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L’isola dell’Abbandono – Recensione

9788807033407_quarta.jpg.444x698_q100_upscale.jpgTitolo: L’isola dell’abbandono

Autrice: Chiara Gambarale

Casa Editrice: Feltrinelliì

Genere: Narrativa Contemporanea

Prima edizione: 2019

Formato: Brossura

Pagine: 224 pp.

Prezzo: 16,50€

Chiara Gamberale è nata nel 1977 a Roma, dove vive. Con Feltrinelli ha pubblicato Per dieci minuti (2013), Adesso (2015), L’isola dell’abbandono (2019), le nuove edizioni de La zona cieca (premio Campiello Giuria dei letterati 2008) e dell’opera d’esordio Una vita sottile. Ha scritto inoltre, fra gli altri, Le luci nelle case degli altri(2010) e Qualcosa (2017). I suoi libri sono tradotti in sedici paesi. È autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. Collabora con diverse testate giornalistiche.

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Trama:

Pare che l’espressione “piantare in asso” si debba a Teseo che, una volta uscito dal labirinto grazie all’aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull’isola di Naxos. In Naxos: in asso, appunto. Proprio sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente all’improvviso l’urgenza di tornare. È lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare. Ma come fa una straordinaria possibilità a rivelarsi un pericolo? E come fa un trauma a trasformarsi in un alibi? Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola? Solo adesso lei riesce a chiederselo, perché è appena diventata madre, tutto dentro di sé si è allo stesso tempo saldato e infragilito, e deve fare i conti con il padre di suo figlio e con la loro difficoltà a considerarsi una famiglia. Anche se non lo vorrebbe, così, è finalmente pronta per incontrare di nuovo tutto quello che si era abituata a dimenticare, a cominciare dal suo nome, dalla sua identità più profonda… Dialogando in modo esplicito e implicito con il mito sull’abbandono più famoso della storia dell’umanità e con i fumetti per bambini con cui la protagonista interpreta la realtà, Chiara Gamberale ci mette a tu per tu con il miracolo e con la violenza della vita, quando ci strappa dalle mani l’illusione di poterla controllare, perché qualcosa finisce, qualcuno muore o perché qualcosa comincia, qualcuno nasce. E ci consegna così un romanzo appassionato sulla responsabilità delle nostre scelte e sull’inesorabilità del destino, sui figli che avremmo potuto avere, su quelli che abbiamo avuto, che non avremo mai. Sulle occasioni perse e quelle che, magari senza accorgercene, abbiamo colto.


Citazioni Preferite:

“Io comunque avevo sei anni quando ho letto Incompreso. E anche quando Beth in Piccole Donne cominciava a non alzarsi più da quel letto odioso. Ne avevo sette quando ho scoperto che Lady Oscar era una donna, e a corte lo sapevano tutti, ma nonostante questo le dame, se lei passava, arrossivano dietro ai loro ventagli. Era strano, molto strano, non capivo esattamente tutto fino in fondo, ma ci dovevo stare e così, nel frattempo, mentre non capivo, mi addestravo alla confusione degli esseri umani e della vita.”

“Che sia io (…) la vera surfista, fra noi. Troppo abituata a stare sulla riva ad aspettare i cavalloni, per riconoscere il valore del mare quando è calmo. Incapace insomma di chiedere all’amore di essere all’altezza del suo clichè. E di farmi banalmente stare meglio di come starei se non ci fosse.”

“Mi ero innamorata di un uomo impossibile per affidare a lui la responsabilità di ammalarmi la vita, anziché accettare che è tutta roba mia, che sono io, solo io, che non so giocare, non so nemmeno da dove si comincia per mirare a quel risultato finale, quel risultato fatale – essere felice? “


Opinione:

Anche se con un po’ di ritardo, vi parlo finalmente del grande ritorno letterario di Chiara Gamberale e della sua ultima fatica edita Feltrinelli: “L’isola dell’abbandono”, un romanzo carnale che scava, spoglia, lacera, ricuce e sfata vecchi tabù e miti.

Lo stile della Gambarale risulta essere quasi magico in quanto capace di indagare l’animo umano e le sue zone d’ombra. Abilissima nel rappresentare lo specchio di una società fragile, sola ma che pur essendolo di già, teme l’abbandono.

La storia è quella di una moderna Arianna: tanto attratta e al contempo terrorizzata dal mito ancestrale ma così contemporaneo dell’abbandono, a tal punto da scegliere di esorcizzarlo vivendo una vita all’insegna della precarietà sentimentale per arginare il rischio della perdita, nel tentativo di non venirne travolta.

