data di pubblicazione: 13 giugno 2019

Maya Banks, già conosciuta per i suoi romanzi pubblicati in Italia, vanta un ampio pubblico di affezionate lettrici che attende con trepidazione ogni suo nuovo libro. Con i suoi romanzi che l’hanno portata alla fama internazionale, è regolarmente presente nella classifica del New York Times. “Sfiorami” è il quinto volume della “Slow Burn Series” dopo Poteggimi, Tienimi, Salvami e Conquistami.

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Trama:

Cresciuta all’interno di un severo culto religioso sin da quando era una ragazzina, Jenna non ha alcun legame con il mondo esterno a parte vaghi lampi di memoria che sembrano provenire da un’altra vita. Ricordi a cui si aggrappa quando i leader della setta scoprono la sua straordinaria capacità di guarire e la puniscono. I lunghi anni di prigionia al servizio del culto hanno trasformato Jenna in una donna mansueta e timida… o almeno così pensano i suoi carcerieri. In realtà, sta semplicemente aspettando il momento giusto per scappare. Quando una giovane donna terrorizzata cerca di rubare un SUV della Devereaux Security, la rabbia di Isaac si trasforma rapidamente in uno strano istinto di protezione per la bellissima sconosciuta. All’improvviso i due vengono raggiunti da una raffica di proiettili e Isaac, che viene colpito, è certo di essere vicino alla fine, finché Jenna non lo tocca e guarisce le sue ferite. Mentre cerca di portarla in salvo, lei si rifiuta di rivelargli da quale pericolo stia fuggendo o come abbia fatto a guarirlo, ma Isaac giura di fare tutto il necessario per guadagnarsi la sua fiducia… e il suo cuore. Perché gli è bastato un solo tocco per capire che Jenna deve essere sua. Per sempre.

L’ultimo, attesissimo romanzo della Slow Burn Series.


 

“Ci sono dentro così a fondo che non riuscirò mai a scavarmi una via d’uscita e, piccola, è esattamente qui che voglio essere. Così dentro di te che non riuscirai mai a liberarti di me.”


Opinione :

Isaac è sempre stato un uomo sicuro di sé , che non ha mai esitato a prendere ciò che vuole, le cui certezze vengono in un attimo spazzate via dagli occhi profondi e dal tocco leggero di Jenna che sta scappando da una realtà degna dei migliori film horror. Quando Jenna gli salva la vita, promette a se stesso di salvarla a qualunque costo. Lei sarà  sua prima o poi, sua soltanto. Isaac sa che conquistare il suo cuore sarà difficile, non si aspetta il contrario ma non riesce a starle lontano ed è pronto a pagare qualsiasi prezzo pur di tenerla al sicuro.

Se siete amanti della Slow Burn Series e seguite ormai da anni le avventure della Deveraux Society, ritroverete in Sfiorami, la Banks dei primi romanzi; capace di regalare ai suoi lettori un protagonista forte, autoritario ma dal cuore tenero e, una compagna fragile ed esile all’apparenza ma dalle capacità straordinarie. Isaac e Jenna sono una coppia degna dei più famosi super eroi Marvel; amerete ogni dettaglio e aspetto del loro burrascoso, pericolo, sensuale e, soprattutto sincero amore.

Jenna possiede il dono di guarire le persone; dote che le è costata la libertà per gran parte della sua vita, trascorsa in un luogo lugubre circondata da uomini infami e disonesti che volevano convincerla di essere uno scherzo della natura, per poterla controllare. Non conosce nulla del mondo esterno e, quando finalmente riesce a scappare dalla sua prigionia forzata,  l’incontro con Isaac la destabilizza e la rassicura al tempo stesso; facendole scoprire una realtà che non è poi crudele quanto quella da lei conosciuta fino ad ora.

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Isaac dal canto suo, pur provando a comprenderla, sente crescere un’attrazione fortissima nei suoi confronti, che non riesce a dominare. Da quando i loro occhi si sono incrociati, si sente responsabile per lei ed è pronto a difenderla con tutti i mezzi a sua disposizione.

Anche questa volta Maya Banks riesce nel suo intento: trascinare i suoi affezionati lettori all’interno del nuovo attesissimo capitolo della Slow Burn Series, realizzando una storia ricca d’ azione, suspense e una buona dose d’amore.  Questo mix di aspetti rende il nuovo New Adult targato HarperCollins del tutto differente dal resto dei romanzi appartenenti a questo genere. Lasciatevi trasportare dalla storia di Isaac e Jenna, in un turbine di passione e di emozioni contrastanti, dallo stile carnale ed estremamente passionale della Banks, che è ormai una garanzia e che, proprio per questo non delude mai.  Il romanzo è ben congeniato, la narrazione è piacevole e resa fluida dal continuo susseguirsi di colpi di scena, excursus in cui ritroverete i protagonisti dei romanzi precedenti e sentimenti contrastanti .