Arianna ripercorre i passi e le scelte della sua vita che, come la sua omonima ellenica, l’hanno condotta sull’isola di Naxos, luogo mitico e materico che ha finito per rappresentare cuore ed epicentro di tutta un’esistenza. Su quest’isola è stata abbandonata ma non si è abbandonata alla disperazione, piuttosto ha amato, vissuto, respirato. Si è ritrovata e ha ritrovato in sé la via che l’ha condotta all’uscita del labirinto delle sue fragilità.

Chiara Gamberale è autrice impastata di un talento eccezionale e di una profonda sensibilità che per realizzare questo piccolo gioiellino, parte dal mito di Arianna e Teseo e lo rielabora, rendendolo moderno con estrema maestria, naturalezza e plausibilità.  Il suo stile è diretto, vivo, impeccabile e sincero, costernato di pause e di immagini evocative.

La Gambarale narra non solo la storia di un amore insano che genera l’effimera illusione di una forza inesistente nata dall’idea di potersi prendere cura di qualcun altro e, perché no, di poterlo curare e salvare dalla solitudine piuttosto che salvare se stessi ma, soprattutto, narra la storia di una maternità che piuttosto che esacerbare la paura dell’abbandono, della perdita, sposta l’asse dell’universo verso un atto d’amore estremo e puro, che è quello di consegnare al figlio non solo una madre ma la persona che quella madre è davvero, indagando sul suo ruolo prima di donna e poi di madre, nella speranza che i due ruoli coincidano senza troppe rinunce.

 

“se noi, adesso che siamo solo all’inizio, non ci diciamo bugie, se facciamo lo sforzo di rimanere saldi e non permettiamo all’Uragano Figlio di portarsi via le nostre contraddizioni, le nostre impotenze, i nostri più veri oscuri desideri, se non trasformeremo i nostri figli nella scusa per perdere definitivamente il contatto con quello che davvero siamo, anche se è scomodo, soprattutto se è scomodo, io penso che quando un giorno loro ci chiederanno: (…) come mai qui nella mia testa è tutto per aria? (…), bè: almeno una risposta da noi ce l’avranno (…) e magari a loro volta, quando cresceranno, sapranno che cosa vogliono, lo sapranno chiedere, sapranno dire qui mi fa male, oppure scusa, saranno liberi di dire ti amo anch’io, non ti amo più, invece di girare per il mondo contagiando chi incontrano con la loro maledetta impossibilità di tirare fuori quello che cazzo sentono.”

Quale enorme terremoto scuote la vita di una coppia quando si diventa genitori? E quanto la maternità, in particolare, può essere difficile, se affrontata senza un compagno? Il nuovo romanzo di Chiara Gamberale, L’isola dell’abbandono, si apre in una riunione dei “geni soli”, ovvero i genitori single che si riuniscono periodicamente per condividere le proprie storie, insieme alle difficoltà, alle frustrazioni e al rancore per il compagno assente. chiara-gamberale

Se all’inizio si pensa che Franco possa essere il protagonista, si fa presto a cambiare idea: la vera protagonista è certamente Michela con suo figlio da crescere e le infinite difficoltà quotidiane della vita da genitore single, anzi, probabilmente la protagonista è Lidia, con il suo pancione al nono mese e la sua forza d’animo, invece no: la protagonista è lì presente ma la si scopre solo nel silenzio dell’attesa. Suo figlio si chiama Emanuele, ha sei mesi ma da ormai tre mesi suo papà, Damiano, dorme nel suo studio. Arianna non è più convinta di poter essere ancora la compagna di quell’uomo che è stato suo amante per nove anni e che, con la gravidanza, ha deciso di rivoluzionare la vita di entrambi.

Restare è una parola difficile, lei ha più dimestichezza con le fughe, volute o inevitabili, come nel caso della sua prima storia d’amore dalla quale è uscita dilaniata e più volte umiliata; eppure, ancora pensa a Stefano con tenerezza, giustifica con la malattia i suoi cambiamenti d’umore repentini, gli stessi che le hanno ispirato il personaggio di Pilù, un coniglietto bipolare. Sì, perché lei è una disegnatrice per bambini e il suo mondo è sempre stato legato alla regressione infantile.

Non sempre la fuga può bastare ed è stato proprio Stefano ad insegnarglielo che, come un moderno Teseo, decise di “piantarla in asso” proprio a Naxos.  Ed ecco che il passato ritorna, mito e ricordi si intrecciano: su quell’isola Arianna non è stata solo abbandonata ma ha anche ritrovato se stessa grazie ad un uomo il cui ricordo ancora la tormenta: Di, surfista torinese che si trova a Naxos per accogliere la sua eredità di ristoratore. Di è completamente diverso da Stefano ed è proprio questo a scatenare nuovi sentimenti nella protagonista, violenti come il desiderio di riscatto e di libertà.

Eppure il passato non perdona… O forse, semplicemente, siamo noi a dover perdonare i nostri errori per poter andare avanti. Chiara Gamberale con la sua ultima fatica letteraria offre nuovi spunti di riflessione sull’identità e sulla condizione della donna nella società odierna che viene messa in discussione dalla maternità: ne è un chiaro esempio Arianna, la protagonista, che ama il suo Emanuele, eppure si sente a volte prigioniera della sua enorme responsabilità. Come può recuperare se stessa, i suoi desideri, tornare a vivere anzitutto come creatura, se non guardando al passato e cercando di fare i conti con Papà Trauma e Mamma Ossessione? Era stato Di, a parlarle per la prima volta di loro e adesso che la sua vita sta cambiando e che si ripresentano alcune paure pesanti e prepotenti, Arianna sente il bisogno di tornare a Naxos, quella stessa isola dell’abbandono che nella sua vita ha sempre rappresentato veleno e antidoto.

Allora eccoci pronti a viaggiare nel tempo e nello spazio, a osservare le trasformazioni di questa donna che sa farsi ora problematica e fragile, ora vitale e fortissima per salvare chi ama. Come sempre negli scritti della Gambarale, a colpire è la veridicità dei personaggi, la profondità della loro storia e delle loro ossessioni.

Un romanzo profondo e coraggioso sull’abbandono: che è il dolore più profondo con cui tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti ma che al tempo stesso può rivelarsi una grande occasione per ritrovarci e capire finalmente chi siamo.

La realtà viene comparata al mito, in un romanzo introspettivo e indagatore delle emozioni umane.

Tutta la vita di Arianna è stata, fino a quel momento, un ingarbugliato labirinto di emozioni contrastanti. La domanda da porsi è se l’oscurità del vuoto provocata dall’abbandono è il tormento o, invece, il rifugio dietro il quale mascherare tutte le proprie paure.

Così, mentre allontana tutte le cose belle della sua vita per paura di perderle, decide finalmente di staccare da quella che la sua esistenza è diventata, staccare dal ruolo di mamma del piccolo Emanuele e partire per rincontrare Di. Di, quell’uomo dagli occhi sbilenchi, che anni prima le fece comprendere il vero significato dell’amore.

Come il filo che Arianna diede a Teseo per uscire dal labirinto, anche la nostra moderna Arianna percorre a ritroso la storia della sua vita per riprenderne in mano le redini e uscire da quel groviglio che lei stessa aveva intessuto finendo per diventarne prigioniera. Una matassa di timori e fobie ben architettate per evitare di soffrire, come se prendersi cura di una personalità più intricata della propria fosse un ottimo modo per ignorare la paura. Un romanzo indagatore dell’intimo, che porta a riflettere su temi quali l’abbandono e a scoprire come spesso siamo noi gli artefici di un destino che anziché allontanarci da quel baratro che tanto ci intimorisce ci porta proprio verso le sue fauci.

In un primo momento, Arianna si ritrova alla mercé di Stefano e della sua psicopatica esistenza, della sua realtà parallela, dei suoi disturbi che spesso, ciclicamente, la umiliano. Contro tutti e tutto, soprattutto difendendolo a spada tratta dal coro di disapprovazione dei suoi cari, che continuano a benedire gli abbandoni che Arianna subisce, sperando che siano viaggi di sola andata, lei si rifugia nel dolore che tutto questo le provoca, cullandosi sicura tra il caldo seno di “Mamma Ossessione”.

Ma chi è davvero Arianna, la protagonista de “L’isola dell’abbandono”?

Arianna ha molte sfaccettature, è una madre, una compagna di vita, un’amante, un’artista ma la connotazione di questo personaggio, intorno al quale ruotano come satelliti intorno al sole le altre identità presenti nell’opera, passa essenzialmente attraverso un altro quesito: “Quanto è grande il male esistenziale nella società moderna?”.