L’autrice è abilissima nel caratterizzare i propri personaggi e nel tenere il lettore in sospeso, trascinandolo senza possibilità di scelta in una storia d’amore e d’azione bollente; perfetta da leggere sotto l’ombrellone in questa estate 2019.

Se non lo avete ancora fatto, correte ad acquistare l’ultimo capitolo della Slow Burn Series. Tutti e cinque i romanzi sono autoconclusivi quindi avrete la possibilità di leggerli in autonomia, tuttavia, vi consiglio vivamente di leggere l’intera serie composta da: Proteggimi, Tienimi, Salvami, Conquistami e Sfiorami per godere di un’esperienza unica.

Potrete acquistare il libro qui.

Stile: 8/10

Contenuto: 7,5/10

Piacevolezza: 8/10

Voto Complessivo: 8/10

Buona Lettura.

Consu Tiralongo

Segnalazioni

Due Cuori In Affitto – Segnalazione

due-cuori-in-affitto-x1000.jpgTitolo: Due Cuori In Affitto
Autore: Felicia Kingsley
Genere: Romance
Casa Editrice: Newton Compton Editori
Pagine: 352
Prezzo Cartaceo: 10,00 €
Data di uscita: 9 Maggio 2019

Felicia Kingsley è nata nel 1987, vive in provincia di Modena e lavora come architetto. Matrimonio di convenienza, il suo primo romanzo inizialmente autopubblicato, ha riscosso grande successo in libreria con Newton Compton ed è diventato il secondo ebook più letto del 2017. Stronze si nasce e Una Cenerentola a Manhattan sono stati nella classifica dei bestseller per settimane. Due cuori in affitto è il suo quarto libro. Per saperne di più: http://www.feliciakingsley.com

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Trama:

Summer ha ventisette anni ed è californiana. Blake ne ha quasi trentatré ed è un vero newyorkese. Lei aspira a diventare una sceneggiatrice di successo, ma per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv. Lui è uno scrittore da svariati milioni di copie e i suoi bestseller sono sempre nella classifica dei libri più venduti. Summer è fidanzata con un uomo molto più grande di lei, mentre Blake è single per vocazione. Lei è una persona ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga e beve tè verde; lui fa colazione con un Bloody Mary e due sigarette, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. Summer e Blake non hanno proprio niente in comune, a parte una casa delle vacanze negli Hamptons, che per un mancato passaggio di informazioni è stata affittata a entrambi. Qualcuno se ne deve andare, ma tutti e due hanno ottime ragioni per restare. E le ragioni potrebbero aumentare con il passare dei giorni…


Non Perdete questa nuovissima uscita targata Newton, potete acquistarla qui.

LifeStyle

La Mafia è Una Montagna di Merda

Ciao.

Saluto te che mi segui da anni, tu che hai iniziato a leggermi solo qualche settimana fa e saluto persino te, lettore curioso che passi di tanto qui nella mia piccola casa e che lo fai in silenzio, senza far rumore, che ti volatilizzi con la stessa velocità con cui appari, che non mi degni del tuo prezioso follow ma che continui a leggermi da mesi e che, inconsapevolmente, mi fai dono di qualcosa di ancora più prezioso; il tuo tempo e la tua attenzione che, nonostante tutto, è proprio ciò di cui vado alla ricerca.

Probabilmente, voi tutti, siete abituati a leggere tematiche diverse qui su Paper Girl, siete abituati ad un timbro e ad un tono differente da quello che sto usando oggi ma , sapete cosa? Sento la necessità di scrivere ciò che state leggendo, pur consapevole che il mio pubblico, abituale e non, troverà inusuale il mio post a cuore aperto e, probabilmente non riuscirà nemmeno ad apprezzarlo fino in fondo, però, sento il bisogno di scriverlo comunque, di andare controcorrente, non per voi ma per me stessa.

Se siete arrivati a leggere fin qui probabilmente siete perspicaci abbastanza da comprendere che il tema di questo articolo è proprio la necessità e il dovere di andare controcorrente e di rivendicare il proprio diritto alla diversità. Sapete perché vi parlo di tutto questo? Perché Paper Girl prima di essere un blog letterario, rappresenta il mio rifugio online da ciò che non riesco ad accettare della vita. Una piccola casetta o, stanzetta, se preferite, che ho costruito negli anni, a mia immagine e somiglianza. Un luogo in cui essere semplicemente Consu e non la Consuelo figlia o alunna o ancora, amica, sorella di. Un luogo in cui essere me stessa senza pretese né aspettative, e rivendicare la mia identità che è stata calpestata fin troppe volte, negli ultimi anni.