Arianna è una madre single, o almeno così vuole considerarsi perché in realtà, vicino a lei c’è Damiano, il papà di Emanuele, con il quale da nove anni vive una storia fatta di voli e di atterraggi, di bisogni confusi con aspirazioni.

Una storia che, con l’arrivo di questo bambino, ma non a causa sua, sembra, improvvisamente, perdere, per Arianna, il suo parametro più importante: la fiducia.

Arianna ha tanto bisogno d’amore, ne ha sempre avuto bisogno, da quando era innamorata di Stefano, un architetto che con la sua bipolarità la teneva legata a sé , rendendola la sua crocerossina personale. L’inaffidabilità di quell’uomo aveva trasformato la loro vita in una continua lotta contro i demoni che popolavano la mente di lui e che interagivano in modo crudele anche con quella di lei.

 “Non sono ancora incazzata. Anzi non lo sono mai stata. Morta, quello sì. Sono un po’ morta quando mi hai lasciata.”

Il destino mette sulla strada di Arianna, Di un giovane surfista che sta ridando vita al vecchio ristorante del nonno defunto.

Di, come Arianna, ha vissuto rapporti complicati con i genitori, ha accettato di essere figlio di “Papà Trauma” e “Mamma Ossessione”, i due mali stritolanti della nostra società, imparando a trasformarli in preziosi alleati, a differenza di lei che vive perennemente nel meccanismo perverso della paura che possano accadere eventi dolorosi, da affrontare tutto con pathos e sofferenza.

“Allora i pensieri mi cominciano a montare velocissimi, diventano una massa senza forma, finché non ne rimane nessuno, rimane solo una certezza: il vuoto da un momento all’altro, magari adesso, potrebbe riprendersi quello che è suo, è sempre stato suo, che si è solo limitato a prestarmi”.

Quando i destini di Arianna e Di si dividono, l’isola diventa ancora una volta “l’isola dell’abbandono”, lasciando entrambi dinnanzi alle reciproche verità.

Sarà solo la maternità a riaccendere nella protagonista il desiderio di ritornare a Naxos, a ripercorrere i sentieri dove ha sofferto ed è stata felice, dove è morta ed è rinata.

In quell’isola Arianna si riapproprierà del “filo di mitologica reminiscenza” e si misurerà con quello che la vita le ha dato e quello che le ha tolto; quella luce “gloriosa” che risplende nel cielo di Naxos illuminerà il suo viaggio alla ricerca del perché abbia sempre preferito rinunciare piuttosto che rilanciare, nel gioco della vita.

Difficoltà di accettazione della maternità, sudditanza psicologica delle donne rispetto agli uomini, paura della solitudine, bisogno di evasione, disturbi della psiche sono solo alcuni dei tanti temi che questo romanzo affronta ma se dovessi in qualche modo dargli una definizione, mi esprimerei affermando che l’ultimo libro della Gambarale non è altro che un meraviglioso inno all’amore e alla vita, in tutte le sue sfaccettature.

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“CHE COSA SIGNIFICA AMARE? SIGNIFICA ESSERCI”

La complessità della vita, l’intreccio dei sentimenti che la percorrono, lo scorrere del tempo e gli accadimenti che in essa prendono forma, sono elementi non facili da descrivere e da raccontare. Sono davvero un articolato mosaico in cui ognuno di noi può riconoscersi o nel quale può perdersi. Sta tutto nella profondità dei sentimenti e delle situazioni; una profondità che Chiara Gamberale affronta con una maestria e con una potenza straordinaria.

 “Ma se sapessimo di cosa abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore”.

Una riflessione dalla quale nessuno può sentirsi escluso.

 “L’isola dell’abbandono” è un romanzo che sorprende per la sua modernità e contemporaneità che sembra quasi riguardare noi tutti da vicino ma che si confronta costantemente con il mito classico, grazie ai personaggi, al loro essere, alle loro azioni e all’isola protagonista della narrazione.

Chiara Gamberale, con “L’isola dell’abbandono” tocca le emozioni più delicate dell’animo umano: fa emozionare, riflettere, anche piangere ma soprattutto tocca nel profondo, in una profondità con cui è possibile fare i conti solo attraverso la maturità raggiunta con la sofferenza.

Stile: 9/10

Contenuto: 9/10

Piacevolezza: 9/10

Voto complessivo: 9/10.

Buona Lettura!

Consu

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