Quest’oggi ho preso parte all’ultima assemblea d’istituto della storia della mia vita e, penso che sia stato un segno del destino considerando che non avevo la minima intenzione di partecipare ma che, tutto ciò non solo mi ha scosso ma, addirittura mi ha dato l’ispirazione per scrivere questo post. È stata una sorta di “Assemblea Top-Secret” in quanto, ai ragazzi non è stato comunicato nulla sul tema di quest’ultima.

Lo staff di ScuolaZoo è stato ospite dell’ITC Enrico Mattei di Avola che, a sua volta ha intrattenuto e ospitato anche i ragazzi e i professori dell’Istituto Superiore Ettore Majorana sezione Licei, tra questi, vi era anche la mia classe; V° H sez. Linguistico.

Personalmente, non conoscevo ScuolaZoo aldilà degli esilaranti video e meme a tema scolastico; “maturando in crisi”, pubblicati sulla loro pagina instagram, seguita da più di tre milioni di utenti e che, più volte mi sono ritrovata ,persino io, a condividere sui miei account social, facendomi una sana risata. Ragion per cui, pensavo di assistere alla solita vecchia assemblea d’istituto con musica a tutto volume e battutine squallide invece, con mia grande sorpresa, ho assistito ad un incontro dal valore sociale e culturale, superiore a tutti gli incontri scolastici a cui mi è capitato di assistere.

Ho scoperto un’umanità colta e altruista che mi ha piacevolmente sorpresa per il proprio impegno sociale e per la passione che vi è dietro un progetto nato dal nulla, quasi per gioco ma che, negli anni si è fatto portavoce di milioni di studenti, trattando con la dovuta serietà e, con un pizzico di sarcasmo, non solo tematiche scolastiche ma, soprattutto sociali che includono ragazzi e adulti in modo egualitario e che, riescono a scandagliare le anime di grandi e piccini.

Lo staff è riuscito ad intrattenere ragazzi di ogni età con la simpatia che li contraddistingue facendoci ridere a crepapelle e ballare. Hanno poi invitato Roberto Pavone a spiegare il motivo ed il contesto sociale per il quale è stata organizzata l’assemblea; la lotta al bullismo in tutte le sue sfaccettature e forme; dal bullismo fisico a quello psicologico ,al cyberbullismo fino ad arrivare al bullismo che si trasforma in associazione a delinquere ; rispettivamente in Camorra e Mafia. Perché la Mafia non è lontana da noi ma è tra di noi e vi sono dei piccoli accorgimenti che si possono mettere in atto per evitare di entrarne a far parte che sia da bullo, da vittima o da spettatore omertoso, poco importa, poiché tutti hanno la responsabilità civile e morale di evitare di entrare in questo circolo vizioso.

Bisogna allontanare dalla nostra quotidianità l’illecito, in tutte le sue forme; che sia l’acquisto di una canna o un pestaggio per questioni economiche o amorose fino alla richiesta del pizzo e alle uccisioni , poiché sono tutte facce della stessa medaglia. Basta davvero poco per alimentare questa bestia dalle fattezze infinite e, apparentemente immortale e ci vuole tanto, troppo per sconfiggerla, il più delle volte pagando costi esorbitanti che si tramutano nella perdita di milioni di vite a causa di un ideale comune; la libertà.

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Così come Roma non fu costruita in un solo giorno, nemmeno la Mafia può essere eliminata in tempi brevi ma, ogni piccolo gesto è un passo in più verso la libertà. Ne è la dimostrazione vivente l’imprenditore Luigi Leonardi, testimone di Giustizia che ha deciso di condividere con noi ragazzi la propria storia di lotta alla camorra, proprio nel giorno in cui ricorre il quarantunesimo anniversario della Morte di Peppino Impastato.

Il primo incontro ravvicinato dell’imprenditore Leonardi, con i clan malavitosi  risale al 2001. Inizialmente, pensava di potersi ribellare a quella realtà che aveva sempre osservato da testimone silente, in disparte, ma ha ben presto compreso che con la camorra non si scherza e che se si vuole sopravvivere nel mondo, alle volte è necessario sottostare alle regole del più forte, non tanto per se stessi ma per proteggere chi si ama.

Luigi Leonardi è stato costretto a pagare il pizzo per anni, finché non ha deciso che quella non era più vita, finché non ha compreso che la dignità vale più di ogni altra cosa, finché non ha deciso di dire basta e di diventare uno dei pochi esempi di come il male può essere sconfitto, in tutte le sue forme. È andato contro tutto e tutti, persino contro la propria famiglia per preservare il proprio duro lavoro frutto di anni di sacrifici e per permettere non solo alla propria generazione ma, persino alle nuove, inclusa la nostra, di vivere in un’Italia in cui prevale il bene e, in cui quest’ultimo vince sempre contro il male.

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Luigi Leonardi ha trovato la forza di denunciare e, dalla sua deposizione è partito uno dei più famosi e più importanti maxi processi contro la camorra; 174 arrestati, indagini ancora in corso, interi clan spodestati, tutto grazie alla forza di un uomo che ha rinunciato alla propria libertà pur di permettere a noi Millennials di vivere appieno la nostra.

La sua lotta contro la camorra ha portato alla forzata chiusura di cinque esercizi commerciali in cinque città differenti e, alla perdita oltre ad ingenti somme di capitale, del bene più prezioso, la libertà. Da quasi quattro anni, vive sotto scorta una sorta di vita a metà; lontano dalla propria famiglia, dai propri amici e con la consapevolezza di non poter avere nessun al proprio fianco in quello che è ormai diventato il suo piccolo Paradiso-Inferno.

Dopo aver ascoltato attentamente la sua storia, una ragazza si alza in piedi e gli chiede se ha mai più sentito la propria famiglia. Da sempre dotata di un grande spirito d’osservazione, noto che gli tremano le mani ma con la voce ferma e, con la calma di chi è in pace con se stesso, sicuro di aver fatto la cosa giusta , risponde :

Non sento né mia madre né i miei fratelli da quando ho deciso di denunciare. Per me va bene così, so che era una responsabilità troppo grande da sopportare, ho capito e perdonato mia madre. Seguo la loro vita da lontano e, qualora avessero bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa, gliela farei arrivare in completo anonimato. La mia presenza nelle loro vite era troppo pesante così ho deciso di fare loro il regalo più bello che avessi mai potuto fargli. Gli ho regalato la mia assenza.

Ho sentito i brividi scorrermi lungo la schiena e sulle braccia. Ho pianto a quelle parole, ho pianto all’idea di una forza e di un amore così grande. Le sue parole mi hanno scosso fin dentro l’anima. Ho chiuso gli occhi e, per qualche secondo ho immaginato come sarebbe l’Italia se tutti avessero il coraggio di Luigi Leonardi, la forza di ribellarsi ad una società sbagliata. Mi sarebbe piaciuto vivere in un’Italia così, in un mondo così, perché il male non esiste solo in Sicilia, in Calabria o in Campania, il male esiste e persiste in qualsiasi parte del mondo. Ognuno di noi, però, può fare la differenza, ed è questo il messaggio di speranza che Luigi ha lanciato a noi tutti.

Ha affermato che ciò che potevano fare le vecchie generazioni, è già stato fatto. È pertanto, nostra responsabilità rendere il mondo migliore affinché le parole e gli ideali di grandi uomini quali; Peppino Impastato, Falcone, Borsellino e Leonardi non vadano persi nel nulla ma rappresentino un’eredità importante da preservare nonché, una missione da portare a termine.

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Siamo la generazione 2.0, i così detti Millennials, coloro che possono rovesciare il destino della nostra società per rendere l’Italia e il mondo, un posto migliore in cui mettere al mondo i nostri futuri figli, per permettere a loro di vivere in una società che non ci vuole tutti uguali ma che ama e rispetta ogni forma di diversità, che preserva la libertà in ogni sua forma e tutti i nostri diritti, in primis, il diritto alla vita.

Perché non basta creare hashtags o dire, pensare che la MAFIA è UNA MONTAGNA DI MERDA, per sconfiggerla, dobbiamo trattarla da tale. Da grande amante delle parole, pur andando contro me stessa e contro l’ideale dell’importanza della parola stessa, mi rendo conto che le parole pronunciate, scritte, persino pensate, se restassero tali, perderebbero di potere e d’importanza, diventerebbero metafisica . La Mafia però non è metafisica, pertanto è necessario agire. Io ho già scelto da che parte stare, e voi?

“Mio Padre, la mia Famiglia, il mio Paese…

Io voglio fottermene, io voglio scrivere che la mafia è una Montagna di Merda. Io voglio Urlare!”

 – Peppino Impastato (5 Gennaio 1948- 9 Maggio 1978)

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Consuelo